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Sample records for alcune riflessioni sullitinerario

  1. Riflessioni in astronomia matematica

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Meeus, Jean

    2004-08-01

    After a review of his studies concerning special and rare phenomena, the author analyses the correlation between the brightness of the eclipsed Moon in the Danjon's scale and the solar cycle. Nearly half of the values in Danjon's and de Vaucouleurs's original plots are unreliable because they concern partial eclipses. If one plots reliable values obtained in 1960-1996, no correlation is apparent between the Danjon scale and the solar cycle.

  2. Attitudine Linguistica e Memoria. Alcune Considerazioni sul MLAT. (Modern Language Aptitude Test). (Linguistic Aptitude and Memory. Some Considerations on the MLAT).

    ERIC Educational Resources Information Center

    Sorace, Antonella

    1982-01-01

    Examines the Modern Language Aptitude Test and identifies as the lowest common denominator in three of its four parts an individual's short-term Memory capability. Concludes that this test cannot indicate an individual's linguistic aptitude because it does not take into consideration the role of two key aspects of language learning: long-term…

  3. Posizione dell'aggettivo nel nominale: Alcune recenti analisi (The Position of the Adjective in the Noun Phrase: Some Recent Analyses).

    ERIC Educational Resources Information Center

    Francesconi, Consuelo

    1979-01-01

    Discusses recent analyses of the adjective in Italian and stresses the importance of the position of the Italian adjective for second language learners of Italian and for Italians learning foreign languages. (CFM)

  4. Riflessioni e Proposte sulle Unita' di Analisi per l'Analisi del Discorso (Didattico) (Reflections and Suggestions Concerning the Units of Analysis for Discourse Analysis).

    ERIC Educational Resources Information Center

    Landolfi, Liliana

    1995-01-01

    After reviewing units of discourse analysis generally used by sociolinguists, this article reports on a study conducted in university English-as-a-Second-Language classes in Los Angeles to show differences between interactions in and outside of class and proposes a broader frame of analysis to include both the turn and the exchange systems. (CFM)

  5. Random Packing and Random Covering Sequences.

    DTIC Science & Technology

    1988-03-24

    obtained by appeain~g to a result due to Marsaglia [39, and de Finetti [8]. Their result states that if (XI. X2 .. X,) is a random point on the simplex {X E...to sequeil~ coverage problems. J. App). Prob. 11. 281-293. [81 de Finetti . B. (1964). Alcune ossevazioni in tema de "suddivisione casuale." Giornale I

  6. Set Convergences In Nonlinear Analysis and Optimization (Abstracts) (Convergences en Analyse Multivoque et Unilaterale (Resumes de Conferences),

    DTIC Science & Technology

    1992-06-01

    1996. [De G1IE. De Giorgi,Sulla convergenza di alcune successioni di integrali del tipo dell’area. Rendiconti di Matemnatica 4, 8, 277-294, 1975. xvi...un tipo di continuita dell’ operatore subdifferenziale, Boll. U.M.I 11. 107-124, 1975. [Mc] L. Mclinden, Successive approximation and linear stability...via markets . Typically one wants to understand (or predict) equilibrium demand and supply of these agents. The dominating paradigm is then constrained

  7. The prognostic value of sentinel lymph node micrometastases in patients with invasive breast carcinoma.

    PubMed

    Cipolla, Calogero; Graceffa, Giuseppa; La Mendola, Roberta; Fricano, Salvatore; Fricano, Martina; Vieni, Salvatore

    2015-01-01

    Il significato prognostico delle micrometastasi nel linfonodo sentinella nelle pazienti affette da carcinoma della mammella è ancora ampiamente dibattuto. Anche se, in assenza di univoche linee guida, nella pratica clinica la linfadenectomia ascellare in queste pazienti non viene più eseguita di routine. Abbiamo condotto uno studio retrospettivo su 746 patienti affette da carcinoma invasivo della mammella con linfonodi ascellari negativi, sottoposte a chirurgia conservativa o a mastectomia totale con biopsia del linfonodo sentinella. Le pazienti in cui è stata diagnostica la presenza di micrometastasi del linfonodo sentinella sono state considerate in due diversi gruppi. In un primo gruppo, trattato con linfadenectomia ascellare totale è stata valutata l’incidenza di metastasi a carico dei rimanenti linfonodi ascellari. Un secondo gruppo non ha ricevuto alcun trattamento aggiuntivo dell’ascella e le pazienti sono state seguite con controlli periodici clinico strumentali. In entrambi i gruppi è stata valutata l’incidenza di eventuali recidive ascellari. All’esame istologico estemporaneo ed al successivo esame istologico definitivo del linfonodo sentinella, in 51 pazienti (6,83%) sono state evidenziate micrometastasi, in 8 pazienti (1,07%) erano presenti cellule tumorali isolate. Quindici di queste pazienti sono state sottoposte a linfadenectomia ascellare totale. Solo in 2 casi (13,33%) sono state ritrovate metastasi a carico dei rimanenti linfonodi ascellari. Quarantaquattro pazienti non hanno ricevuto alcun trattamento aggiuntivo dell’ascella. In queste pazienti nessuna recidiva ascellare è stata registrata durante un follow-up medio di 65,3±9,65 mesi (range 42-78 mesi). Sulla base dei risultati ottenuti in questo studio ed in linea con alcuni recenti trials randomizzati si ci sentiamo di concludere che la linfadenectomia ascellare può essere evitata nei casi con micrometastasi nel linfonodo sentinella. Una sua eventuale indicazione può essere

  8. A panchromatic view of the evolution of Supermassive Black Holes

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Lusso, E.; Brusa, M.; Comastri, A.; Vignali, C.; Gilli, R.

    2008-10-01

    Verranno presentati i risultati preliminari di uno studio sistematico delle distribuzioni di energia spettrale (SED) di un campione statisticamente significativo di alcune centinaia di AGN (sia di tipo 1 che di tipo 2) selezionati dalla survey XMM-COSMOS. La vasta mole di dati disponibili sull'intero spettro elettromagnetico permette di calcolare le SED medie per diversi intervalli di redshift e luminosita'. Una stima affidabile della SED e' di fondamentale importanza per il calcolo della luminosita' bolometrica e quindi per lo studio della fisica dei processi di accrescimento su SMBH, per la loro evoluzione con il tempo cosmico.

  9. Melena as presentation of primary small intestine inflammatory myofibroblastic tumor in an adult woman. A case report.

    PubMed

    Alloni, Rossana; Ancona, Gianluca; Gallo, Ida; Crescenzi, Anna; Coppola, Roberto

    2015-07-29

    È il caso di una paziente di 32 anni affetta da Miofibroblastoma non noto, trasferita da altra struttura sanitaria presso il nostro reparto perché affetta da melena da fonte non determinata. All’anamnesi risultava un precedente ricovero in altro Pronto Soccorso per un quadro clinico caratterizzato da dispnea, cefalea, tachicardia e astenia profonda., oltre a profonda anemia (Hg 5.8 g/dl). La gastroscopia non aveva evidenziato alcun motivo di sanguinamento e l’ecografia addomino-pelvica era risultata negativa. Dopo ripetute emotrasfusioni la tentata rettosigmoidoscopia era stata interrotto per intolleranza della paziente. Una volta stabilizzata si era proceduto al trasferimento presso la nostra struttura, e qui alla Risonanza Magnetica dell’addome veniva evidenziato, un ispessimento parietale esteso per 8 cm a del digiuno medio distale, in corrispondenza del fianco destro, antero – lateralmente al duodeno, ed adiacente ad esso una formazione ipervascolare solida di 20 mm. In prima ipotesi poteva trattarsi di un tratto invaginato del piccolo intestino con all’apice una lesione parietale solida, verosimile causa del sanguinamento. Persistendo il quadro anemico e avendo localizzato una lesione sospetta, la paziente è stata sottoposta ad intervento chirurgico, che portava alla conferma dell’esistenza di una lesione nodulare parietale del piccolo intestino, per cui si procedeva ad una sua resezione segmentaria comprendente la suddetta massa, sottoponendo il pezzo operatorio ad esame istologico definitivo. L’anatomo-patologo formulava la diagnosi isto-immunologica di pseudotumore infiammatorio (c.d. Tumore miofibroblastico infiammatorio) responsabile di invaginazione digiuno-digiunale. I margini di resezione risultavano indenni. Dimessa dopo un decorso postoperatorio senza complicanze, al follow-up di 6 mesi non si è ripresentato alcun sintomo di nuovo sanguinamento. Il sanguinamento della neoformazione responsabile della melena da fonte ignota era

  10. A comparative analysis between laparoscopy and open colectomy: assessment of perioperative and oncological outcomes.

    PubMed

    Farinetti, Alberto; Bonetti, Luca Reggiani; Migaldi, Mario; Mattioli, Anna Vittoria; Pennella, Sonia; Muratori, Simone; Rossi, Aldo

    2015-01-01

    Il presente studio raffronta due gruppi di pazienti affetti da adenocarcinoma dolo-rettale, sottoposti rispettivamente a colectomia con tecnica open e a videolaparoscopia, mettendone in luce benefici e svantaggi. Si tratta di un’analisi retrospettiva: dal gennaio 2003 e il dicembre 2006 sono stati reclutati 54 pazienti; di questi 26 operati in laparotomia e 28 in laparoscopia. Per la chirurgia laparotomica la durata media dell’intervento è stata di 177.9 minuti (tempo chirurgico) e di 280.4 minuti (tempo di sala operatoria con un minimo di 110 ed un massimo di 360 minuti, con significative differenze in rapporto al tipo di chirurgia effettuata e la storia clinica del paziente. Per la chirurgia laparoscopica la durata media è stata di 293 minuti (range 135-520), con significative differenze dipendenti dalla porzione di intestino asportata. Il raffronto delle due tecniche chirurgiche, laparotomica versus lapsroscopica, ha rivelato alcune differenze. La durata della resezione è stata maggiore per la laparoscopia se confrontata con la tecnica tradizionale. Entrambi gli approcci rappresentano tecniche convenienti, sicure ed oncologicamente corrette. La laparoscopia mostra maggiori vantaggi in termini di controllo del dolore, assenza di estese cicatrici, riscontro di laparoceli e di degenza post operatoria comparata con la tecnica laparotomica.

  11. [Funzioni esecutive metacognitive ed emozionali/motivazionali nel disturbo dello spettro dell'autismo e nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività: risultati preliminari].

    PubMed

    Panerai, Simonetta; Tasca, Domenica; Ferri, Raffaele; Catania, Valentina; Genitori D'Arrigo, Valentina; Di Giorgio, Rosa; Zingale, Marinella; Trubia, Grazia; Torrisi, Anna; Elia, Maurizio

    2016-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. I deficit delle funzioni esecutive (FE) sono frequentemente osservati nei disturbi dello spettro dell'autismo (ASD) e nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD). Lo scopo di questo studio è quello di valutare e confrontare le funzioni esecutive metacognitive ed emozionali/motivazionali di bambini con ASD e ADHD, sia fra di loro che con un gruppo di controllo. Metodi. Il campione è costituito da un totale di 58 soggetti, di cui 17 con ASD senza disabilità intellettiva, 18 con ADHD-manifestazione combinata e 23 con sviluppo tipico, abbinati per genere, età cronologica e livello intellettivo. Le valutazioni hanno riguardato alcune aree del funzionamento esecutivo, nello specifico pianificazione, flessibilità mentale, generatività e inibizione della risposta, che rappresentano sia le funzioni esecutive metacognitive sia quelle emozionali/motivazionali. Risultati. I risultati hanno rilevato un'ampia sovrapposizione delle disfunzioni esecutive nei due gruppi clinici con ASD e ADHD, e non sono stati indicativi della presenza di due profili realmente distinti del funzionamento esecutivo. Tuttavia, nell'ADHD è stato trovato un deficit più severo nell'inibizione della risposta prepotente (funzione emozionale/motivazionale). Conclusioni. I risultati del nostro studio sono parzialmente in accordo con quelli della letteratura. Ulteriori ricerche con gruppi più numerosi potranno chiarire più approfonditamente quali punti di forza e debolezza, nell'ampio spettro delle funzioni esecutive, differenzino fra loro le prestazioni di persone con ASD e ADHD.

  12. Technical and social challenges of laparoscopic appendectomy performed in a rural setting.

    PubMed

    Kucuk, Gultekin Ozan

    2015-01-01

    Lo studio illustra i dettagli tecnici e sociali delle difficoltà da affrontare nell’adozione dell’appendicectomia laparoscopica in un ospedale periferico in ambiente rurale, e suggerisce le soluzioni, includendo la casistica nell’intervallo tra aprile 2009 e dicembre 2010, di cui sono analizzati le caratteristiche demografiche, i reperti operatori ed i risultati. La casistica si riferisce a 51 pazienti (28 uomini e 23 donne) sottoposti ad appendicectomia laparoscopica, di età media di 23 anni (tra 13 e 74 anni). In media l’intervento ha richiesto 45 minuti (tra 20 e 75 minuti). La base appendicolare è stata trattata con endoloop in 4 casi (7,8%) o per nodo intracorporeo in 46 casi (90,2%); in un caso la base è stata suturata. In 20 casi (39,2%) si sono dovute fronteggiare difficoltà tecniche, ed in un paziente (2%) si è fatto ricorso alla conversione al trattamento laparotomico. La degenza postoperatoria è stata di 2.4 ± 0.8 giorni, ed in un paziente (2%) si è sviluppato un ascesso intra-addominale. In conclusione la appendicectomia laparoscopica può essere adottata con sicurezza in ambiente rurale, anche se si tratta di casi complicati. Si discutono alcune difficoltà tecniche e sociali da affrontare, e le soluzioni adottate.

  13. Introduzione Nuove tecnologie in urologia.

    PubMed

    Bianchi, Giampaolo

    2011-03-30

    Negli ultimi anni sono state introdotte in urologia nuove tecniche chirurgiche alcune già applicabili nella pratica clinica, altre ancora in corso di sperimentazione. Quella che ha trovato attualmente applicazione è la LESS (Laparo Endoscopic Single-site Surgery); essa riguarda tutte le metodiche che utilizzano una sola porta (multiaccesso) per eseguire interventi laparoscopici. I vantaggi apparenti di questa metodica rispetto alla laparoscopia tradizionale sono soltanto un dimostrato miglior risultato estetico. Mancano studi prospettici randomizzati. NOTES (Natural Orifices Transluminal Endoscopic Surgery) È una metodica ancor più nuova che sfrutta gli orifizi naturali (bocca, retto, vagina, vescica per accedere alla cavità addominale. Rispetto alla LESS questa tecnica utilizza prevalentemente i gastroscopi e lo strumentario dei gastoenterologi per eseguire interventi demolitivi. In urologia l'impiego di questa metodica è puramente sperimentale, comunque piccoli passi sono stati fatti nel migliorare lo strumentario. I chirurghi stanno consolidando questa metodica sull'uomo riguardo alla colecistectomia, ma i risultati sono scarsi, discordanti sulla via d'accesso e limitati a case reports. Oggi i risultati più incoraggianti li ha descritti Estevao Lima, un ingegnoso portoghese che utilizzando una tecnica NOTES di terza generazione (accesso combinato trans-vescicale e trans-gastrico) è riuscito ad eseguire una serie di nefrectomie sul maiale. Tanto si sa e si è speculato riguardo al robot da Vinci®, che oggi la prostatectomia senza di lui non è più competitiva. Moltissimi sono i centri che lo hanno, molti quelli che lo usano, tanti quelli che hanno risultati migliori rispetto alla tecnica laparoscopica classica. Ancora ad oggi però non esistono studi prospettici randomizzati che dimostrino la sua superiorità; inoltre una spina nel fianco sono i costi. Un ulteriore sviluppo futuro di da Vinci® forse potrebbe vedersi nell'assistere le nuove tecniche

  14. [Mortality from respiratory diseases in the provinces of Apulia Region (Southern Italy) from 1933 to 2010].

    PubMed

    Montinari, Maria Rosa; Gianicolo, Emilio Antonio Luca; Vigotti, Maria Angela

    2016-01-01

    OBIETTIVI: valutare l'andamento temporale della mortalità per patologie respiratorie nelle province pugliesi utilizzando dati omogenei per fonte e metodologia di calcolo. DISEGNO: analisi ecologica storica degli andamenti temporali di mortalità per tumori e patologie dell'apparato respiratorio nelle province pugliesi, in Puglia e nelle ripartizioni geografiche italiane dal 1933 al 2010. SETTING E PARTECIPANTI: i dati di mortalità e le popolazioni residenti sono di fonte Istat. Sono state esaminate tutte le cause di decesso, il tumore della laringe, il tumore del polmone, l'insieme dei tumori respiratori, la bronchite, la polmonite e la broncopolmonite considerate congiuntamente, e l'insieme delle patologie respiratorie. Le analisi sono disaggregate per sesso dal 1969. PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME: rapporti standardizzati di mortalità (SMR%) in riferimento all'Italia, con intervalli di confidenza al 95%, e tassi di mortalità standardizzati col metodo diretto (TSD ) in riferimento alla popolazione standard europea. RISULTATI: dal 1933 al 2010, i TSD per tumori respiratori e per bronchiti diminuiscono in tutte le aree analizzate. Tuttavia, nelle province di Taranto, Brindisi e Lecce, l'SMR% per tumori respiratori, inferiore al riferimento nazionale fino agli anni Sessanta, si allinea (a Brindisi) e supera (a Lecce e Taranto) il riferimento negli anni successivi. Nelle province di Foggia e Bari il numero dei decessi per tumore del polmone è costantemente inferiore all'atteso. CONCLUSIONI: la ricostruzione storica e l'analisi dei trend temporali di mortalità dal 1933 al 2010 mostrano alcune criticità sanitarie in periodi specifici. L'elaborazione dei dati di mortalità per un arco temporale di circa 80 anni ha messo in evidenza la maggiore rilevanza di queste criticità con l'avvio dello sviluppo industriale.

  15. Laparoscopic adrenalectomy in a case of congenital duplication of the inferior vena cava. Case report.

    PubMed

    Pisano, Giuseppe; Calò, Pietro Giorgio; Piras, Stefano; Pisano, Umberto; Nicolosi, Angelo

    2013-07-25

    L’eventualità di un’emorragia intraoperatoria è la complicanza più temuta nel corso di una surrenectomia laparoscopica. Tale rischio diventa ancora più importante nel caso in cui siano presenti anomalie anatomiche rappresentate da duplicità della Vena Cava Inferiore (VCI) e da anomali confluenze delle vene surrenali. Tale riscontro, osservato nel caso descritto, ha fornito lo spunto per uno studio sull’incidenza di dette anomalie e sulle metodiche utili a prevenire la complicanza emorragica. Una donna di 39 anni è giunta alla nostra osservazione a causa di una neoformazione non funzionante del surrene destro andata incontro ad un lento ma progressivo accrescimento volumetrico. Tale neoformazione era stata riconosciuta a distanza di tempo nel corso di controlli clinici e strumentali praticati per una Poliposi Familiare del Colon, sottoposta in altra sede a Proctocolectomia Restorativa circa 8 anni prima. Già in quell’epoca era stata documentata una duplicità congenita della VCI associata ad altre anomalie vascolari e viscerali. Nel corso della surrenectomia laparoscopica, dopo aver clippato e sezionato la vena surrenalica alla sua confluenza cavale, è stata riconosciuta una seconda vena con sbocco nella vena renale destra; anch’essa trattata in modo analogo e con esito favorevole. La presenza di una duplice VCI, pur essendo un reperto piuttosto raro, è divenuta di più frequente riscontro con la diffusione di tecniche di diagnostica per immagini sempre più elaborate, in particolare l’AngioTC. La presenza di tali anomalie può rendere problematiche alcune manovre di radiologia interventistica quali il posizionamento di un filtro cavale o il cateterismo selettivo di una vena surrenalica. È però in ambito chirurgico che la duplicità della VCI può causare i maggiori inconvenienti, rappresentati da un possibile danno vascolare. La maggior parte degli Autori ritiene in proposito indispensabile un valido studio per immagini preoperatorio quale

  16. A literature review on self-care of chronic illness: definition, assessment and related outcomes.

    PubMed

    Ausili, Davide; Masotto, Matteo; Dall'Ora, Chiara; Salvini, Lorena; Di Mauro, Stefania

    2014-01-01

    INTRODUZIONE. L’assistenza alle persone con malattie croniche rappresenta una sfida per il benessere della popolazione e per la futura sostenibilità dei sistemi sanitari. La promozione del self-care è considerata un aspetto chiave dell’assistenza ai malati cronici. Lo scopo di questa revisione della letteratura è stato quello di esplorare: come il self-care nelle malattie croniche è stato definito dal punto di vista teorico; come il self-care può essere valutato nella pratica clinica e nella ricerca; quali associazioni esistono tra il livello di self-care e i risultati di salute dei pazienti con malattie croniche. RISULTATI. In letteratura si è riscontrata un’ampia gamma di definizioni e terminologie connesse con il self-care nelle malattie croniche. Sebbene nei diversi approcci siano stati identificati alcuni elementi comuni utili a spiegare il concetto di self-care, le variabili fisiche, cognitive, emotive e socioculturali sottese al self-care nelle malattie croniche risultano controverse e scarsamente definite. Un crescente numero di studi ha sviluppato o impiegato strumenti di valutazione del self-care validi ed affidabili per una specifica malattia cronica; tuttavia molti autori riportano la mancanza di utilizzo di strumenti di valutazione nella pratica clinica standard. Un numero limitato di studi ha mostrato delle correlazioni significative tra il self-care nelle malattie croniche e alcune misure di risultato come lo stato generale di salute, la qualità di vita e i costi dell’assistenza sanitaria. CONCLUSIONI. Favorire lo sviluppo del self-care è riconosciuto come un aspetto cruciale dell’assistenza ai malati cronici. Un’analisi più approfondita delle variabili e dei processi che influenzano il self-care potrebbe contribuire ad una più completa descrizione di questo fenomeno. La valutazione sistematica del self-care nella pratica clinica dei professionisti sanitari è fortemente raccomandata. Lo sviluppo di strumenti generali e non

  17. [Assessment of a project for integrated management of care given to patients with type-2 diabetes in the Local Health Authority 21 of Legnago (Veneto Region, Northern Italy) in the period 2010-2012].

    PubMed

    Marcon, Alessandro; Vaona, Alberto; Rigon, Giulio; Carazzolo, Marco; Del Zotti, Franco; Girotto, Sandro; Marafetti, Claudio

    2016-01-01

    OBIETTIVI: descrivere, nella ASL 21 di Legnago (VR), l'andamento di alcuni indicatori sanitari tra il 2009, anno precedente all'avvio di un progetto triennale per la gestione integrata dell'assistenza al paziente con diabete mellito di tipo 2, e il 2012, ultimo anno del progetto. DISEGNO: studio longitudinale trasversale ripetuto. SETTING E PARTECIPANTI: tutti i pazienti diabetici di tipo 2 della ASL 21, identificati nei database aziendali (in base a esenzioni per patologia, accessi al servizio diabetologico, consumo di farmaci antidiabetici e strisce per la determinazione della glicemia) e nelle cartelle cliniche dei medici di famiglia. PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME: numero di test diagnostici e di follow-up erogati, consumo di farmaci, prestazioni specialistiche, accessi al pronto soccorso, ricoveri e mortalità. RISULTATI: nonostante un calo generalizzato (-3,1%) nei test erogati dalla ASL 21 ai suoi assistititi nel periodo 2009-2012, l'analisi ha documentato un marcato aumento per gli esami previsti nella gestione del diabete, quali curve da carico glicemico (+104,3%), emoglobina glicata (+19,0%) e microalbuminuria (+296,1%). I soggetti identificati come diabetici sono aumentati da 8.084 nel 2009 (5,2%) a 9.221 nel 2012 (5,9%). Sono stati osservati aumenti nella prevalenza di pazienti visitati presso un servizio diabetologico (dal 22,6% al 39,0%), nonché negli utilizzatori di metformina (dal 28,0% al 37,5%), insuline (dal 13,5% al 18,3%) e incretine (dall'1,4% al 9,0%). Il consumo di sulfaniluree è, invece, calato (dal 49,9% al 40,8%), come anche l'erogazione di alcune prestazioni specialistiche, gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri, mentre il tasso di mortalità è rimasto stabile (29,6 decessi x1.000/anno). CONCLUSIONE: durante il periodo di implementazione del progetto sembra essersi verificato un aumento della sensibilità diagnostica e una maggiore presa in carico del paziente diabetico. Anche se la natura osservazionale dello studio non consente

  18. Ambienti Circumstellari ed Interstellari di Supernovae di vario Tipo ed Applicazioni Astrofisiche

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Boffi, Francesca R.

    Nella presente tesi vengono studiati gli ambienti circumstellari ed interstellari di supernovae (anche SNe; singolare SN) di vario tipo. In particolare si descrivono alcune applicazioni astrofisiche, relative a questi ambienti, che permettono di desumere informazioni sui sistemi stellari progenitori delle supernovae o di determinare le distanze a tali oggetti. L' emissione radio da supernovae, prodotta nell' ambiente circumstellare ad opera dell'interazione idrodinamica del gas di SN con l' ambiente circostante, puo' essere impiegata come mezzo di indagine del sistema di pre-supernova. In particolare si e' introdotta l'idea che tale emissione possa essere impiegata nel caso delle SNe di tipo Ia come test dei sistemi progenitori di tipo simbiotico. Il test e' stato effettuato sulla SN 1986G, per la quale avevamo ottenuto limiti superiori a lunghezze d'onda radio. Nel caso che un sistema simbiotico sia responsabile di una SN Ia, l'interazione tra l' ejecta e una shell circumstellare origina, in un'epoca molto prossima al massimo di luce, un'emissione radio rivelabile con strumenti tipo Very Large Array. Inoltre l'emissione radio fornisce informazioni circa gli stadi di pre-supernova nel caso di altri tipi di supernova. In questo lavoro di tesi vengono presentati i risultati ottenuti nel caso delle SNe di tipo II 1984E e 1986E. Queste due SNe non mostrano emissione radio: la prima, in prossimita del massimo ottico, stava interagendo con una shell circumstellare prodotta da un episodio di perdita di massa di breve durata in fase di pre-supernova; la seconda, invece e' la prima SN ``vecchia'' ad essere rivelata nell' ottico ma non nel radio (l' oggetto non ha ancora iniziato la fase di supernova remnant ed emette radiazione ottica prodotta ancora per interazione circumstellare). In ambiente circum-interstellare, gli echi di luce, prodotti dallo scattering della luce della supernova ad opera della polvere presente, possono essere utilizzati per determinare le distanze

  19. Post-ERCP pancreatitis. A single center experience and an update on prevention strategies.

    PubMed

    D'Arpa, Francesco; Tutino, Roberta; Battaglia, Emanuele Onofrio; Orlando, Giuseppina; Salamone, Giuseppe; Licari, Leo; Gulotta, Gaspare

    2015-01-01

    La pancreatite rimane ad oggi la maggiore complicanza dell’ERCP nonostante numerose misure tese alla sua prevenzione siano state proposte negli anni. La sua incidenza è del 3.5% e raggiunge in alcune serie di casi anche il 25%; solitamente è lieve-moderata nel 90%. La stratificazione dei pazienti in base al grado di rischio è necessaria per destinare i casi più complessi a centri di terzo livello presenti nel territorio; per far questo, un’analisi dei possibili fattori di rischio è stata originariamente proposta da Freeman ed è poi stata modificata dall’ESGE sulla base dei contributi dei singoli centri, con importanti modifiche. Il presente studio analizza l’incidenza di pancreatite post- ERCP in un centro di terzo livello analizzando, sulla scorta dei fattori di rischio proposti, l’aderenza dei dati. Negli anni 2012-2013, 492 pazienti sono stati sottoposti ad ERCP da due esperti endoscopisti. Secondo le classificazioni di Freeman e Cotton sono state osservate 14 PEP (2.8%), di cui 6 lievi, 4 moderate e 4 severe. È stata condotta un’analisi multivariata che ha evidenziato come fattori di rischio l’elevato numero di tentativi di incannulamento della via biliare e l’iniezione di mezzo di contrasto nel dotto pancreatico; sono risultati fattori protettivi l’early pre-cut e il fallimento della procedura con la sua interruzione. Nella discussione sono state inoltre brevemente analizzate le varie misure profilattiche, quali il posizionamento di protesi pancreatiche e l’utilizzo dei FANS. È interessante notare come i nostri risultati rafforzino gli ultimi orientamenti nel management dell’ERCP, circa l’utilizzo della tecnica di incannulamento filo-guidato e del pre-cut; questi infatti riducono il numero di tentativi di incannulamento ed il conseguente trauma alla papilla promuovendo un incannulamento biliare selettivo e prevenendo l’iniezione di mezzo di contrasto nel dotto pancreatico. Nonostante la pancreatite sia un

  20. Il ruolo svolto dall’attività lavorativa sull’ipertensione arteriosa

    PubMed Central

    Barbini, N.; Gorini, G.; Ferrucci, L.; Biggeri, A.

    2009-01-01

    professionali (esposizione a determinati rischi o vincoli); 2. sugli stili di vita e la salute percepita secondo il Nottingham Health Profile; 3. sulle condizioni oggettive di salute. Per il presente lavoro saranno considerati solo alcuni parametri utili all’approfondimento epidemiologico nel settore cardiocircolatorio. Essi riguarderanno: 1) le condizioni di lavoro, 2) la valutazione soggettiva del lavoro, 3) costrizioni specifiche del lavoro vissute come più gravose con l’avanzare dell’età. Relativamente all’ipertensione, sono stati considerati ipertesi i soggetti che presentavano una PAS ≥160 mm/Hg e/o una PAD ≥90 mm/Hg nonché coloro in cura antipertensiva. Risultati I risultati si riferiscono a 1104 lavoratori, di cui 76% uomini e 24% donne. La prevalenza di ipertensione si è dimostrata più elevata nei maschi (33% Vs 22%). Le stime del rischio hanno evidenziato una associazione statisticamente significativa con alcuni fattori lavorativi come mantenere posture difficili (O.R. 1.71), lavorare in presenza di calore (O.R. 1.43), a contatto con agenti chimici (O.R, 1.31). stare a lungo seduti (O.R. 1.48), fare più cose contemporaneamente (O.R. 1.41), essere interrotti nel proprio lavoro (O.R. 1,35). non poter distogilere gli occhi dal lavoro (O.R.1.61). Conclusioni Noi abbiamo osservato che alcune caratteristiche fisiche del lavoro, ma soprattutto quelle di tipo organizzativo sono fortemente associate all’ipertensione arteriosa. Un elemento importante è sembrata la valutazione soggettiva del valore che i lavoratori danno del proprio lavoro: tale elemento è fortemente connesso con I’organizzazione del lavoro, pertanto è un possibile target di prevenzione (fattore di rischio modificabile). PMID:17886759

  1. Gypsum karst in Italy: a review

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    De Waele, Jo; Chiarini, Veronica; Columbu, Andrea; D'Angeli, Ilenia M.; Madonia, Giuliana; Parise, Mario; Piccini, Leonardo; Vattano, Marco; Vigna, Bartolomeo; Zini, Luca; Forti, Paolo

    2016-04-01

    . Forti P., Lucci P. (Eds.) (2010) - Il Progetto Stella-Basino. Studio multidisciplinare di un sistema carsico nella Vena del Gesso Romagnola. Memorie Ist. It. Spel. II(14), 260 p. Lucci P., Piastra S. (Eds.) (2015), I Gessi di Brisighella e Rontana: studio multidisciplinare di un'area carsica nella Vena del Gesso Romagnola. Memorie Ist. It. Spel. II(28), 751 p. Madonia G., Forti P. (2003) - Le aree carsiche gessose d'Italia. Memorie Ist. It. Spel. II(14), 285 p. Madonia G., Vattano M. (2011) - New knowledge on the Monte Conca gypsum karst system (central-western Sicily, Italy). Acta Carsologica, 40, (1), pp. 53-64. Marinelli O. (1917) - Fenomeni carsici nelle regioni gessose d'Italia. Mem. Geografiche di Giotto Dainelli, 34, pp. 263-416, suppl. to Riv. Geografica It Tedeschi L. et al. (2015) - Comportamento idrogeologico di alcune risorgenti carsiche nei gessi dell'Emilia-Romagna. Memorie Ist. It. Spel. II(29), pp. 399-404. Vigna B. et al. (2010) - Evolution of karst in Messinian gypsum (Monferrato, Northern Italy). Geodinamica Acta, 23(1-3), pp. 29-40. Zini L. et al. (2015) - a multidisciplinary approach in sinkhole analysis: the Quinis village case study (NE-Italy). Engineering Geology, 197, pp.132-144.

  2. Polypoid anal melanoma. A case report and review of the literature.

    PubMed

    Tutino, Roberta; Clerico, Giuseppe; Luc, Alberto Realis; Gallo, Gaetano; Trompetto, Mario

    2016-11-12

    Il melanoma ano-rettale è una patologia rara, rappresentando l’1% dei tumori anali e lo 0.4-1.6% dei melanomi. I suoi sintomi sono simili a quelli delle più comuni malattie benigne della regione anorettale, portando spesso a diagnosi in stadi avanzati, in particolare se la sede del tumore è a livello del canale anale. In ogni caso la prognosi del melanoma anorettale rimane severa con una sopravvivenza a 5 anni che non supera il 22% negli stadi più precoci. La letteratura presenta saltuarie serie monocentriche ed alcuni case report e a tutt’oggi non vi sono linee-guida per il suo management. La classificazione più usata divide la malattia in tre stadi a seconda del coinvolgimento o meno dei linfonodi regionali e della presenza di metastasi a distanza. Un’analisi di popolazione ha mostrato una sopravvivenza a 5 anni del 17%, 18% e 5% rispettivamente per i tre stadi di malattia dopo chirurgia e dello 0%, 0% e 4% in assenza di trattamento. La risonanza magnetica e l’ecoendoscopia sono utili per la valutazione di operabilità locale mentre la TAC e la PET sono indicati per la valutazione di eventuali metastasi a distanza. I fattori di rischio per recidiva sono l’invasione perineurale, la necrosi tumorale, dimensioni superiori a 2 cm ed un’istologia con cellule fusate o miste. I protocolli poli-chemioterapici utilizzati sinora per il melanoma anorettale hanno purtroppo portato a risultati meno soddisfacenti di quelli ottenuti nel trattamento del melanoma cutaneo. La mutazione del c-KIT ed i trattamenti con i suoi inibitori sembrano dimostrare risultati promettenti mentre la radioterapia non sembra attualmente rivestire alcun ruolo terapeutico rilevante. Abbiamo riportato il caso di una donna di 55 anni visitata presso un ambulatorio di coloproctologia per rettorragia saltuaria ed un dolore anale che ha reso impossibile la valutazione clinica locale. La valutazione in anestesia ha rivelato la presenza di una massa polipoide di colorito brunastro del

  3. A multidisciplinary environmental integrated approach to better understand the Tegnue Reefs formation, offshore Chioggia, Northern Adriatic Sea.

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Bergamasco, Andrea; Donnici, Sandra; Tosi, Luigi; Tagliapietra, Davide; Zaggia, Luca; Bonaldo, Davide; Braga, Federica; Da Lio, Cristina; Keppel, Erica; Lorenzetti, Giuliano; Manfè, Giorgia; Franceschini, Gianluca; Giovanardi, Otello; Carol, Eleonora; Fornaro, Elena; Grant, Carley

    2014-05-01

    , and benthic invertebrates like bryozoans, mollusks, serpulids and corals also contribute to the final building of the status of Tegnue's environment, but we want to demonstrate that the in first stage of consolidation abiotic phenomena could have played a major role. In order to prove our thesis a series of ground water sampling as well as rock sampling and sediment cores were carried out. The poster illustrates the overall ongoing program as well as some work in progress and first results from field cruise. Acknowledgments This work was supported by the Municipality of Chioggia through the Tegnue Project and partially by the Flagship Project RITMARE - The Italian Research for the Sea - coordinated by the Italian National Research Council and funded by the Italian Ministry of Education, University and Research within the National Research Program 2011-2013, and by the Scientific Cooperation Agreement between the CONICET (Argentina) - CNR (Italy), Program 2013-2014, Project 'Fresh-saltwaters in high-value coastlands: from the hydrogeophysical/geochemical characterization of the present interactions to the modeling quantification of the expected effects of climate changes'. References - Bonardi, M., Tosi, L. 2000. Indagini preliminari su alcune formazioni di sabbie cementate nella laguna di Venezia. In: La Ricerca Scientifica Per Venezia. Il Progetto Sistema Lagunare Veneziano, Modellistica del Sistema Lagunare Studio di Impatto Ambientale. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Vol. II, Tomo II, p. 967-974, Venezia, ISBN: 88-86166-82-6. - Bonardi, M., Tosi, L., Rizzetto, F., Brancolini, G., Baradello, L. 2006. Effects of climate changes on the late Pleistocene and Holocene sediments of the Venice Lagoon, Italy. Journal of Coastal Research, SI 39, 279-284. - Casellato S., Stefanon A. 2008. Coralligenous habitat in the northern Adriatic Sea: an overview. Marine Ecology, 29: 321-341. - Gabbianelli, G., Colantoni, P., Degetto, S., Dinelli, E., Lucchini, F. 1997