Science.gov

Sample records for hanno jaakson jaak

  1. Science of the Brain as a Gateway to Understanding Play: An Interview with Jaak Panksepp

    ERIC Educational Resources Information Center

    American Journal of Play, 2010

    2010-01-01

    Jaak Panksepp, known best for his work on animal emotions and coining the term "affective neuroscience," investigates the primary processes of brain and mind that enable and drive emotion. As an undergraduate, he briefly considered a career in electrical engineering but turned instead to psychology, which led to a 1969 University of…

  2. Impact of Alleged Russian Cyber Attacks

    DTIC Science & Technology

    2009-05-01

    security. 15. SUBJECT TERMS Cyber Security, Cyber Warfare , Estonia, Georgia, Russian Federation Cyber Strategy, Convention on Cybercrime, NATO Center...Federation ......................................................................................... 33  X.  The Future of Russian Cyber Warfare ................................................................... 39...Issue 15.09); Binoy Kampmark, Cyber Warfare Between Estonia And Russia, (Contemporary Review: Autumn, 2003), p 288-293; Jaak Aaviksoo, Address by the

  3. Arg72Pro polymorphism of p53 may predict poor response to medical treatment in ulcerative colitis.

    PubMed

    Vietri, Maria Teresa; Riegler, Gabriele; Pellino, Gianluca; Molinari, Anna Maria; Cioffi, Michele

    2014-01-01

    dominio ricco di proline del gene Tp53. Tale polimorfismo può determinare lo sviluppo di diversi tipi di cancro, quali il tumore della mammella, del polmone, della cervice, del colon-retto e del fegato. Studi precedenti hanno riportato un’associazione tra omozigosi Pro72 ed il decorso clinico della Colite Ulcerosa (CU).

  4. Introduzione al Laboratorio di Fisica

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Ciullo, Giuseppe

    La Fisica (dal greco τὰ ϕυσικὰ: le cose naturali) si pone l'obiettivo di descrivere e prevedere il comportamento dei fenomeni naturali, nonché degli apparati e degli strumenti, che hanno reso e rendono la nostra vita più comoda ed efficiente. Tale obiettivo viene perseguito mediante un'attenta osservazione dei fenomeni, con una conseguente schematizzazione dell'osservazione, per fornire una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile.

  5. [Assessing the effectiveness of Gelclair® in the prevention and therapy of stomatitis in patients undergoing hematopoietic stem-cell transplantation: a randomized trial].

    PubMed

    Rasero, Laura; Marsullo, Mauro; Dal Molin, Alberto

    2014-01-01

    Introduzione: La stomatite da farmaci chemioterapici è un importante effetto collaterale del trattamento. I protocolli per la cura del cavo orale, si basano su due livelli di intervento: senza e con uso di medicamenti . La letteratura descrive numerosi interventi di profilassi e terapia ma ad oggi non esiste ancora un intervento considerato gold standard. Obiettivo: Valutare l’efficacia del Gelclair® nella prevenzione e trattamento di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche. Materiale metodi: 57 pazienti (28 gruppo di controllo e 29 gruppo sperimentale ) hanno utilizzato i colluttori 3 volte al giorno, la valutazione è stata effettuata con i seguenti strumenti: scala di valutazione della stomatite (WHO), scala VAS per dolore e Likert per gradimento. I pazienti sono stati osservati mediamente per 17 giorni. Risultati: 38/57 pazienti osservati (61%) hanno manifestato stomatiti .Non è stata rilevata differenza tra i due gruppi in termine di grado di stomatite p= 0.75 in tutto il periodo di osservazione. Il dolore è stato registrato in 31 soggetti su 57 (54%). Non si sono registrate differenze tra i due gruppi per quanto riguarda il valore medio di dolore riferito prima dell’utilizzo dei colluttori per tutti i giorni di osservazione p=0,06, gli utenti del gruppo sperimentale hanno dimostrato una riduzione del grado di dolore dopo l’utilizzo del collutorio p=0,04. Conclusioni: Gelclair® non influenza i tempi di insorgenza e l’andamento della stomatite. E’ in grado di ridurre il dolore, sono necessari però ulteriori studi multicentrici per confermare la reale utilità di utilizzo nei pazienti sottoposti a Trapianto.

  6. [Compassionate nursing care: the experience of italian nurses].

    PubMed

    De Carlo, Paola; Guerra, Denise; Rega, Maria Luisa; Galletti, Caterina

    2016-01-01

    Scopo. Nella letteratura infermieristica internazionale compassion e compassionate care hanno assunto una notevole importanza e si rivelano essere un fenomeno in divenire. Il concetto di compassionate nursing care risulta poco descritto ed oggettivato nella pratica infermieris-tica nel nostro Paese. Scopo di questo studio è stato di descrivere le esperienze di un campione di infermieri italiani circa il significato di cure infermieristiche compassionevoli. Metodo. È stato condotto uno studio qualitativo. Per la raccolta dei dati sono stati utilizzati i focus group, per analizzare i dati trascritti è stata utilizzata l’analisi di contenuto. Per lo studio è stato individuato un campione propositivo di 21 infermieri, di questi 15 hanno dato la disponibilità a partecipare. Risultati e discussione. Tutti i partecipanti hanno espresso liberamente le loro opinioni. Dall’analisi dei dati relativi alle quattro aree indagate con i focus group: definizione, la propria esperienza, tipologie di pazienti e formazione alle cure infermieristiche compassionevoli sono emersi aspetti contrastanti che variano da accezioni negative e negazione dei termini stessi a significati positivi di amore, carità, empatia, supporto, sostegno, relazione. Interessante ed innovativo è stato l’attribuire l’insegnamento delle cure compassionevoli ai parenti. Conclusioni. E’ risultato difficile per i partecipanti dare una definizione precisa sul significato di cure infermieristiche compassionevoli. E’ emersa la necessità e il desiderio di approfondire questo tema che risulta essere originale e un punto di forza per migliorare l’assistenza infermieristica. Infatti, puntare al recupero di questi valori educando gli infermieri ad erogare cure infermieristiche compassionevoli può sicuramente rappresentare un’implicazione futura per la professione.

  7. [Cyberstalking among Italian nurses: a large multicentric study].

    PubMed

    Comparcini, Dania; Simonetti, Valentina; Lupo, Roberto; Galli, Francesco; Bocij, Paul; Cicolini, Giancarlo

    2016-01-01

    Scopo. Determinare la prevalenza di cyberstalking tra gli infermieri italiani e valutare il livello di ansia e depressione nelle vittime. Metodo. Da aprile a settembre 2014 è stato condotto uno studio multicentrico trasversale in un campione di infermieri italiani (n=997) utilizzando il questionario “Cyberstalking” per analizzare il fenomeno del cyberstalking. Ai partecipanti, che si sono autodefinite vittime di cyberstalking, è stato chiesto anche di compilare gli strumenti “Beck Depression Inventory” e “State-Trait Anxiety Inventory” per valutare, rispettivamente, i livelli di depressione ed ansia. Risultati. La prevalenza di cyberstalking tra gli infermieri italiani è risultata pari al 23.3%. Il 42.7% ha dovuto cambiare il proprio stile di vita e lavorativo. Il cyberstalker era prevalentemente di sesso maschile (52%) e, nel 49% dei casi, era un paziente. Le vittime hanno riferito moderati livelli di ansia (media=28.4, SD=23.2) e depressione (media=92.7, SD=18.3); i risultati hanno mostrato un aumento dei livelli di depressione negli infermieri esperti nell’utilizzo del computer, gestori di siti web o blog, e una correlazione negativa tra il livello di ansia e gli infermieri esperti (r = -0.264). Conclusioni. Il cyberstalking è un fenomeno che si riscontra frequentemente tra gli infermieri. Il rapporto infermiere - paziente gioca un ruolo centrale nello sviluppo del fenomeno e le vittime hanno riferito disordini correlati allo stress che influenzano la vita lavorativa. Questi risultati preliminari potrebbero sensibilizzare, i dirigenti ospedalieri, la politica e i centri antiviolenza al fine di sviluppare strategie risolutive a sostegno delle vittime.

  8. Perceived quality in Day Surgery Units Proposal of an enquiry postoperative questionnaire.

    PubMed

    Palumbo, Piergaspare; Perotti, Bruno; Amatucci, Chiara; Pangrazi, Maria Pia; Leuzzi, Barbara; Vietri, Francesco; Illuminati, Giulio

    2016-01-01

    La soddisfazione dei pazienti assume particolare importanza nell’attività chirurgica in Day Surgery, al fine di mantenere ed incrementare la domanda di prestazioni da parte dell’utenza ed inoltre di valutare le abilità e le competenze dello staff clinico dedicato. Sono stati valutati i risultati di un questionario somministrato dal 2007 al 2012, divisi in due gruppi, alla dimissione e a 30 giorni dall’intervento. Tali risultati hanno permesso di valutare i principali vantaggi e limiti del questionario in termini di comprensibilità, di corretto timing di somministrazione, e di utilità per lo staff clinico.

  9. Evaluation of surgery risk factor associated to antithrombotic therapy in patients who underwent colorectal surgery.

    PubMed

    Del Rio, Paolo; Sozzi, Francesco; Bertocchi, Elisa; Dell'Abate, Paolo; Perrone, Gennaro; Arcuri, Maria Francesca; Sianesi, Mario

    2016-01-01

    I trattamenti antipiastrinici sono comuni nel mondo occidentale ed il rischio di sanguinamento correlato a procedure chirurgiche o comunque invasive è di conseguenza elevato e pertanto abbiamo volute analizzare la correlazione tra la chirurgia del colon.retto ,la terapia antipiastrinica e le complicanze chirurgiche postoperatorie. Sono stati studiati 176 pazienti operati per tumori del colon-retto considerando i seguenti dati:tipo di intervento xchirurgico,l’indice di massa corporea (BMI), il valore dell’emoglobina (Hb); PT preoperatorio e le trasfusioni di sangue pre epost-operatorie e durante lo stesso intervento chirurgico. L’analisi si è concentrata su due gruppi :pazienti sottoposti a trattamento antipiastrinico (ATterapia antiaggregante) e pazienti non trattati ( NAT: non terapia antiaggregante piastrinica). Nei gruppi di pazienti sottoposti a emicolectomia destra, i valori di emoglobina erano più bassi neri pazienti che hanno ricevuto la terapia antitrombotica rispetto ai pazienti che non hanno ricevuto questa terapia, con una significatività statistica (p <0,05); dati analoghi sono stati osservati nei pazienti sottoposti a emicolectomia sinistra. I pazienti dipeso normale trattati con terapia antiaggregante avevano valori più bassi di emoglobina senza significatività statistica (valore di p non significativo). I pazienti in sovrappeso sottoposti a trattamento antiaggregante hanno presentato valori di Hb inferiori a quelli non trattati (p < 0,05). La percentuale di emotrasfusioneè risultata maggiore nei pazienti sottoposti a trattamento antiaggregante (AT) a prescindere dal tipo di interveno chirurgico rispetto al secondo gruppo con significatività statistica. Tra i pazienti normopeso si è registrata una diversa incidenza di trasfusione di sangue nei pazienti trattati con AT (50%) e quelli non trattati (29%) con un significato statistico (p <0,05), mentre i pazienti in sovrappeso non hanno presenato questa significativa differenza. È stata

  10. Trasforiiazioni Termoelastiche Finite di Solidi Incomprimibili

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Signorini, A.

    Queste lezlioni hanno come direttiva una sintesi di quanto si trova sistematicamente sviluppato in una mia Memoria sulle trasformazioni termoelastiche finite di solidi incomprimibili, in corso di stampa negli Annali di Matematica pura e applicata t. XXXIX ( 1955) pp. 147-201 , Verranno anche esposti, come necessaria premessa, alcuni d ei risultati di due precedenti Memorie degli stessi Annali. Invece, per motivo di brevità, non potrò dare neppure un cenno delle ulteriori ricerche svilup pate dal prof. T. Manacorda in tre recentissimi suoi lavori:

  11. [Valutazione delle guardie di sicurezza privata attraverso la Suicide Probability Scale e la Brief Symptom Inventory].

    PubMed

    Dogan, Bulent; Canturk, Gurol; Canturk, Nergis; Guney, Sevgi; Özcan, Ebru

    2016-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. Lo scopo di questo studio è stato quello di investigare l'influenza della probabilità di suicidio, con le sue caratteristiche sociodemografiche, e di procurare i dati per la prevenzione del suicidio tra le guardie di sicurezza privata che lavorano in condizioni di stress, essendo a contatto ininterrottamente con eventi negativi e traumatici di vita durante il loro lavoro. Metodi. Hanno partecipato allo studio 200 guardie di sicurezza privata e 200 persone dell'Università di Ankara. Per raccogliere i dati sono stati utilizzati un questionario riguardante le condizioni sociodemografiche dei partecipanti, la Suicide Probability Scale (SPS) e la Brief Symptom Inventory (BSI). Risultati. Genere, stato civile, stipendio, credenze religiose, vivere una situazione di pericolo di vita, passato di tentativi di suicidio, fumare e non avere una malattia cronica hanno causato statisticamente una differenza significativa sui punteggi di SPS tra il gruppo di guardie di sicurezza privata e quello di controllo. In aggiunta, c'è stata una correlazione positiva statisticamente significativa tra i punteggi totali delle sottoscale di SPS e quelli di BSI. Conclusioni. Allo stesso modo degli agenti di polizia e dei gendarmi, le guardie di sicurezza privata sono ad alto rischio di commettere e tentare il suicidio trovandosi in condizioni stressanti di lavoro e anche soffrendo del trauma secondario. È necessario che essi siano consapevoli della propria tendenza al suicidio e avere controlli psichiatrici regolari.

  12. A new way to protect privacy in large-scale genome-wide association studies

    PubMed Central

    Kamm, Liina; Bogdanov, Dan; Laur, Sven; Vilo, Jaak

    2013-01-01

    Motivation: Increased availability of various genotyping techniques has initiated a race for finding genetic markers that can be used in diagnostics and personalized medicine. Although many genetic risk factors are known, key causes of common diseases with complex heritage patterns are still unknown. Identification of such complex traits requires a targeted study over a large collection of data. Ideally, such studies bring together data from many biobanks. However, data aggregation on such a large scale raises many privacy issues. Results: We show how to conduct such studies without violating privacy of individual donors and without leaking the data to third parties. The presented solution has provable security guarantees. Contact: jaak.vilo@ut.ee Supplementary information: Supplementary data are available at Bioinformatics online. PMID:23413435

  13. Comparison of multiple training models of surgical rotation for third-year medical students A prospective study.

    PubMed

    Magistri, Paolo; Nigri, Giuseppe; Petrucciani, Niccolò; Aurello, Paolo; D'Angelo, Francesco; Ramacciato, Giovanni

    2016-01-01

    Considerata la necessità di elaborare un sistema di rotazione nei reparti di Chirurgia che venga incontro alle necessità degli studenti, abbiamo ideato questo studio prospettico presso la Facoltà di Medicina e Psicologia di “Sapienza, Università di Roma”. Nella nostra Istituzione, gli studenti del terzo anno del corso di laurea di Medicina e Psicologia trascorrono un periodo di 2 mesi presso il reparto di Chirurgia Generale per prepararsi all’esame di Semeiotica Medico-Chirurgica. Spesso i feedback di tale esperienza riportano una certa insoddisfazione, soprattutto per la scarsità dell’attività pratica al letto del paziente. Pertanto, abbiamo deciso di confrontare cinque modelli per stabilire il migliore approccio in termini di apprendimento e soddisfazione degli studenti. 28 studenti sono stati coinvolti nello studio e divisi in cinque gruppi (da A ad E). Il Gruppo A ha eseguito una rotazione standard così come prevista dall’ordine degli studi, 5 accessi in reparto seguiti dal proprio tutor. Gli studenti del gruppo B hanno frequentato il reparto una volta la settimana, arrivando dopo la visita della mattina, trascorrendo un’ora con il tutor ed il resto della mattina con gli specializzandi. Il gruppo C è stato diviso in piccoli gruppi, ciascuno assegnato per 2 volte all’ambulatorio chirurgico, 2 volte in reparto (standard) e 2 volte al servizio di preospedalizzazione. Gli studenti del gruppo D hanno frequentato il reparto una volta la settimana arrivando la mattina presto, trascorrendo 2 ore con il tutor ed il resto della mattina con gli specializzandi. Il gruppo E è stato diviso in 2 gruppi, ciascuno assegnato 3 volte al reparto (standard) e 3 volte alla sala operatoria. Ciascuno studente ha completato un questionario con 20 item di semeiotica all’inizio ed alla fine dello studio per valutare la progressione dell’apprendimento, ed un questionario finale di valutazione della soddisfazione. I risultati hanno dimostrato come tutti i gruppi

  14. La relatività debole. La fisica dello spazio e del tempo senza paradossi

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Selleri, Franco

    2011-06-01

    Secondo Einstein e Poincaré la simultaneità di eventi che hanno luogo in punti diversi dello spazio può essere definita solo per convenzione. Dal punto di vista matematico si dimostra, quindi, che due diverse definizioni di simultaneità corrispondono a due diversi valori del coefficiente e1 della variabile spaziale x presente nelle trasformazioni di Lorentz. A partire da premesse normalmente accettate otterremo diverse dimostrazioni della necessità di reintrodurre il concetto di simultaneità assoluta. Le conseguenze cosmologiche della nuova struttura dello spazio e del tempo andranno contro la cosmologia del Big Bang. Inoltre, dopo questi risultati, il relativismo sopravviverà in una forma meno aspra ("relatività debole") perché risulter privo di quel campionario di paradossi portato dalla teoria della Relatività Speciale.

  15. Penetrating cardiac injuries. Two case reports.

    PubMed

    Castriconi, Maurizio; Festa, Patrizio; Bartone, Giovanni; Maglio, Mauro Domenico Natale; Vicenzo, Luciano; Papaleo, Domenico; Severino, Beatrice Ulloa; Clemente, Marco; Martino, Antonio

    2013-04-24

    Presentiamo in questo breve lavoro due casi di ferita penetrante cardiaca in giovani pazienti di sesso maschile trattati chirurgicamente presso il trauma center dell’A.O.R.N. A. Cardarelli di Napoli. La peculiarità di entrambi i casi, più che nel trattamento chirurgico, che segue i canoni prescritti dalla letteratura internazionale, è nel timing. Entrambi I giovani,infatti, hanno ricevuto le prime cure in ospedali periferici per poi essere trasferiti nel nostro centro, lasciando che le cure del caso fossero differite di ore rispetto a ciò che ci si auspica in certi casi. Nonostante ciò i pazienti superano brillantemente l’intervento e vengono dimessi senza sequele. Per completare la discussione dei casi presentiamo una revisione della letteratura a riguardo dal 1986 al 2012.

  16. [Effectiveness of school-based interventions to prevent traffic accidents: an overview of secondary literature].

    PubMed

    Guerriero, Chiara; Verdina, Federico; Ferri, Chiara; Pizzaguerra, Martina; Silvestri, Silvia; Tober, Nastassja; Ristagno, Quenya; Costa, Alessandro; Cerasuolo, Michele; Faggiano, Fabrizio; Allara, Elias

    2016-01-01

    INTRODUZIONE: gli incidenti stradali sono l'ottava causa di morte al mondo e la prima tra i giovani di 15-29 anni. In Italia il Piano nazionale sicurezza stradale raccomanda l'educazione scolastica per la prevenzione degli incidenti stradali; ad oggi non esistono documenti che raccolgano evidenze di efficacia sugli interventi educativi stradali e le rapportino al contesto italiano. OBIETTIVI: riassumere e discutere ciò che è noto in letteratura riguardo agli interventi scolastici per la prevenzione degli incidenti stradali. METODI: sono state ricercate linee guida e revisioni sistematiche usando i seguenti criteri di inclusione: popolazione di età inferiore ai 25 anni di entrambi i sessi; interventi scolastici di educazione stradale; effetti su indicatori primari di esito come riduzione degli incidenti stradali, astinenza dalla guida sotto l'effetto di alcol e dall'accettare passaggi in macchina da guidatori che sono sotto l'effetto di alcol; effetti su indicatori secondari di esito come conoscenze e competenze sui comportamenti di guida sicura. RISULTATI: sono state identificate due revisioni sistematiche. L'educazione stradale nelle scuole non mostra evidenza di efficacia (rischio relativo 1,03; IC95% 0,98-1,08) nel ridurre gli incidenti. Programmi scolastici più specifici mostrano risultati solo in parte convincenti per l'adozione di comportamenti sicuri come l'astinenza dal guidare sotto l'effetto di alcol e dall'accettare passaggi in macchina da guidatori che sono sotto l'effetto di alcol. DISCUSSIONE: le revisioni incluse non hanno trovato programmi efficaci nella riduzione degli incidenti stradali o dei fattori che possano determinarli. Nell'attesa di studi più recenti, appare opportuno promuovere l'implementazione di interventi misti, scolastici e di comunità, che hanno mostrato maggiori prove di efficacia.

  17. Percutaneous ultrasound-guided treatment of shoulder tendon calcifications: Clinical and radiological follow-up at 6 months().

    PubMed

    De Conti, G; Marchioro, U; Dorigo, A; Boscolo, N; Vio, S; Trevisan, M; Meneghini, A; Baldo, V; Angelini, F

    2010-12-01

    Sommario INTRODUZIONE: La tendinopatia calcifica di spalla è una condizione relativamente frequente caratterizzata, quando sintomatica, da dolore cronico e da fasi di dolore acuto molto intenso. MATERIALI E METODI: Da ottobre 2006 a marzo 2008 abbiamo trattato 126 spalle di 125 pazienti consecutivi. Tutti hanno eseguito Rx ed ecografia prima del trattamento ed il test di Constant prima del trattamento e a 6 mesi di distanza. 55 pazienti su 123 (42%) sono stati trattati due o più volte con infiltrazione intrabursale di corticosteroide. Tre pazienti hanno rifiutato altri trattamenti dopo il primo. Sono stati quindi raccolti i dati complessivamente di 123 spalle. È stata eseguita RM di controllo a sei mesi. RISULTATI: Incremento del Constant Score dopo la procedura in tutti i pazienti trattati una sola volta ed in quasi tutti i pazienti trattati due volte; i pazienti sono stati divisi in due classi, rispettivamente trattati una o due (o più) volte. In ciascuna delle due classi c’è stato un significativo incremento (p < 0,0001)delle medie dei Cs pre e post trattamento; nella classe dei pazienti trattati due volte significatività statistica (p < 0,0001) tra le medie dei Cs rispettivamente prima del trattamento iniziale e dopo il primo trattamento, e tra la media Cs di quest’ultimo e quella dopo 6 mesi dal primo trattamento. Il Cs dopo il trattamento è significativamente diverso nei pazienti con impingement (p < 0,001). CONCLUSION: Incremento del Cs, in più del 95% dei pazienti. Non lesioni tendinee ai controlli ecografici/RM. L’impingement è risultato un fattore di rischio per il risultato finale.

  18. Meningococco B: controllo di due focolai epidemici mediante vaccinazione

    PubMed Central

    2014-01-01

    Riassunto La problematica di un efficace approccio vaccinale nei confronti del Meningococco B (MenB) è stata superata identificando con la metodica della "reverse vaccinology" alcuni antigeni capaci di indurre una risposta verso la maggior parte dei ceppi di MenB circolanti nel mondo. Il nuovo vaccino MenB a 4 componenti (4CMenB) è stato autorizzato in Europa, Australia e Canada, ed è entrato nei calendari di immunizzazione pediatrica internazionali: Australia, Canada, UK. In Italia, le prime regioni che hanno raccomandato la vaccinazione contro il MenB sono state Basilicata e Puglia. La gestione di epidemie/focolai epidemici richiede la messa in atto di una risposta rapida da parte delle autorità sanitarie nei confronti di una emergenza sanitaria ad elevato impatto, anche emotivo, sulla popolazione, come recentemente dimostrato in due università americane. Alla dichiarazione di focolaio epidemico in atto, in entrambi i contesti si è attivata una procedura per l'uso del vaccino 4CMenB non ancora autorizzato negli USA. È stato così possibile organizzare gli interventi di profilassi attiva nei due campus universitari, adottando il primo impiego su larga scala del nuovo vaccino 4CMenB e conseguendo, in tempi relativamente brevi, elevati tassi di copertura vaccinale. A fronte di circa 14000 studenti immunizzati con almeno una dose, non è stata segnalata alcuna problematica di eventi avversi conseguenti all'immunizzazione; ad oggi non si sono verificati casi nei soggetti che hanno ricevuto il vaccino. Come conseguenza dei due focolai descritti, è oggi in corso la valutazione da parte dell'FDA per l'estensione dell'uso del vaccino 4CMenB negli Stati Uniti negli adolescenti e giovani adulti. PMID:25916017

  19. What affective neuroscience means for science of consciousness.

    PubMed

    Almada, Leonardo Ferreira; Pereira, Alfredo; Carrara-Augustenborg, Claudia

    2013-01-01

    The field of affective neuroscience has emerged from the efforts of Jaak Panksepp in the 1990s and reinforced by the work of, among others, Joseph LeDoux in the 2000s. It is based on the ideas that affective processes are supported by brain structures that appeared earlier in the phylogenetic scale (as the periaqueductal gray area), they run in parallel with cognitive processes, and can influence behaviour independently of cognitive judgements. This kind of approach contrasts with the hegemonic concept of conscious processing in cognitive neurosciences, which is based on the identification of brain circuits responsible for the processing of (cognitive) representations. Within cognitive neurosciences, the frontal lobes are assigned the role of coordinators in maintaining affective states and their emotional expressions under cognitive control. An intermediary view is the Damasio-Bechara Somatic Marker model, which puts cognition under partial somatic-affective control. We present here our efforts to make a synthesis of these views, by proposing the existence of two interacting brain circuits; the first one in charge of cognitive processes and the second mediating feelings about cognitive contents. The coupling of the two circuits promotes an endogenous feedback that supports conscious processes. Within this framework, we present the defence that detailed study of both affective and cognitive processes, their interactions, as well of their respective brain networks, is necessary for a science of consciousness.

  20. Panksepp's common sense view of affective neuroscience is not the commonsense view in large areas of neuroscience.

    PubMed

    Watt, Douglas F

    2005-03-01

    Jaak Panksepp's article 'Affective Consciousness: Core Emotional Feelings in Animals and Humans' is a excellent review and summary by a leading empirical contributor whose work for many years has been running counter to reigning behavioristic premises in neuroscience. It may unfortunately be true that he could not get this review published in many neuroscience journals because it attacks too many sacred (behavioristic) cows. Panksepp has given readers of Consciousness and Cognition a nicely condensed summary of much of his classic 1998 textbook, Affective Neuroscience. I'm reasonably confident that future neuroscience students will look on that textbook as one of the seminal publications on the subject of emotion and the brain, much as we might now look back on Luria's Higher Cortical Functions in Man, or Paul MacLean's classic work, The Triune Brain. There is probably little that I can add to his elegant presentation of the basic affective neuroscience findings, but I would like to highlight a few key issues for the reader.

  1. What Affective Neuroscience Means for Science Of Consciousness

    PubMed Central

    Almada, Leonardo Ferreira; Pereira, Alfredo; Carrara-Augustenborg, Claudia

    2013-01-01

    The field of affective neuroscience has emerged from the efforts of Jaak Panksepp in the 1990s and reinforced by the work of, among others, Joseph LeDoux in the 2000s. It is based on the ideas that affective processes are supported by brain structures that appeared earlier in the phylogenetic scale (as the periaqueductal gray area), they run in parallel with cognitive processes, and can influence behaviour independently of cognitive judgements. This kind of approach contrasts with the hegemonic concept of conscious processing in cognitive neurosciences, which is based on the identification of brain circuits responsible for the processing of (cognitive) representations. Within cognitive neurosciences, the frontal lobes are assigned the role of coordinators in maintaining affective states and their emotional expressions under cognitive control. An intermediary view is the Damasio-Bechara Somatic Marker model, which puts cognition under partial somatic-affective control. We present here our efforts to make a synthesis of these views, by proposing the existence of two interacting brain circuits; the first one in charge of cognitive processes and the second mediating feelings about cognitive contents. The coupling of the two circuits promotes an endogenous feedback that supports conscious processes. Within this framework, we present the defence that detailed study of both affective and cognitive processes, their interactions, as well of their respective brain networks, is necessary for a science of consciousness. PMID:23678246

  2. Functional connectivity in the resting brain as biological correlate of the Affective Neuroscience Personality Scales.

    PubMed

    Deris, Nadja; Montag, Christian; Reuter, Martin; Weber, Bernd; Markett, Sebastian

    2017-02-15

    According to Jaak Panksepp's Affective Neuroscience Theory and the derived self-report measure, the Affective Neuroscience Personality Scales (ANPS), differences in the responsiveness of primary emotional systems form the basis of human personality. In order to investigate neuronal correlates of personality, the underlying neuronal circuits of the primary emotional systems were analyzed in the present fMRI-study by associating the ANPS to functional connectivity in the resting brain. N=120 healthy participants were invited for the present study. The results were reinvestigated in an independent, smaller sample of N=52 participants. A seed-based whole brain approach was conducted with seed-regions bilaterally in the basolateral and superficial amygdalae. The selection of seed-regions was based on meta-analytic data on affective processing and the Juelich histological atlas. Multiple regression analyses on the functional connectivity maps revealed associations with the SADNESS-scale in both samples. Functional resting-state connectivity between the left basolateral amygdala and a cluster in the postcentral gyrus, and between the right basolateral amygdala and clusters in the superior parietal lobe and subgyral in the parietal lobe was associated with SADNESS. No other ANPS-scale revealed replicable results. The present findings give first insights into the neuronal basis of the SADNESS-scale of the ANPS and support the idea of underlying neuronal circuits. In combination with previous research on genetic associations of the ANPS functional resting-state connectivity is discussed as a possible endophenotype of personality.

  3. Cutaneous metastasis from lung cancer. Case report.

    PubMed

    Fratus, Giorgio; Tagliabue, Fabio; Mariani, Pierpaolo; Bottazzi, Enrico Coppola; Spinelli, Luisella; Novellino, Lorenzo

    2014-07-21

    Il cancro del polmone rappresenta la patologia maligna maggiormente diagnosticata a livello mondiale. La diffusione metastatica della malattia è piuttosto frequente. Oltre ai classici siti di metastatizzazione (ossea, surreni, fegato, cervello) un sito particolare è rappresentato dalla cute. Il caso presentato riguarda appunto un paziente di 66 anni con metastasi cutanea da neoplasia del polmone. Un uomo di 66 anni, con anamnesi positiva per anuerisma aortico sottorenale, BPCO, cardiopatico e diabetico, giunge alla nostra osservazione per neoplasia del lobo inferiore del polmone sinistro. Dopo un accurato staging preoperatorio, il paziente viene sottoposto a lobectomia inferiore sinistra. L’esito dell’esame istologico è di carcinoma squamocellulare moderatamente e scarsamente differenziato G2-3 pT2bN0. Il paziente viene pertanto inviato al collega oncologo per il regolare follow up. Dopo circa 6 mesi il paziente ritorna alla nostra attenzione per la comparsa a livello del fianco/fossa iliaca di destra di nodulo cutaneo, duro, discromico, dolente ed ulcerato. Le biopsie eseguite, hanno dato esito di carcinoma squamocellulare moderatamente e scarsamente differenziato. Il paziente veniva sottoposto a un TC torace- addome che evidenziava in sede della parete addominale l’assenza d’infiltrazione dei piani muscolo-aponeurotici da parte della neoformazione. Il paziente è stato quindi sottoposto ad intervento chirurgico di asportazione della lesione cutanea. L’esame istologico del pezzo operatorio ha confermato trattarsi di carcinoma squamocellulare metastatico. Le metastasi cutanee da carcinoma del polmone si presentano nel 2,5 - 7,5% dei casi. La sopravvivenza mediana di questi pazienti è di circa 2,9 mesi. L’istotipo maggiormente coinvolto, secondo autori Giapponesi, è l’adenocarcinoma seguito dal carcinoma squamocellulare. Alcuni studi hanno dimostrato la validità dell’approccio chirurgico seguito dalla chemioterapia nei casi di metastasi singole

  4. Coronary artery bypass grafting in the octogenarian. Is complete revascularization always necessary?

    PubMed

    Concistrè, Giovanni; Dell'Aquila, Angelo Maria; Gallo, Alina; Pansini, Stefano; Piccardo, Alessandro; Rapetto, Filippo; Passerone, Giancarlo; Regesta, Tommaso

    2015-01-01

    La rivascolarizzazione miocardica completa è importante nei pazienti giovani sottoposti ad intervento di bypass aortocoronarico (CABG), ma questo principio resta poco chiaro nei pazienti anziani. Lo scopo del nostro studio è valutare se la completezza della rivascolarizzazione influenzi gli outcomes negli ultraottantenni. Abbiamo analizzato retrospettivamente 130 pazienti ultraottantenni (età media: 82 ± 10 anni; range: 80-90 anni) sottoposti presso il nostro Istituto a CABG tra Gennaio 2003 e Settembre 2010. In accordo con la strategia operatoria utilizzata, i pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi: pazienti sottoposti a rivascolarizzazione completa (Gruppo RC) (96 pazienti) e pazienti sottoposti a rivascolarizzazione incompleta (Gruppo RI) (34 pazienti). Per rivascolarizzazione incompleta si è inteso l’assenza di bypass su un territorio miocardico vascolarizzato da una coronaria con una stenosi ≥ 50%. Il follow-up è stato completato al 98% (medio: 30 ± 25 mesi; range: 3 mesi – 7.5 anni). La mortalità intraospedaliera complessiva è stata del 13% ed è stata simile nei 2 gruppi (p=0.0553). L’analisi multivariata ha identificato la frazione di eiezione preoperatoria ≤ 40% (p=0.0060; OR=0.19) e la classe NYHA > II (p=0.0042; OR=0.17) fattori di rischio di mortalità intraospedaliera. L’analisi di Cox non ha identificato la rivascolarizzazione incompleta come fattore di rischio di mortalità precoce e tardiva (p=0.1381 e p=0.8865). Non sono state riscontrate differenze tra i 2 gruppi in termini di sopravvivenza a 5 anni e libertà da eventi cardiaci e cerebrovascolari maggiori (MACCE) (p=0.8865 e p=0.6283). Probabilmente i maggiori benefici di una rivascolarizzazione completa si hanno nei pazienti più giovani, che hanno un’aspettativa di vita maggiore. In conclusione il nostro studio mostra che, seppur con una limitata coorte di pazienti, negli ultraottantenni sottoposti a CABG la rivascolarizzazione incompleta non influenza la sopravvivenza

  5. Ultrasound in the evaluation of interstitial pneumonia.

    PubMed

    Lo Giudice, V; Bruni, A; Corcioni, E; Corcioni, B

    2008-03-01

    Sommario PREMESSA: L'ecografia del torace soltanto di recente ha assunto una sua completa dignità di metodica diagnostica: esperti ecografisti, con esperienza pneumologica, hanno, infatti, dimostrato la possibilità di una applicazione degli ultrasuoni in ambito toraco-polmonare, soprattutto in situazioni critiche, quali quelle emergenti in urgenza, in terapia intensiva o in ambito pediatrico o in corso di gravidanze. SCOPO: Da queste premesse si origina il lavoro, che si propone di individuare, se esistenti, gli aspetti ultrasonografici delle polmoniti interstiziali a genesi infettiva, e il ruolo di supporto (alla radiologia) degli ultrasuoni anche in questo ambito. MATERIALI E METODI: Sono stati studiati 55 soggetti afferiti, nel quinqennio 2001–2006, alla UOS di Ecografia toracica (UOC Pneumologia I) dell'Ospedale M. Santo e dell'UOS di Ecografia Internistica (UOC di Medicina Generale) dell'Ospedale di Rogliano dell'AO di Cosenza, perché affetti da sospetta patologia infettiva respiratoria virale o simil-virale. Tali pazienti sono stati valutati con indagini clinico-funzionali e strumentali (anamnesi + es. obiettivo + esami ematochimici + prove di funzionalità respiratoria + broncoscopia + Rx e HRTC del torace) e con esame ecografico, in cieco, del torace. RISULTATI: Dalla valutazione comparativa tra dati clinico-laboratoristico-strumentali e dati ecografici è emerso che i 55 soggetti studiati sono risultati affetti da polmonite interstiziale. In tali soggetti la diagnosi è stata formulata con l'ausilio delle comuni tecniche di studio, ma anche l'esame US ha permesso la individuazione di segni considerati diagnostici (Lichtenstein) di patologia interstiziale. Dei soggetti esaminati, infatti, 31 (56,36%) hanno mostrato all'ecografia la presenza di artefatti a coda di cometa (>5 per lato) nelle regioni anteriore e laterale del polmone (dato patognomico di patologia interstiziale) e 24 (46,64%) di “quadri misti” (aree di addensamento

  6. New "all-in-one" device for mesh plug hernioplasty: the Trabucco repair.

    PubMed

    Gossetti, Francesco; Massa, Salvatore; Abbonante, Francesco; Calabria, Michele; Ceci, Francesca; Viarengo, Maria Antonietta; Manzi, Emy; D'Amore, Linda; Negro, Paolo

    2015-01-01

    Sebbene la tecnica Mesh Plug rappresenti una procedura di indubbia efficacia nel trattamento dell’ernia inguinale, tuttora permangono dubbi in relazione alla storia naturale del plug. In particolare, il plug può andare incontro a coartazione (shrinkage) con formazione di un “meshoma” responsabile di una sintomatologia dolorosa cronica. Più raramente, il plug può migrare e provocare erosione delle strutture anatomiche circostanti. Nel passato sono stati proposti alcuni devices per cercare di risolvere il problema della migrazione; nessuno di questi, tuttavia, ha raggiunto la popolarità dei plug conici o a forma di fiore. Il presente lavoro riporta i risultati di uno studio pilota condotto con l’impiego di un nuovo device tridimensionale, il NeT Plug & Patch. I risultati dopo 12 mesi di follow-up, hanno dimostrato una ridotta incidenza di dolore postoperatorio e cronico, senza rischio di migrazione. Inoltre è stata registrata una compliance soddisfacente sia dei pazienti che degli operatori. La protesi NeT Plug & Patch ha dimostrato di poter realizzare un’ernioplastica semplice ed efficace per la riparazione dell’ernia inguinale.

  7. Sonographic tomography for the preoperative staging of breast cancer prior to surgery.

    PubMed

    Grady, I; Gorsuch-Rafferty, H; Hansen, P

    2010-06-01

    Sommario INTRODUZIONE: Scopo del presente lavoro è effettuare un’analisi preliminare retrospettiva di una nuova tecnica ad immagini, la TC ad ultrasuoni, utilizzata per determinare l’estensione della massa neoplastica mammaria, prima di decidere un’eventuale asportazione chirurgica. MATERIALI E METODI: Nel periodo compreso tra agosto 2007 e giugno 2008, 41 donne con diagnosi di tumore mammario hanno avuto una stadiazione della neoplasia usando la TC ad ultrasuoni. In seguito le pazienti sono state sottoposte a risonanza magnetica con mezzo di contrasto del seno per evidenziare ulteriori aree di estensione tumorale, la presenza di linfoadenopatie del cavo ascellare, di multifocalità e di bilateralità, che avrebbero potuto compromettere l’intervento chirurgico. Entrambe le tecniche sono state poi comparate per confrontarne l’accuratezza. RISULTATI: L’accuratezza della nuova tecnica, la TC ad ultrasuoni è stata del 68%, mentre quella della risonanza magnetica del 54%. L’incremento dell’accuratezza della diagnosi che ne è derivato è stato del 14% (2–28%). La TC ad ultrasuoni non appare, pertanto, inferiore alla risonanza magnetica. CONCLUSIONI: È necessario un ulteriore studio per meglio valutare la capacità e le prospettive di questa nuova tecnica nella fase pre-operatoria.

  8. Foundations of Space and Time

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Murugan, Jeff; Weltman, Amanda; Ellis, George F. R.

    2012-07-01

    1. The problem with quantum gravity Jeff Murugan, Amanda Weltman and George F. R. Eliis; 2. A dialogue on the nature of gravity Thanu Padmanabhan; 3. Effective theories and modifications of gravity Cliff Burgess; 4. The small scale structure of spacetime Steve Carlip; 5. Ultraviolet divergences in supersymmetric theories Kellog Stelle; 6. Cosmological quantum billiards Axel Kleinschmidt and Hermann Nicolai; 7. Progress in RNS string theory and pure spinors Dimitri Polyakov; 8. Recent trends in superstring phenomenology Massimo Bianchi; 9. Emergent spacetime Robert de Mello Koch and Jeff Murugan; 10. Loop quantum gravity Hanno Sahlmann; 11. Loop quantum gravity and cosmology Martin Bojowald; 12. The microscopic dynamics of quantum space as a group field theory Daniele Oriti; 13. Causal dynamical triangulations and the quest for quantum gravity Jan Ambjørn, J. Jurkiewicz and Renate Loll; 14. Proper time is stochastic time in 2D quantum gravity Jan Ambjorn, Renate Loll, Y. Watabiki, W. Westra and S. Zohren; 15. Logic is to the quantum as geometry is to gravity Rafael Sorkin; 16. Causal sets: discreteness without symmetry breaking Joe Henson; 17. The Big Bang, quantum gravity, and black-hole information loss Roger Penrose; Index.

  9. Non-linear classification for on-the-fly fractional mass filtering and targeted precursor fragmentation in mass spectrometry experiments.

    PubMed

    Kirchner, Marc; Timm, Wiebke; Fong, Peying; Wangemann, Philine; Steen, Hanno

    2010-03-15

    Mass spectrometry (MS) has become the method of choice for protein/peptide sequence and modification analysis. The technology employs a two-step approach: ionized peptide precursor masses are detected, selected for fragmentation, and the fragment mass spectra are collected for computational analysis. Current precursor selection schemes are based on data- or information-dependent acquisition (DDA/IDA), where fragmentation mass candidates are selected by intensity and are subsequently included in a dynamic exclusion list to avoid constant refragmentation of highly abundant species. DDA/IDA methods do not exploit valuable information that is contained in the fractional mass of high-accuracy precursor mass measurements delivered by current instrumentation. We extend previous contributions that suggest that fractional mass information allows targeted fragmentation of analytes of interest. We introduce a non-linear Random Forest classification and a discrete mapping approach, which can be trained to discriminate among arbitrary fractional mass patterns for an arbitrary number of classes of analytes. These methods can be used to increase fragmentation efficiency for specific subsets of analytes or to select suitable fragmentation technologies on-the-fly. We show that theoretical generalization error estimates transfer into practical application, and that their quality depends on the accuracy of prior distribution estimate of the analyte classes. The methods are applied to two real-world proteomics datasets. All software used in this study is available from http://software.steenlab.org/fmf hanno.steen@childrens.harvard.edu Supplementary data are available at Bioinformatics online.

  10. Multidisciplinary approach to follicular thyroid carcinoma with giant mandibular and multiple sites metastases Case report.

    PubMed

    De Pasquale, Loredana; Rabbiosi, Dimitri; Bardazzi, Alessandro; Autelitano, Luca; Moro, Giacomina Pierina; Ghilardi, Giorgio

    2014-01-01

    I tumori metastatici in genere hanno una cattiva prognosi, con sopravvivenza breve e raramente sono candidabili al trattamento chirurgico. Nel caso dei carcinomi differenziati della tiroide, la prognosi è solitamente migliore, grazie alla possibilità di un approcio multidisciplinare e soprattutto al trattamento radiometabolico dei secodarismi, dopo l’asportazione del tumore primitivo. Il caso presentato riguarda una donna di 65 anni, che è giunta alla nostra osservazione per una tumefazione mandibolare, risultata successivamente una metastasi da carcinoma follicolare della tiroide, a partenza da un voluminoso gozzo cervico-mediastinico normofunzionante, con ulteriori secondarismi a livello polmonare. Dopo un accurato studio pre-operatorio la Paziente è stata sottoposta a resezione della mandibola sinistra con ricostruzione mediante una protesi metallica e a tiroidectomia totale. Successivamente è stata trattata con quattro cicli di terapia radiometabolica con buona risposta. La Paziente è viva, senza ulteriore progressione di malattia a un follow-up di quarantasei mesi. Anche nei casi di tumori differnziati della tiroide in fase metastatica, l’opzione chirurgica va presa in considerazione per consentire alle terapie complementari di migliorare la prognosi in termini di sopravvivenza.

  11. Autologous bone grafting with platelet-rich plasma for alveolar cleft repair in patient with cleft and palate.

    PubMed

    Giudice, Giuseppe; Cutrignelli, Daniela Anna; Leuzzi, Sara; Robusto, Fabio; Sportelli, Pasquale; Nacchiero, Eleonora

    2016-01-01

    L’innesto osseo è essenziale nella terapia chirurgica della labiopalatoschisi (LPS), ma i tempi di osteogenesi ed integrazione ossea nella sede ricevente possono procrastinare i successivi interventi di ortodonzia. Nel nostro studio è stata valutata la capacità della PRP (platelet-rich plasma) associata al trapianto osseo nel diminuire il tempo d’attesa e la durata del trattamento ortodontico in una coorte di 8 bambini, confrontandola con 8 controlli sottoposti a semplice innesto osseo. I risultati hanno mostrato come i soggetti sottoposti a trapianto osseo + PRP abbiano avuto la possibilità di essere sottoposti ad un trattamento ortodontico più precoce (155 giorni vs 298) e più breve (295 giorni vs 356) rispetto al gruppo di controllo. Inoltre nel gruppo di controllo si sono verificate con maggiore frequenza complicanze post-chirurgiche (quali fistole oro-nasali, disturbi periodontali, malattie dentali, perdita di spessore, massa o trabecolatura ossea) rispetto al gruppo sottoposto a PRP. Perciò l’associazione della PRP (platelet-rich plasma) al trapianto osseo è una metodica che sembra associarsi ad una diminuzione statisticamente significativa dei tempi di integrazione ossea nei pazienti affetti da LPS, con conseguente anticipazione della ortodonzia e miglioramento degli outcome chirurgici.

  12. Lo Gnomone Clementino Astronomia Meridiana in Basilica

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Sigismondi, Costantino

    2014-05-01

    Costruito per chiara volontà del papa 70 anni dopo il caso Galileo, lo Gnomone Clementino è un grande telescopio solare che non fa uso di lenti a 92 anni dall’invenzione del cannocchiale. Queste due caratteristiche basterebbero da sole a giustificare l’interesse verso questo strumento. L’astronomia meridiana è alla base dell’astrometria e dell’astrofisica moderna. Lo Gnomone Clementino sta oggi all’astronomia, come il veliero “Amerigo Vespucci” sta alla Marina Italiana. E’ possibile svolgere ogni genere di osservazione e studio su questo strumento, e dal 2002 vi tengo lezioni teorico-pratiche del corso di Storia dell’Astronomia e La Terra nel Sistema Solare della Sapienza, Università di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia. Questo testo aggiunge alcuni tasselli alla ricerca storica sulla meridiana, appoggiandosi, com’è naturale, sulle spalle di giganti che mi hanno preceduto in questi studi. In particolare la misura dell’azimut della meridiana, ed il suo inquadramento tra gli strumenti simili ed alcuni studi di astrometria sui dati del 1701-1703 di Bianchini, che sono apparsi fin’ora soltanto su riviste specializzate ed in Inglese vengono qui proposti in Italiano e semplificati, per valorizzare sempre più questa straordinaria opera d’arte e di scienza.

  13. Diagnosis of CCSVI in Meniere syndrome.

    PubMed

    Bruno, Aldo; Quarto, Gennaro; Califano, Luigi; Mastrangelo, Diego; De Vizia, Marcella; Salafia, Francesca; Bernardo, Benedetto

    In questo lavoro gli autori hanno valutato la possibilità di diagnosticare l’insufficienza venosa cronica cerebro-spinale (CCSVI) nei pazienti affetti da sindrome di Meniére resistente alle terapie mediche. Da aprile 2013 al luglio 2014 sono stati valutati 140 pazienti, 85 femmine, 55 maschi di età compresa tra 32 a 68 anni, con un’età media di 46 aa, affetti da sindrome di Meniere clinicamente definita secondo i criteri AAO 1995. I pazienti sono stati sottoposti ad un esame eco-colordoppler delle vene del collo e dei vasi venosi intracranici secondo il metodo di Zamboni. L’esame è stato eseguito anche in 100 pazienti sani, non affetti da malattia neurologica o audiovestibolare, di età simile a quella dei pazienti arruolati nello studio. L’incidenza della CCSVI, diagnosticata secondo il protocollo sviluppato dal Prof. Zamboni, nei pazienti con sindrome di Meniere è stata del 90%, con una presenza di lesioni più gravi sul lato interessato in casi unilaterali. Nella popolazione di controllo sono state rilevate anomalie compatibili con la CCSVI in soli tre pazienti (3%) comunque asintomatici. Vi è un’alta incidenza di CCSVI nei pazienti con malattia di Meniere clinicamente definita, in una percentuale tale da mettere in dubbio un evento casuale, soprattutto data la bassa prevalenza nel gruppo di controllo.

  14. Usefulness of ileostomy defunctioning stoma after anterior resection of rectum on prevention of anastomotic leakage A retrospective analysis.

    PubMed

    Salamone, Giuseppe; Licari, Leo; Agrusa, Antonino; Romano, Giorgio; Cocorullo, Gianfranco; Falco, Nicolò; Tutino, Roberta; Gulotta, Gaspare

    2016-01-01

    Una delle principali e più temute complicanze della resezione anteriore di retto è stata ed è la deiscenza anastomotica. Solitamente, sia essa una scelta di principio od a discrezione del chirurgo operatore, viene confezionata una ileostomia laterale di sicurezza con lo scopo di prevenire tale circostanza. Scopo di tale studio è stato quello di investigare circa la utilità della stomia laterale di sicurezza quale strumento di prevenzione della deiscenza anastomotica, mettendo a paragone il decorso post-operatorio dei paziente con e senza stomia laterale. Le evidenze hanno portato alla conclusione che il confezionamento della stomia laterale di sicurezza è fattore di protezione non tanto dell’evento deiscenza anastomotica in senso stretto, quanto delle complicanze e della evoluzione clinica della stessa, vedasi ad esempio tasso di ricorrenza di deiscenza/quadro clinico in corso di deiscenza/ tempi di degenza, pur rendendosi necessario sottolineare l’assenza di significatività statistica nel tasso di mortalità nei due gruppi in studio. Cosi detto appare dunque sinottico affermare che il confezionamento di ileostomia laterale di sicurezza in corso di resezione anteriore di retto non determina una diretta azione sull’evento “deiscenza anastomotica” né “morte”, purtuttavia modifica certamente in positivo il decorso clinico ed evolutivo dell’evento “deiscenza anastomotica”.

  15. Management of colovesical and colovaginal diverticular fistulas Our experience and literature reviewed.

    PubMed

    Marcucci, Tommaso; Giannessi, Sandro; Giudici, Francesco; Riccadonna, Sara; Gori, Agnese; Tonelli, Francesco

    2014-10-03

    fistole enteriche. Il tasso d’incidenza delle fistole enteriche nella malattia diverticolare è di circa il 2-4% e può raggiungere il 20% nei pazienti sottoposti a chirurgia. La più comune fistola enterica è la colovescicale (60%) seguita dalla colovaginale (20%). Le fistole diverticolitiche colovescicali e colovaginali tendono a non chiudersi spontaneamente e un trattamento medico conservativo è spesso inefficace. Precedenti studi hanno evidenziato elevati tassi di mortalità (fino al 75%) in pazienti con fistole colovescicali non trattati chirurgicamente. Quando possibile, la chirurgia deve essere considerata il trattamento di scelta. Numerosi lavori hanno suggerito che la resezione del tratto di colon patologico è essenziale per ridurre il rischio di fistole recidive e rappresenta il “gold standard” della chirurgia. Le opzioni chirurgiche sono la procedura in one-stage, in two-stage e in three-stage. In elezione e nella maggior parte dei casi Hinchey I e II non c’è evidenza che le procedure in più tempi abbiano risultati migliori di quella in one-stage. La letteratura ha ampiamente dimostrato come la tecnica in onestage con resezione colica e anastomosi primaria è fattibile ed efficace nella maggioranza dei casi. L’uso di una stomia di protezione associata all’anastomosi primaria si è dimostrato utile nel prevenire l’anastomotic leakage. L’intervento di Hartmann o la procedura in three-stage sono indicati nei casi di diverticolite complicata in stadio III e IV di Hinchey. L’intervento in three-stage è raramente eseguito, grazie al miglioramento negli anni della tecnica chirurgica, dei devices usati e della terapia intensiva e antibiotica perioperatoria. Il trattamento dell’organo fistolizzato può variare in base alle dimensioni della fistola. In alcuni casi, il difetto può essere di dimensioni talmente piccole da non essere visibile. Per quanto riguarda il difetto vescicale, questo può essere, nella maggior parte dei casi

  16. Structural Investigations of Complex Oxides using Synchrotron Radiation

    SciTech Connect

    Hans-Conrad zur Loye

    2007-03-24

    The work is a collaborative effort between Prof. Hanno zur Loye at the University of South Carolina and Dr. Tom Vogt at Brookhaven National Laboratory. The collaborative research focuses on the synthesis and the structural characterization of perovskites and perovskite related oxides and will target new oxide systems where we have demonstrated expertise in synthesis, yet lack the experimental capabilities to answer important structural issues. Synthetically, we will focus on two subgroups of perovskite structures, the double and triple perovskites, and the 2H-perovskite related oxides belonging to the A3n+3mA’nB3m+nO9m+6n family. In the first part of the proposal, our goal of synthesizing and structurally characterizing new ruthenium, iridium, rhodium and ruthenium containing double and triple perovskites, with the emphasis on exercising control over the oxidation state(s) of the metals, is described. These oxides will be of interest for their electronic and magnetic properties that will be investigated as well.

  17. A comparison of two questionnaires on Informed Consent for extended criteria liver donors.

    PubMed

    Bruzzone, Paolo; Giannarelli, Diana

    2015-01-01

    Un questionario riguardante il consenso informato del ricevente per i cosiddetti donatori marginali di fegato (“extended criteria donors”-ECD) è stato inviato, previa approvazione del Comitato Etico, via e-mail ai membri di 2 società scientifiche, ELPAT(Ethical,Legal and Psychologic Aspects of Organ Transplantation) ed ELITA (European Liver and Intestine Transplant Association)-ELTR(European Liver Transplant Registry). I risultati sono stati pubblicati in diversi lavori apparsi su Transplantation Proceedings. Analizzando statisticamente le tabelle negli articoli 2011 ELPAT e 2013 ELITA, nel lavoro più recente meno Centri Trapianto di fegato (LTC) hanno considerato l’età fino a 80 anni (p<.002) e SGOT>90 IU (p<.02), o tutti i criteri insieme (p<.0001), come indicatori di donatore marginale. Ciò potrebbe riflettere il fatto che nel tempo i LTC sono divenuti meno selettivi, a causa della crescente mortalità dei pazienti in lista di attesa. Considerando che in tutti i nostri studi abbiamo riscontrato un notevole ricorso agli ECD, è necessario che i pazienti ricevano tutte le informazioni che vogliano richiedere sia al momento dell’iscrizione in lista di attesa, sia quando il fegato di un donatore venga effettivamente loro proposto. E’ anche possibile creare una lista di attesa separata, per pazienti che non accettano ECD: tale scelta però ritarda in modo inevitabile il trapianto e quindi, potenzialmente, aumenta la mortalità in lista di attesa.

  18. Innovative technique for large septal perforation repair and radiological evaluation.

    PubMed

    Mocella, S; Muia, F; Giacomini, P G; Bertossi, D; Residori, E; Sgroi, S

    2013-06-01

    La perforazione del setto nasale ha cause molteplici: traumatiche, iatrogene, infettive, degenerative, da abuso di vasocostrittori, da uso di cocaina e di recente anche da chemioterapici antineoplastici. Le perforazioni sono altresì classificate in funzione delle dimensioni e della tipologia del deficit cartilagineo o osteocartilagineo e della sede anteriore, mediana e posteriore. Molteplici tecniche di riparazione chirurgica del danno sono state proposte nel tempo e vengono riassunte nel presente lavoro per tipologia di approccio; i risultati conseguiti, sono soddisfacenti per le perforazioni di piccole e medie dimensioni, ma nelle grandi perforazioni non garantiscono sempre la permanente obliterazione del difetto. Spesso si rende necessario l'utilizzo di tessuti prelevati all'interno delle fosse nasali come i turbinati o il prelievo di cartilagine da altre sedi donatrici come l'orecchio o la costa; le varie tecniche vengono illustrate alla luce della più recente letteratura. Gli Autori hanno valutato i pazienti osservati negli ultimi 8 anni e i risultati chirurgici conseguiti in particolare considerando, gli approcci chirurgici effettuati in approccio aperto o chiuso, endoscopico ed i materiali impiegati. Gli autori propongono tra le varie tecniche impiegate in questa serie di pazienti, una tecnica innovativa utilizzabile con successo in molti dei casi considerati di perforazione settale iatrogena che prevede l'utilizzo del gibbo osteocartilagineo quale sede donatrice, nonché la rinosettoplastica riduttiva quale scelta mirata per ottenere agevolmente lembi di scorrimento mucopericondrale e talora produrre anche un miglioramento estetico morfologico.

  19. Prospective evaluation of interobserver diagnostic agreement for focal urinary bladder wall abnormalities detected by ultrasound.

    PubMed

    Francica, G; Scarano, F; Bellini, S A; Miragliuolo, A

    2011-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: È stata valutata prospetticamente la variabilità interosservatore relativamente alla diagnosi di alterazioni focali della parete vescicale tra due operatori con diverso livello di esperienza. MATERIALI E METODI: Due operatori con diverso livello di esperienza in ecografia hanno esaminato indipendentemente nella stessa sessione 87 pazienti consecutivi (età media 68 anni; range 33–80; 75 maschi; 15 donne) sottoposti successivamente a cistoscopia entro 1–2 giorni. Prima dell’inizio dello studio la metodologia di studio è stata standardizzata. Il grado di accordo sulla presenza, sede, dimensioni e numero delle alterazioni parietali della vescica è stato calcolato con il metodo della Kw. RISULTATI: Il grado più elevato di accordo (k = 1) è stato raggiunto relativamente alla presenza delle alterazioni parietali, mentre un accordo sostanziale è stato ottenuto per le dimensioni (k = 0.78), numero (k = 0.72) e sede (k = 0.62). CONCLUSIONI: In questo studio la differenza di esperienza tra due operatori non è emersa nella diagnostica delle alterazioni parietali della vescica anche in ragione di una metodologia standardizzata di studio.

  20. Typical and atypical lymphatic flows in breast carcinoma.

    PubMed

    Pasta, Vittorio; Monteleone, Francesco; D'Orazi, Valerio; Del Vecchio, Luca; Sottile, Daniela; Iacobelli, Silvia; Monti, Massimo

    2015-01-01

    La pratica, universalmente riconosciuta, della ricerca e biopsia del linfonodo sentinella nella stadiazione dei tumori ha evidenziato una serie di situazioni anatomiche e fisiologiche che hanno consentito una più approfondita conoscenza del comportamento del flusso linfatico nel soggetto sano e nel paziente affetto da neoplasia. In particolar modo abbiamo concentrato la nostra attenzione sulle pazienti sottoposte a ricerca linfoscintigrafica del linfonodo sentinella in vista di interventi chirurgici per carcinoma mammario; abbiamo valutato statisticamente la sede in cui è stato reperito il LS e nell’eventualità di drenaggio in sedi anomale il percorso del flusso linfatico. Si è fatto riferimento, per questo studio, alla casistica del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università La Sapienza di Roma maturata negli ultimi 2 anni. Lo scopo del nostro studio è stato quello di valutare statisticamente la sede del linfonodo sentinella, le possibilità di flussi linfatici in direzione non usuale e in questi casi dove, quando e perché. Ne sono emersi riscontri degni di analisi critica e considerazioni oggetto del presente lavoro.

  1. Rodent Empathy and Affective Neuroscience

    PubMed Central

    Panksepp, Jules B.; Lahvis, Garet P.

    2011-01-01

    In the past few years, several experimental studies have suggested that empathy occurs in the social lives of rodents. This indicates that rodent behavioral models can be developed in an attempt to elucidate the mechanistic substrates of empathy at levels that have heretofore been unavailable. For example, the finding that mice from certain inbred strains express behavioral and physiological responses to conspecific distress, while others do not, underscores that the genetic underpinnings of empathy are specifiable and that in the future they could be harnessed to develop new therapies for human psychosocial impairments. However, the advent of rodent models of empathy is met at the outset with a number of theoretical and semantic problems that are similar to those previously confronted by studies of empathy in humans. The distinct underlying components of empathy must be differentiated from one another and from lay usage of the term. The primary goal of this paper is to review a set of seminal studies that are directly relevant to developing a concept of empathy in rodents. We first consider some of the psychological phenomena that have been associated with empathy, and within this context, we consider the component processes, or endophenotypes of rodent empathy. We then review a series of recent experimental studies that demonstrate the capability of rodents to detect and respond to the affective state of their social partners. We focus primarily on experiments that examine how rodents share affective experiences of fear, but we also highlight how similar types of experimental paradigms can be utilized to evaluate the possibility that rodents share positive affective experiences. Taken together, these studies were inspired by Jaak Panksepp’s theory that all mammals are capable of felt affective experiences. PMID:21672550

  2. Affective Infrastructures: Toward a Cultural Neuropsychology of Sport

    PubMed Central

    Heywood, Leslie L.

    2011-01-01

    Recently there has been a turn toward considerations of embodiment, cognition, and context in sport studies. Many researchers have argued that the traditional focus on clinical psychology and performance enhancement within the discipline is incomplete, and now emphasize the importance of athletes’ social and familial contexts in a research paradigm that examines interconnections between movement, cognition, emotion, and the social and cultural context in which movement takes place. While it is important that the sport studies focus is being expanded to consider these interactions, I will argue that this model is still incomplete in that it is missing a fundamental variable – that of our evolutionary neurobiological roots. I will use the work of affective neuroscientists Jaak Panksepp and Stephen Porges to show that because sport so clearly activates neural systems that function at both proximate and ultimate levels of causation, it can be seen to serve fundamental needs for affective balance. A neurobiology of affect shows how the evolution of the mammalian autonomic nervous system has resulted in neurophysiological substrates for affective processes and stress responses, and has wide-ranging implications for sport studies in terms of suggesting what forms of coaching might be the most effective in what context. I propose the term cultural neuropsychology of sport as a descriptor for a model that examines the relationships between neurophysiological substrates and athletes’ social and familial contexts in terms of how these variables facilitate or fail to facilitate athletes’ neuroceptions of safety, which in turn have a direct impact on their performance. A cultural neuropsychological model of sport might thereby be seen to elaborate a relationship between proximate and ultimate mechanisms in concretely applied ways. PMID:22069389

  3. Affective infrastructures: toward a cultural neuropsychology of sport.

    PubMed

    Heywood, Leslie L

    2011-01-01

    Recently there has been a turn toward considerations of embodiment, cognition, and context in sport studies. Many researchers have argued that the traditional focus on clinical psychology and performance enhancement within the discipline is incomplete, and now emphasize the importance of athletes' social and familial contexts in a research paradigm that examines interconnections between movement, cognition, emotion, and the social and cultural context in which movement takes place. While it is important that the sport studies focus is being expanded to consider these interactions, I will argue that this model is still incomplete in that it is missing a fundamental variable - that of our evolutionary neurobiological roots. I will use the work of affective neuroscientists Jaak Panksepp and Stephen Porges to show that because sport so clearly activates neural systems that function at both proximate and ultimate levels of causation, it can be seen to serve fundamental needs for affective balance. A neurobiology of affect shows how the evolution of the mammalian autonomic nervous system has resulted in neurophysiological substrates for affective processes and stress responses, and has wide-ranging implications for sport studies in terms of suggesting what forms of coaching might be the most effective in what context. I propose the term cultural neuropsychology of sport as a descriptor for a model that examines the relationships between neurophysiological substrates and athletes' social and familial contexts in terms of how these variables facilitate or fail to facilitate athletes' neuroceptions of safety, which in turn have a direct impact on their performance. A cultural neuropsychological model of sport might thereby be seen to elaborate a relationship between proximate and ultimate mechanisms in concretely applied ways.

  4. Rodent empathy and affective neuroscience.

    PubMed

    Panksepp, Jules B; Lahvis, Garet P

    2011-10-01

    In the past few years, several experimental studies have suggested that empathy occurs in the social lives of rodents. Thus, rodent behavioral models can now be developed to elucidate the mechanistic substrates of empathy at levels that have heretofore been unavailable. For example, the finding that mice from certain inbred strains express behavioral and physiological responses to conspecific distress, while others do not, underscores that the genetic underpinnings of empathy are specifiable and that they could be harnessed to develop new therapies for human psychosocial impairments. However, the advent of rodent models of empathy is met at the outset with a number of theoretical and semantic problems that are similar to those previously confronted by studies of empathy in humans. The distinct underlying components of empathy must be differentiated from one another and from lay usage of the term. The primary goal of this paper is to review a set of seminal studies that are directly relevant to developing a concept of empathy in rodents. We first consider some of the psychological phenomena that have been associated with empathy, and within this context, we consider the component processes, or endophenotypes of rodent empathy. We then review a series of recent experimental studies that demonstrate the capability of rodents to detect and respond to the affective state of their social partners. We focus primarily on experiments that examine how rodents share affective experiences of fear, but we also highlight how similar types of experimental paradigms can be utilized to evaluate the possibility that rodents share positive affective experiences. Taken together, these studies were inspired by Jaak Panksepp's theory that all mammals are capable of felt affective experiences.

  5. A 16-year experience of carotid artery stenting for carotid artery stenosis.

    PubMed

    Nano, Giovanni; Stegher, Silvia; Occhiuto, Maria Teresa; Muzzarelli, Lorenzo; Malacrida, Giovanni; Mazzaccaro, Daniela P

    2016-01-01

    Da più di 50 anni l’endoarteriectomia carotidea (CEA) è stata considerata il trattamento standard per le stenosi carotidee gravi asintomatiche e sintomatiche. Lo stenting carotideo (CAS) è progressivamente emerso negli ultimi 15 anni come alternativa alla chirurgia, specialmente nei pazienti ad alto rischio. Da allora, molti studi clinici randomizzati sono stati pubblicati per valutare la superiorità di un metodo rispetto all’altro, tuttavia i risultati dei trials hanno generato più dubbi che certezze nell’interpretazione dei loro risultati, gravati come sono da diverse limitazioni: la principale riguarda la ridotta competenza endovascolare richiesta per gli operatori che hanno eseguito lo stenting carotideo e partecipato ai trials. Inoltre questi trials sono stati eseguiti circa 10 anni fa, con materiali e farmaci differenti rispetto a quelli usati attualmente. Attualmente i registri su larga scala e le casistiche che riportano risultati a lungo termine sono maggiormente rappresentativi di una esperienza reale, che riflette ciò che accade di routine nella pratica clinica. Nella nostra Unità Operativa di Chirurgia Vascolare, il CAS è stato offerto dal 1999 come alternativa alla CEA per il trattamento delle stenosi carotidee sintomatiche e asintomatiche nei pazienti a rischio moderato-alto. Scopo del nostro lavoro è di riportare la nostra esperienza retrospettiva, con alcuni consigli e suggerimenti che derivano da ciò che abbiamo imparato in più di 16 anni. Abbiamo pertanto raccolto e analizzato retrospettivamente i dati di tutti i pazienti consecutivi che sono venuti per una stenosi carotidea significativa dal 1 ° gennaio 1999 al 31 agosto 2015. I risultati basilari sono stati la mortalità e la morbilità cerebrovascolare maggiore (MCE) sia a 30 giorni che a lungo termine. Lo studio è stato condotto su 1017 pazienti (677 maschi, 66.6%, età media 74 anni, IQR 69-79 anni) trattati sia per stenosi carotidea sintomatica (n=392, 38.5%) che

  6. Introduzione Nuove tecnologie in urologia.

    PubMed

    Bianchi, Giampaolo

    2011-03-30

    Negli ultimi anni sono state introdotte in urologia nuove tecniche chirurgiche alcune già applicabili nella pratica clinica, altre ancora in corso di sperimentazione. Quella che ha trovato attualmente applicazione è la LESS (Laparo Endoscopic Single-site Surgery); essa riguarda tutte le metodiche che utilizzano una sola porta (multiaccesso) per eseguire interventi laparoscopici. I vantaggi apparenti di questa metodica rispetto alla laparoscopia tradizionale sono soltanto un dimostrato miglior risultato estetico. Mancano studi prospettici randomizzati. NOTES (Natural Orifices Transluminal Endoscopic Surgery) È una metodica ancor più nuova che sfrutta gli orifizi naturali (bocca, retto, vagina, vescica per accedere alla cavità addominale. Rispetto alla LESS questa tecnica utilizza prevalentemente i gastroscopi e lo strumentario dei gastoenterologi per eseguire interventi demolitivi. In urologia l'impiego di questa metodica è puramente sperimentale, comunque piccoli passi sono stati fatti nel migliorare lo strumentario. I chirurghi stanno consolidando questa metodica sull'uomo riguardo alla colecistectomia, ma i risultati sono scarsi, discordanti sulla via d'accesso e limitati a case reports. Oggi i risultati più incoraggianti li ha descritti Estevao Lima, un ingegnoso portoghese che utilizzando una tecnica NOTES di terza generazione (accesso combinato trans-vescicale e trans-gastrico) è riuscito ad eseguire una serie di nefrectomie sul maiale. Tanto si sa e si è speculato riguardo al robot da Vinci®, che oggi la prostatectomia senza di lui non è più competitiva. Moltissimi sono i centri che lo hanno, molti quelli che lo usano, tanti quelli che hanno risultati migliori rispetto alla tecnica laparoscopica classica. Ancora ad oggi però non esistono studi prospettici randomizzati che dimostrino la sua superiorità; inoltre una spina nel fianco sono i costi. Un ulteriore sviluppo futuro di da Vinci® forse potrebbe vedersi nell'assistere le nuove tecniche

  7. Il ruolo svolto dall’attività lavorativa sull’ipertensione arteriosa

    PubMed Central

    Barbini, N.; Gorini, G.; Ferrucci, L.; Biggeri, A.

    2009-01-01

    RIASSUNTO Introduzione I parametri di pressione arteriosa, sistolica (PAS) o diastolica (PAD) hanno costituito I’oggetto di numerosi studi, alcuni dei quali stabiliscono un’associazione tra I’aumnto di tali parametri e la mortalità, in particolare alle età medie. I fattori di rischio di ipertensione più frequentemente studiati sono il consumo di alcol, il fumo e I’origine etnica in riferimento sia alle differenze genetiche che nella condotta alimentare, mentre i fattori di origine professionale sono stati presi in considerazione più raramente e in maniera poco approfondita, inoltre sono state riferite notevoli differenze nelle pressioni arteriose medie di individui che svolgono professioni diverse. Sembra infatti che i “colletti blu” siano più a rischio dei “colletti bianchi”. Obiettivi Il nostro scopo è valutare se determinati rischi o vincoli connessi con l’attività professionale o determinati stili di vita rappresentano un fattore di rischio per l’ipertensione arteriosa in considerazioni dell’aumentare dell’età. Elementi specifici che rendano conto di questa relazione non sono stati ancora completamente chiariti e soprattutto i dati sulla popolazione italiana sono molto limitati. Metodi La metodologia di ricerca utilizzata è stata quella dell’indagine francese ESTEV (Derriennic, Touranchet, Volkoff) - VISAT (Marquie, Janson), studio epidemiologico longitudinale su oltre 23000 lavoratori attivata in Francia nel 1990 al fine di indagare gli effetti a lungo termine delle condizioni di lavoro, riferite all’intera vita professionale, sia sull’invecchiamento sia sulla salute dei lavoratori. Analoga indagine è stata avviata in Italia, nel 2000, in 6 Regioni, prendendo in esame i lavoratori dipendenti di diversi settori produttivi appartenenti a 5 coorti di età: da 32 a 52 anni con intervallo di 5 anni. Le rilevazioni sono state effettuate dai medici del lavoro di azienda attraverso 3 questionari: 1. sulle condizioni

  8. Polypoid anal melanoma. A case report and review of the literature.

    PubMed

    Tutino, Roberta; Clerico, Giuseppe; Luc, Alberto Realis; Gallo, Gaetano; Trompetto, Mario

    2016-11-12

    Il melanoma ano-rettale è una patologia rara, rappresentando l’1% dei tumori anali e lo 0.4-1.6% dei melanomi. I suoi sintomi sono simili a quelli delle più comuni malattie benigne della regione anorettale, portando spesso a diagnosi in stadi avanzati, in particolare se la sede del tumore è a livello del canale anale. In ogni caso la prognosi del melanoma anorettale rimane severa con una sopravvivenza a 5 anni che non supera il 22% negli stadi più precoci. La letteratura presenta saltuarie serie monocentriche ed alcuni case report e a tutt’oggi non vi sono linee-guida per il suo management. La classificazione più usata divide la malattia in tre stadi a seconda del coinvolgimento o meno dei linfonodi regionali e della presenza di metastasi a distanza. Un’analisi di popolazione ha mostrato una sopravvivenza a 5 anni del 17%, 18% e 5% rispettivamente per i tre stadi di malattia dopo chirurgia e dello 0%, 0% e 4% in assenza di trattamento. La risonanza magnetica e l’ecoendoscopia sono utili per la valutazione di operabilità locale mentre la TAC e la PET sono indicati per la valutazione di eventuali metastasi a distanza. I fattori di rischio per recidiva sono l’invasione perineurale, la necrosi tumorale, dimensioni superiori a 2 cm ed un’istologia con cellule fusate o miste. I protocolli poli-chemioterapici utilizzati sinora per il melanoma anorettale hanno purtroppo portato a risultati meno soddisfacenti di quelli ottenuti nel trattamento del melanoma cutaneo. La mutazione del c-KIT ed i trattamenti con i suoi inibitori sembrano dimostrare risultati promettenti mentre la radioterapia non sembra attualmente rivestire alcun ruolo terapeutico rilevante. Abbiamo riportato il caso di una donna di 55 anni visitata presso un ambulatorio di coloproctologia per rettorragia saltuaria ed un dolore anale che ha reso impossibile la valutazione clinica locale. La valutazione in anestesia ha rivelato la presenza di una massa polipoide di colorito brunastro del

  9. How changes in nutrition have influenced the development of allergic diseases in childhood

    PubMed Central

    2012-01-01

    possono prevenire lo sviluppo di respiro sibilante (wheezing) attraverso i loro effetti antiossidanti contengono vitamina C e selenio; i livelli ematici di questi elementi sono correlati negativamente con il rischio di wheezing. Inoltre l'assunzione di vitamina E durante la gravidanza sembra essere correlato con un rischio ridotto di respiro sibilante per il nascituro. Allo stesso modo, basso apporto di zinco e di carotenoidi in donne in gravidanza è associata ad un aumentato rischio di wheezing e asma nell'infanzia. Anche le fibre hanno proprietà anti-infiammatorie ed effetti protettivi contro le malattie allergiche come la dermatite atopica e l’asma. Il consumo di grassi influenza lo sviluppo delle vie aeree. Le popolazioni dei paesi occidentali hanno aumentato il loro consumo di n-6 PUFA e, parallelamente, ridotto n-3 PUFA. Ciò ha portato alla diminuzione della produzione di PGE2, che si ritiene abbia un effetto protettivo contro l'infiammazione delle vie aeree. Ipotesi contrastanti riguardano la vitamina D, sia un eccesso che una carenza di vitamina D, infatti, sono stati associati ad un aumentato rischio di asma. Ulteriori studi sul ruolo di queste sostanze sono necessari prima di trarre conclusioni sul piano clinico. PMID:22651129

  10. Influence of fear of movement on total knee arthroplasty outcome.

    PubMed

    Kocic, Mirjana; Stankovic, Anita; Lazovic, Milica; Dimitrijevic, Lidija; Stankovic, Ivona; Spalevic, Marija; Stojiljkovic, Predrag; Milenkovic, Marina; Stojanovic, Zorica; Nikolic, Dejan

    2015-01-01

    RiassuntoLo scopo dello studio è quello di verificare l’incidenza del timore postoperatorio ai movimenti nei pazienti sottoposti ad artroplastica totale del ginocchio (TKA) e di determinare l’associazione di questo timore con i provvedimenti da adottare. Lo studio prospettico riguarda 78 pazienti sottoposti ad TKA primaria per osteoartrite. L’incidenza di timore al movimento è stata detenninata con l’uso della Tampa Scale of Kinesiophobia (TSK). I pazienti sono stati valutati in tre fasi temporali: 2 settimane. 4 settimane e 6 mesi dopo l’intervento chirurgico. In tutte e tre le fasi sono stati valutati il dolore e l’entità della flessione, mentre l’aspetto funzionale è stato preso in considerazione soltanto sei mesi dopo l’intervento, secondo la Oxford knee score 1. Il timore al movimento è stato registrato in 17 pazienti (21,8%). Quelli con maggiore entità di timore hanno dimostrato di conseguire risultati significativamente meno buoni in termini di dolore, grado di flessione e funzionalità rispetto a quelli con limitata paura. Miglioramento del dolore e della flessione sono stati progressivamente conseguiti nel tempo in entrambi i gruppi, ma i risultati migliori vengono raggiunti nel gruppo con minore paura al movimento. Lo studio ha dimostrato che la paura postoperatoria alla motilità si associa significativamente con il dolore, l’entità della flessione e la funzionalità del ginocchio. Altri Autori haImo rilevato che il timore preoperatorio alla motilità del ginocchio fa prevedere limitazioni funzionali postoperatorie. In conclusione il timore della motilità si rileva in una significativa proporzione dei pazienti dopo TKA e si associa con gonalgia, e minore flessione e funzionalità, e dunaue questa paura rappresenta un richio di scarsi risultati dopo artroplastica totale del ginocchio.

  11. Biological and clinical outcomes in the elderly with left ventricular dysfunction: Are there differences between on-pump and off-pump coronary artery bypass grafting?

    PubMed

    Concistrè, Giovanni; Dell'Aquila, Angelo Maria; Piccardo, Alessandro; Pansini, Stefano; Gargiulo, Raffaele; Gallo, Alina; Merlanti, Bruno; Passerone, Giancarlo; Regesta, Tommaso

    2015-01-01

    Il nostro studio ha lo scopo di confrontare gli eventi clinici ed i dati laboratoristici postoperatori di pazienti anziani coronaropatici con disfunzione ventricolare sinistra, sottoposti a rivascolarizzazione miocardica chirurgica eseguita con o senza ausilio della circolazione extracorporea. Studi recenti hanno evidenziato i vantaggi dell’intervento a cuore battente nei pazienti anziani, riportando una riduzione della morbidità postoperatoria e della disfunzione di organo. Tuttavia questi studi non analizzano l’impatto della disfunzione ventricolare sinistra sugli eventi postoperatori precoci e tardivi nei pazienti ad alto rischio. Abbiamo esaminato retrospettivamente 90 pazienti di età superiore ai 75 anni, con frazione di eiezione preoperatoria < 50%, sottoposti a bypass aortocoronarico, senza altre procedure cardiochirurgiche associate, tra Gennaio 2000 e Luglio 2009 presso il nostro Centro. I pazienti sono stati divisi in 2 gruppi: pazienti operati senza ausilio della circolazione extracorporea (a cuore battente) e pazienti operati con l’ausilio della circolazione extracorporea (a cuore fermo). Abbiamo confrontato I livelli sierici postoperatori degli enzimi CK, CK-MB e troponina T, indici di danno miocardico, e gli eventi cerebrovascolari. La mortalità intraospedaliera totale era del 2% (2 pazienti su 90) e simile in entrambi i gruppi (p=0.8336). I livelli medi di troponina T a 6, 24, 48 ore dopo l’intervento erano significativamente più bassi nei pazienti operati a cuore battente (p=0.0001; p=0.0021; p=0.0070). Non c’era una differenza statisticamente significativa nei 2 gruppi in termini di sopravvivenza (p=0.0764) e di eventi cerebrovascolari (p=0.3016) nell’immediato postoperatorio ed a 10 anni. I nostri risultati dunque mostrano che il non utilizzo della circolazione extracorporea nei pazienti ad alto rischio determinerebbe una più bassa incidenza di danno miocardico; tuttavia ciò sembra non influenzare a lungo termine la sopravvivenza

  12. Integrated clinical-ultrasonographic diagnosis in acute appendicitis.

    PubMed

    Summa, M; Perrone, F; Priora, F; Testa, S; Quarati, R; Spinoglio, G

    2007-12-01

    Sommario SCOPO: L'appendicite acuta è una delle urgenze chirurgiche addominali più comuni. Se non trattata, può rapidamente progredire verso complicanze severe, quali la perforazione e la peritonite. Spesso i chirurghi optano per un intervento chirurgico precoce anche in caso di diagnosi solo probabile, con il rischio di eseguire una quota importante di appendicectomie inutili. Lo scopo dello studio è di analizzare la nostra esperienza con la diagnosi integrata clinico-ultrasonografica dell'appendicite acuta. MATERIALI E METODI: Durante il periodo gennaio 1999-dicembre 2006 1447 pazienti sono stati sottoposti a valutazione clinica, a conta leucocitaria, dosaggio della proteina C reattiva ed ecografia addominale. È stata utilizzata la tecnica ecografia di compressione graduale, con sonda ad alta frequenza. RISULTATI: È stata formulata diagnosi ecografica di appendicite acuta in 368 pazienti (25%). Ulteriori 8 pazienti sono stati operati sulla base del solo giudizio clinico. Abbiamo osservato 7 casi di falsi positivi ecografici. In 1079 (75% del totale) pazienti è stato espresso un giudizio diagnostico negativo per appendicite acuta: in 173 di essi (12%) è stata formulata una diagnosi diversa. I restanti 906 pazienti sono stati sottoposti a controllo clinico fino alla risoluzione della sintomatologia, senza alcuna complicanza. I nostri risultati hanno dimostrato una sensibilità dell'ecografia del 98%, una specificità del 99%, un valore predittivo positivo del 98% e un valore predittivo negativo del 99%. L'accuratezza diagnostica globale è stata del 99%. CONCLUSIONI: La diagnosi integrata (clinica, di laboratorio ed ecografica) dell'appendicite acuta consente una diagnosi sicura, con risparmio di risorse evitando il ricorso ad appendicectomie inutili.

  13. Bilobate wandering spleen with doble torsion of the vascular pedicle. A case report.

    PubMed

    Barra, Sossio; Lepore, Renata; Cappabianca, Adele; Barra, Floriana

    2017-03-08

    Il trattamento della torsione del peduncolo di milza migrante è generalmente di tipo conservativo e consiste nella splenopessia,la splenectomia è indicata nei casi complicati da ischemia irreversibile dell’organo. Nel caso in oggetto si tratta di un donna adulta che giunge due volte alla nostra osservazione. Al primo accesso in Pronto Soccorso la donna lamenta dolore epigastrico a sbarra che si irradia in regione dorsale da alcuni giorni, alvo regolare non vomito. Addome trattabile dolente all’epigastrio, assenza di masse patologiche palpabili. Sottoposta ad esame radiografico di diretta addome ed esame ecografico dell’addome completo, si reperta l’assenza di milza nella sua sede anatomica e la presenza di essa in fossa iliaca sinistra senza alterazioni focali eco strutturali del parenchima con minima falda fluida perisplenica qualche livello idroaereo in flessura sinistra. La paziente viene sottoposta anche a TC in urgenza senza somministrazione di mdc e.v. che conferma milza migrante con minima falda di versamento perilienale con sospetta anomala rotazione del peduncolo vascolare. In anamnesi la paziente era a conoscenza di essere portatrice di milza ectopica. Migliorata la sintomatologia la paziente rifiuta ricovero. Il giorno successivo ritorna in Pronto Soccorso per dolore non più localizzato all’epigatrio ma diffuso a tutto l’addome .Sulla scorta degli esami precedenti viene sottoposta subito ad esame MSTC con mezzo di contrasto che mostra milza migrante, dismorficabilobata,aumentata notevolmente di volume rispetto al giorno precedente con doppio coiling del peduncolo vascolare completamente avascolarizzata con infarto massivo. Nel caso presentato, l’angio MSTC ha permesso di documentare anche una sottile frattura mediana della milza non sanguinante.Questi reperti hanno orientato al trattamento chirurgico d’urgenza di splenectomia. Il trattamento chirurgico conservativo va effettuato qualora non siano presenti segni di sofferenza vascolare

  14. [National epidemiological surveillance systems of mesothelioma cases].

    PubMed

    Ferrante, Pierpaolo; Binazzi, Alessandra; Branchi, Claudia; Marinaccio, Alessandro

    2016-01-01

    INTRODUZIONE: sebbene la relazione causale tra esposizione ad amianto e malattie neoplastiche sia ben nota, in molti Paesi il consumo del materiale è ancora rilevante e crescente. A causa della lunga latenza, nei Paesi dove è stato bandito (come in Italia) è oggi in corso un'epidemia di malattie correlate ad amianto. OBIETTIVI: descrivere i sistemi di sorveglianza dei mesoteliomi attivi nel mondo mediante un'analisi comparativa. è stata condotta una revisione bibliografica della letteratura disponibile sui sistemi di sorveglianza epidemiologica dei mesoteliomi attivi nel mondo, comparando metodi e risultati disponibili. RISULTATI: sistemi di ricerca dei casi incidenti e di analisi anamnestica dei soggetti ammalati sono attivi solo in Italia, Francia e Corea del Sud. I Paesi presso i quali sono attivi sistemi di rilevazione e controllo dei casi incidenti di mesotelioma sono quelli in cui vige il bando dell'amianto e che hanno sperimentato consumi rilevanti in passato. Non sono stati istituiti sistemi epidemiologici di sorveglianza in molti Paesi dove il consumo di amianto è ancora importante (inclusi Russia, Cina, India e Brasile). CONCLUSIONI: si conferma l'importanza dei sistemi di sorveglianza epidemiologica dei mesoteliomi per la sanità pubblica, il sostegno alle politiche di welfare e la prevenzione dei rischi. Lo sviluppo di progetti per tendere a una maggiore uniformità nei metodi di ricerca dei casi, di classificazione delle diagnosi e dell'esposizione e nelle tecniche di analisi dei dati potrebbe consentire una maggiore fruibilità dei dati aggregati. La disponibilità di dati internazionali confrontabili può essere di stimolo all'adozione di provvedimenti di bando internazionale.

  15. Tension-free primary closure for the treatment of pilonidal disease.

    PubMed

    Arer, Ilker Murat; Yabanoglu, Hakan; Caliskan, Kenan

    2015-01-01

    Il sinus pilonidali (SP) è una patologia comune che colpisce in genere la popolazione giovane e localizzandosi nella regione intergflutea. Per la sua cura sono state utilizzate tecniche conservative e descritte diverse tecniche chirurgiche, queste ultime consistenti in chiusura primaria dell’escissione chirurgica, la marsupializzazione e le chiusura con flap della breccia chirurgica. Il presente studio si propone di valutare l’efficacia di un metodo chirurgico. La casistica si riferisce a 151 pazienti sottoposti a trattamento chirurgico tra Gennaio 2007 e Settembre 2014, che vengono suddivisi per età, sesso, durata dell’intervento e della degenza postoperatoria, oltre alle complicanze (deiscenze ed infezioni della ferita), recidive e domensioni pel pezzo operatorio. L’età media dei pazienti affetti da sinus pilonidalis si aggira tra i 14 ed i 66 anni (media 25,18). In 105 pazienti (69,5% del totale) si è proceduto a chiusura primaria della ferita, ed il 46 (30,5% del totale) si è adottata la tecnica tension-free. Non si sono osservate differenze statistiche tra i gruppi rispetto all’età, al sesso, alla durata dell’intervento ed a quella della degenza postoperatoria. Solo 9 pazienti operati con chiusura primaria (8,6%) e 3 pazienti (6,5%) operati con tecnica tension-free hanno presentato una recidiva postoperatoria. In 17 pazienti (7,9%) si è osservata la deiscenza della ferita, di cui 15 (14,3%) tra quelli trattati con chiusura primitive e 2 (4,3%) in quelli trattati con tecnica tension- free. Il 16 pazienti (10.6%) è stata osservata la formazione postoperatoria di sieroma o di infezione. In conclusione la tecnica tension free si dimostra metodo altrettanto efficace della chiusura primitiva.

  16. [Nursing students' satisfaction and perception of their first clinical placement: observational study].

    PubMed

    Comparcini, Dania; Simonetti, Valentina; Tomietto, Marco; Galli, Francesco; Fiorani, Catia; Di Labio, Luisa; Cicolini, Giancarlo

    2014-01-01

    Background. Gli ambienti di apprendimento clinico sono definiti come una rete di fattori interagenti nel contesto, in grado di influenzare gli esiti dell’apprendimento degli studenti. La soddisfazione degli studenti è considerata un indicatore del raggiungimento degli esiti dell’apprendimento ed è determinante a partire dalla prima esperienza di tirocinio. Scopo. Analizzare l’esperienza di apprendimento clinico degli studenti infermieri del primo anno di corso dopo il primo tirocinio clinico ed identificare i principali determinanti della soddisfazione degli studenti. Metodo. Lo studio osservazionale è stato realizzato in cinque sedi universitarie italiane del Corso di Laurea in Infermieristica. 420 studenti hanno compilato la versione italiana della “Clinical Learning Environment, Supervision and plus Nurse Teacher (CLES+T) scale” al termine del primo tirocinio clinico. Risultati. I punteggi medi assegnati alle dimensioni della scala variano da 4.02 (clima di apprendimento) a 3.30 (relazione di tutorato). La maggior parte degli studenti è soddisfatto della propria esperienza di tirocinio (75.6%), ma sono emerse differenze in relazione alle diverse sedi di tirocinio clinico. Discussione. I principali determinanti della soddisfazione sono lo stile di leadership del coordinatore infermieristico e l’integrazione teoria-pratica nella relazione fra tutor clinico, universitario e studente. Conclusioni. I risultati dello studio contribuiscono alla comprensione della prima esperienza di tirocinio degli studenti. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le variabili organizzative specifiche e i modelli tutoriali in grado di aumentare la soddisfazione degli studenti, per sviluppare strategie formative basate sull’integrazione tra tutor universitari e guide di tirocinio.

  17. Laparoscopic intra-operative ultrasound in liver and pancreas resection: Analysis of 93 cases.

    PubMed

    Piccolboni, D; Ciccone, F; Settembre, A; Corcione, F

    2010-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: L’ispezione laparoscopica in chirurgia del pancreas o del fegato è un approccio ampiamente utilizzato. L’aggiunta dell’ecografia intra-operatoria alla laparoscopia ha di recente ulteriormente migliorato la valutazione chirurgica. Lo scopo di questo studio è stato di valutare l’impatto dell’ecografia intra-operatoria open (IOUS) o laparoscopica (LIOUS) in chirurgia del fegato e del pancreas. MATERIALI E METODI: Negli anni 2005–2008, 45 pazienti, di età 42–75 anni, sono stati selezionati per chirurgia epatica resettiva e 48 pazienti, di età 14–72 anni, per resezione parziale del pancreas. L’ecografia intra-operatoria è stata effettuata per mezzo di un apparecchio Aloka SSD-550 (Aloka, Tokyo, Giappone), con sonda lineare laparoscopica a punta flessibile e sonda elettronica lineare a T. RISULTATI: Tra i pazienti epatici, la LIOUS ha evitato inutili laparotomie in sei pazienti (13,3%) ed, insieme alla IOUS, ha consentito di trovare noduli non diagnosticati ed ha cambiato la strategia chirurgica in cinque pazienti (11,1%). Nel gruppo pancreas, la LIOUS ha escluso 7 pazienti (14,4%) dalla chirurgia radicale, per infiltrazione della vena mesenterica, coinvolgimento dei linfonodi celici o para-aortici, micro-metastasi epatiche e peritoneali. In 11 lesioni benigne, ha consentito la definizione dei rapporti con il dotto di Wirsung ed i vasi splenici, in 6 ha guidato l’aspirazione di liquido per analisi chimiche e citologiche. CONCLUSIONI: Nella nostra esperienza la LIOUS e la IOUS hanno avuto la massima importanza sia nella selezione dei pazienti per la chirurgia resettiva e nel pianificare l’approccio chirurgico, influenzando la strategia chirurgica in 11 pazienti epatici (24,4%) e 13 pazienti pancreatici (27%).

  18. [L'ortoressia nervosa in un campione di popolazione universitaria italiana].

    PubMed

    Dell'Osso, Liliana; Abelli, Marianna; Carpita, Barbara; Massimetti, Gabriele; Pini, Stefano; Rivetti, Luigi; Gorrasi, Federica; Tognetti, Rosalba; Ricca, Valdo; Carmassi, Claudia

    2016-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. Valutare la frequenza e le caratteristiche dei comportamenti ortoressici in una vasta popolazione universitaria. Metodi. Un totale di 2826 individui hanno volontariamente completato in forma anonima l'ORTO-15 presente online, questionario autosomministrabile disegnato e validato con lo scopo di valutare la sintomatologia ortoressica. Come già fatto in studi precedenti, un punteggio totale all'ORTO-15 inferiore a 35 è stato utilizzato come soglia ottimale per evidenziare una tendenza per l'ortoressia nervosa. Inoltre, è stata anche usata una scheda specifica per raccogliere le variabili socio-demografiche. Risultati. Sono stati valutati, nel complesso, 2130 studenti e 696 dipendenti universitari appartenenti all'Università di Pisa. I sintomi ortoressici si sono presentati con una frequenza del 32,7%. Le femmine presentavano una percentuale significativamente maggiore di punteggi sopra-soglia all'ORTO-15, un BMI minore, una maggiore presenza di condizione "sottopeso" e di stile di alimentazione vegano/vegetariano rispetto ai maschi. Discussione. L'ortoressia nervosa, definita come una "fissazione per il mangiare sano", non è inclusa formalmente nel DSM-5. L'emergere di questa condizione come un nuovo possibile prodromo di una sindrome psicologica è stato recentemente enfatizzato dal numero sempre crescente di articoli scientifici. Dal nostro campione di popolazione universitaria emerge che l'essere vegetariani o vegani, la condizione sottopeso, l'appartenere al sesso femminile, l'essere studenti e interessati al presente studio sia significativamente predittivo di un'inclinazione verso l'ortoressia. Conclusioni. I nostri dati contribuiscono a definire la nuova concettualizzazione dell'ortoressia nervosa. Saranno necessari sicuramente altri studi per esplorare i confine diagnostici di questa sindrome, il suo decorso, "l'outcome" e le possibili implicazioni cliniche.

  19. Sonographic examination of epiaortic vessels in patients with peripheral vertigo.

    PubMed

    Salvaggio, G; Gargano, R; Campisi, A; Cantisani, V; Ricci, P; Gallina, S; Midiri, M; Caruso, G

    2010-09-01

    Sommario INTRODUZIONE: Valutare l’utilità dell’eco-color Doppler (CDU) dei vasi epiaortici nei pazienti con vertigine periferica da causa sconosciuta. MATERAILI E METODI: Centocinquantasei pazienti (gruppo studio; 42 uomini e 114 donne; età media 61,86 ± 14,14) e 161 pazienti (gruppo controllo; 80 uomini e 81 donne; età media 62,31 ± 13,69) sono stati sottoposti a CDU dei vasi epiaortici. Sono stati valutati i seguenti parametri: presenza di placche ateromasiche a livello dell’arteria carotide (CA) comune e/o interna; spessore medio intimale (IMT) della CA comune; picco di velocità sistolica (PSV) e indice di resistenza (RI) a livello delle arterie vertebrali (VA).Sono stati utilizzati test parametrici (T-test) e non parametrici (Mann–Whitney U-test e Kolmogorov–Smirnov test). È stata eseguita un’analisi di regressione logistica per fornire un odds ratio indice di grandezza del rischio di vertigine. Sono state considerate variabili indipendenti (età, sesso), fattori di rischio vascolare (ipercolesterolemia, diabete, ipertensione) e variabili CDU (IMT, placche, PSV e RI). RISULTATI: Placche ed IMT > 1 mm sono stati trovati in 31 (19,8%) e 98 (62,8%) pazienti del gruppo di studio e in 43 (26,7%) e 125 (77,6%) pazienti del gruppo controllo. I test statistici, applicati a PSV e RI, non hanno dimostrato differenze significative (p-valore > 0,05). Alla regressione logistica le vertigini sono risultate associate ad età, sesso, ipercolesterolemia, diabete, ipertensione e IMT (p < 0,01), mentre placche, PSV ed RI non erano fattori significativi (p > 0,05). DISCUSSIONE: IMT è la sola variabile CDU significativamente associata alla vertigine, specialmente nelle classi di età inferiore (35-45 e 45-55) del gruppo studio.

  20. Scienza dei servizi

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Cavenago, Dario; Mezzanzanica, Mario

    I servizi sono oramai centrali nella vita sociale di ogni Paese. L'aspettativa di ogni attore sociale, sia esso cittadino/utente e/o istituzione, è quella di ricevere da uno scambio che ha alla base un servizio un contributo che si caratterizza per una qualità intrinseca. Il mantenimento di tale promessa richiede all'azienda erogatrice un forte coinvolgimento, nel disegno del servizio, degli utenti ed una capacità di gestione della conoscenza; ciò è particolarmente significativo per quei servizi che si caratterizzano per una forte personalizzazione o complessità progettuale. Disegnare un servizio, metterlo in produzione e gestirne l'erogazione ha una complessità variabile in base al grado di coinvolgimento dei destinati ed alle dimensioni critiche che esprimono le condizioni di fattibilità di un servizio di qualità appropriato alle attese degli utilizzatori. Ugualmente la globalizzazione dell'economia e la scarsità delle risorse ha portato l'attenzione, ai fini della sostenibilità delle condizioni sopra richiamate, di una ricerca di modelli e strumenti che permettano una valutazione e una standardizzazione dei processi di produzione ed erogazione secondo condizioni di economicità. Tali primi e sintetici elementi hanno condotto diversi attori istituzionali, grandi imprese ed università attraverso i loro centri di ricerca, ad una azione di riflessione sul grado di "ingegnerizzazione" dei processi sottesi alla erogazione dei servizi ed in particolare ai servizi che attuano le politiche dei grandi settori di base dell'economia di una Nazione: educazione, sanità, sociale, sviluppo infrastrutture ecc.

  1. The pedagogic evolution in Surgery: the University at the centre of a training which becomes territorialized The model of the region Marche.

    PubMed

    Patrizi, Andrea; Tranà, Cristian; Baldoni, Andrea; Coletta, Pietro; Marmorale, Cristina

    2014-01-01

    La formazione in Chirurgia è un tema di grande interesse in un’epoca di crisi, ma anche di grandi cambiamenti mossi dalla spinta della Comunità Europea di uniformare i Percorsi Formativi di tutti i suoi Stati Membri. I punti principali delle riforme attuate per uniformarci al contesto Comunitario, vertevano sulla riduzione dei tempi e sulla implementazione della multidisciplinarietà della formazione specialistica, con il rischio di adombrare quelli che sono i punti di forza del nostro Sistema Sanitario, tra cui l’alto livello assistenziale dei nostri ospedali territoriali. La Scuola di Specializzazione di Chirurgia Generale dell’UNIVPM da alcuni anni punta su un progetto che vede la Clinica Universitaria al Centro di una Formazione Specialistica che si sviluppa sempre più sul territorio, avvicinando il mondo Ospedaliero a quello Universitario. Questo nuovo modello organizzativo prevede una prima fase all’interno della Clinica Universitaria ed una seconda nella Rete Formativa, nella quale rientrano Centri a differente impatto specialistico, all’interno di Strutture Ospedaliere Italiane ed Estere, e la possibilità di poter collaborare con l’Organizzazione di Emergency. Per testare questa nuova organizzazione del Corso Specialistico, abbiamo preso in analisi l’attività chirurgica svolta dagli specializzandi del nostro Ateneo, che hanno terminato il loro percorso formativo in Chirurgia Generale a Marzo 2014, essendo loro i primi ad aver beneficiato di questo modello. L’attività operatoria è stata, per ciascuno, mediamente di 400 interventi da primo operatore (237-476) distribuiti in chirurgia maggiore 44 (13-80), media 172 (129-268) e minore 209 (70-378), rapportando i loro risultati con gli standard complessivi di addestramento professionalizzante previsti dallo Statuto Nazionale si osserva il buon rendimento di questo sistema, che vede i suoi punti di forza nell’EQUITA dell’offerta, in quanto standardizzabile; nel concetto di RETE

  2. Diagnostic value of contrast-enhanced ultrasonography in the characterization of ovarian tumors().

    PubMed

    Sconfienza, L M; Perrone, N; Delnevo, A; Lacelli, F; Murolo, C; Gandolfo, N; Serafini, G

    2010-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: La ricchezza della componente vascolare dei tumori ginecologici influenza le caratteristiche dell'imaging diretto, utilizzando metodiche che evidenziano la componente macrovascolare delle lesioni (color e power Doppler), e di quello indiretto, mediante somministrazione di mezzi di contrasto (MdC) per lo studio del microcircolo e della perfusione interstiziale. Lo scopo di questo lavoro è di valutare l'aggiunta di informazioni diagnostiche fornite dalla valutazione ecografica con MdC nello studio delle lesioni ovariche. MATERIALI E METODI: Abbiamo valutato 72 lesioni annessiali in 61 pazienti con lesioni ovariche di incerta interpretazione mediante somministrazione di 4,8 ml di MdC ecoamplificatore di II generazione. Per ogni lesione, abbiamo valutato la morfologia basale, quella contrastografica e le curve intensità/tempo. RISULTATI: La valutazione post-contrasto confrontata con la basale non ha apportato informazioni aggiuntive morfovascolari in 8 pazienti (13,1%); in 38 pazienti (62,3%) ha apportato informazioni senza modifiche del comportamento clinico; in 15 soggetti (24,6%) ha apportato elementi che hanno modificato il comportamento clinico. Le lesioni maligne presentavano valori di tempo massimo di enhancement significativamente minori (11,9 ± 3,1 s vs 19,8 ± 4,0 s p < 0,01) e intensità di picco massimo significativamente maggiore (24,7 ± 4,2 dB vs 17,8 ± 3,3 dB p < 0,01) rispetto alle lesioni benigne. CONCLUSIONI: La CEUS consente di migliorare la confidenza diagnostica nelle lesioni liquide corpuscolate in cui l'indagine convenzionale non risulta dirimente, proponendosi nella diagnosi differenziale di un limitato numero di lesioni complesse, in alternativa a TC ed RM. Le informazioni ottenute influenzano tuttavia il successivo iter diagnostico e terapeutico in una limitata percentuale di casi (24,6%).

  3. [Attenzione per i dettagli in genitori di nazionalità italiana di donne affette da anoressia nervosa: uno studio comparativo].

    PubMed

    Chinello, Alessandro; Zappa, Luigi; Pastori, Miriam; Crocamo, Cristina; Ricciardelli, Paola; Clerici, Massimo; Carrà, Giuseppe

    2017-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. È noto come l'anoressia nervosa (AN) e il disturbo dello spetto autistico (ASD) condividano alcuni tratti, come la rigidità mentale e l'attenzione per i dettagli, che potrebbero essere diffusi a livello familiare. Questo studio ha lo scopo di confrontare la distribuzione di tratti autistici in genitori con figlie affette da disturbo alimentare ED (anoressia - AN o bulimia nervosa - BN) con genitori appartenenti a un gruppo di controllo. Metodi. Sono stati coinvolti 40 genitori con figlie affette da disturbo alimentare (60% con anoressia, 40% con bulimia nervosa) e 33 genitori di controllo. Tutti i genitori hanno compilato questionari specifici riguardanti il quoziente di spettro autistico (AQ) e le stime cognitive (CET). Inoltre, sono stati somministrati EAT-26 e SCL-90-R al fine di escludere la presenza di disturbi psichiatrici o alimentari nel gruppo sperimentale. Risultati. Le analisi su AQ mostrano una differenza tra i due gruppi per un tratto autistico specifico, evidenziando una riduzione significativa dell'attenzione per i dettagli nel gruppo sperimentale (ED), in particolare nei genitori di figlie affette da AN. Discussione. Questi dati suggeriscono una preferenza per un'elaborazione globale delle informazioni nei genitori AN in contrasto a quanto trovato in pazienti con AN. La presenza di aspetti depressivi, ansiosi e di disturbi alimentari è stata esclusa nei genitori nel gruppo sperimentale tramite SCL-90-R e EAT-26. Infine, la capacità di prendere decisioni, misurata dal CET, è stata esclusa dalle nostre analisi. Conclusione. Nei genitori con figlie affette da AN emerge una peculiare preferenza per un'elaborazione cognitiva globale, suggerendo il ruolo dell'attenzione per i dettagli come nuovo fattore da considerare nelle valutazione cliniche di pazienti con AN e nei loro familiari. Considerando i limiti dello studio, ulteriori approfondimenti in merito sono necessari.

  4. Malignant rectal melanoma. Case report.

    PubMed

    Morlino, Andrea; La Torre, Giuseppe; Vitagliano, Giulia; Cammarota, Aldo

    2015-03-26

    Il Melanoma Anorettale è una malattia rara e aggressiva ed è il terzo tipo più comune di melanoma maligno dopo quello della cute e della retina. Il sintomo più comune è il sanguinamento rettale, che è spesso scambiato per sanguinamento associato a emorroidi. La diagnosi è molto difficile, e quella iniziale può essere corretta solo in circa 80% dei casi. Il caso clinico che proponiamo riguarda un uomo di 71 anni giunto alla nostra osservazione per dolore anale, tenesmo rettale, sanguinamento. L’eplorazione rettale ci ha mostrato una neofromazione dolorosa, di colorito brunastro nel canale anale. La colonscopia e la endoscopia hanno evidenziato la presenza di una grande massa stenotica interessante il canale anale ed il retto con un diametro di circa 90 mm. La biopsia è positiva per melanoma a cellule maligne pigmentate. La TAC ha mostrato un ispessimento della parete rettale e linfonodi nel tessuto adiposo, nel distretto otturatore bilaterale e metastasi polmonari bilaterali. Il dato di laboratorio del Ca 19-9 è nei livelli normali. Il paziente è stato sottoposto a resezione addomino-perineale con dissezione linfonodale. Non ci sono studi dimostranti che la resezione radicale del melanoma primario ano-rettale è associata ad un miglioramento del controllo locale e della sopravvivenza. I pazienti con malattia localizzata dovrebbero essere sottoposti a escissione locale ogniqualvolta ciò sia tecnicamente fattibile. Il ruolo predominante del trattamento chemio radioterapico preoperatorio è quello di ridurre le recidive locoregionale e della cavità pelvica, e per ottenere un più alto tasso di conservazione dell’apparato sfinteriale. Inoltre facilita la rimozione delle potenziali micrometastasi e riduce le metastasi a distanza.

  5. Non-linear classification for on-the-fly fractional mass filtering and targeted precursor fragmentation in mass spectrometry experiments

    PubMed Central

    Kirchner, Marc; Timm, Wiebke; Fong, Peying; Wangemann, Philine; Steen, Hanno

    2010-01-01

    Motivation: Mass spectrometry (MS) has become the method of choice for protein/peptide sequence and modification analysis. The technology employs a two-step approach: ionized peptide precursor masses are detected, selected for fragmentation, and the fragment mass spectra are collected for computational analysis. Current precursor selection schemes are based on data- or information-dependent acquisition (DDA/IDA), where fragmentation mass candidates are selected by intensity and are subsequently included in a dynamic exclusion list to avoid constant refragmentation of highly abundant species. DDA/IDA methods do not exploit valuable information that is contained in the fractional mass of high-accuracy precursor mass measurements delivered by current instrumentation. Results: We extend previous contributions that suggest that fractional mass information allows targeted fragmentation of analytes of interest. We introduce a non-linear Random Forest classification and a discrete mapping approach, which can be trained to discriminate among arbitrary fractional mass patterns for an arbitrary number of classes of analytes. These methods can be used to increase fragmentation efficiency for specific subsets of analytes or to select suitable fragmentation technologies on-the-fly. We show that theoretical generalization error estimates transfer into practical application, and that their quality depends on the accuracy of prior distribution estimate of the analyte classes. The methods are applied to two real-world proteomics datasets. Availability: All software used in this study is available from http://software.steenlab.org/fmf Contact: hanno.steen@childrens.harvard.edu Supplementary information: Supplementary data are available at Bioinformatics online. PMID:20134030

  6. Contrast-enhanced ultrasonography in nodular splenomegaly associated with type B Niemann-Pick disease: an atypical hemangioma enhancement pattern.

    PubMed

    Benedetti, E; Proietti, A; Miccoli, P; Basolo, F; Ciancia, E; Erba, P A; Galimberti, S; Orsitto, E; Petrini, M

    2009-09-01

    Sommario INTRODUZIONE: La malattia di Niemann-Pick (NPD) tipo A e B è una patologia da accumulo di lipidi. Il tipo A è un disordine fatale dell'infanzia. Il tipo B è una forma non-neuronopatica ossevata sia nei bambini che negli adulti con possibile riscontro di epatomegalia e/o splenomegalia (nodulare) durante un esame ecografico. Il tipo C dipende da un difetto nel trasporto del colesterolo. METODI: Una donna di 21 anni si è presentata al Pronto Soccorso con febbre, faringodinia e dolore al quadrante addominale superiore sinistro. Gli esami ematochimici hanno evidenziato anemia, piastrinopenia, aumento delle AST, ALT, GGT, FA, LDH trigliceridi, colesterolo totale, e ridotto HDL. La PCR per CMV ed EBV era negativa. La radiografia del torace era negativa. L'ecografia transaddominale ha rilevato splenomegalia (>22 cm long axis) con una lesione ipoecogena irregolare subcapsulare al polo superiore compatibile con infarto splenico e la presenza di multiple lesioni nodulari iperecogene con diametro da 1 cm fino a 5. RISULTATI: È stata quindi eseguita una ecografia con mezzo di contrasto con SonoVue (Bracco) che ha confermato la presenza di un infarto splenico. Le lesioni nodulari mostravano un enhancement in fase arteriosa con wash out in fase parenchimatosa tardiva. La F-FDG-PET ha mostrato un uptake nodulare splenico. Nel sospetto di un processo linfoproliferativo è stata eseguita una splenectomia. La diagnosi è stata di NPD tipo B con infarto splenico e le lesioni nodulari sono risulate essere emangiomi. DISCUSSIONE: Concludendo, la CEUS ha confermato la diagnosi e l'estenzione dell'infarto splenico, ma l'enhancement nodulare atipico supportato dalle immagini F-FDG-PET è stato fuorviante, suggerendo l'ipotesi di lesioni linfomatose.

  7. Three-dimensional sonohysterography for examination of the uterine cavity in women with abnormal uterine bleeding: Preliminary findings.

    PubMed

    Sconfienza, L M; Lacelli, F; Caldiera, V; Perrone, N; Piscopo, F; Gandolfo, N; Serafini, G

    2010-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: Valutare l'impatto diagnostico della Isterosonografia Tridimensionale (ISG 3D) nello studio della cavità uterina in donne con sanguinamento anomalo (SUA) rispetto all'ecografia transvaginale (ETV) e all'isterosonografia bidimensionale (ISG 2D), particolarmente per l'identificazione di neoformazioni a sviluppo endocavitario della superficie endometriale e della parete uterina. MATERIALI E METODI: Ventiquattro pazienti affette da SUA sono state incluse nello studio. Ciascuna di esse é stata sottoposta ad ETV, ISG e ISG 3D durante la medesima seduta. Le acquisizioni 3D sono state ottenute con tecnica free-hand in fase di massima replezione idrica della cavità. Tutte le pazienti sono state valutate con isteroscopia entro 10 giorni dall'ecografia. Considerando l'esame isteroscopico come reference standard, sono stati calcolati i valori di sensibilità, specificità, valore predittivo positivo (VPP), valore predittivo negativo (VPN) ed accuratezza delle tre metodiche. RISULTATI: L'isteroscopia ha dimostrato la presenza di lesioni endocavitarie in 21/24 pazienti (87,5%). Nelle restanti pazienti l'esame isteroscopico è risultato negativo. ETV, ISG 2D ed ISG 3D hanno mostrato rispettivamente sensibilità del 76% (16/21), 90% (19/21), 100% (21/21); specificità del 100% (3/3), 100% (19/19), 100% (21/21); VPP del 100%, 100%, 100%; VPN del 37%, 60%, 100%; accuratezza 76%, 90%, 100%. L'ISG 3D ha consentito una completa identificazione dei rapporti delle lesioni con la cavità uterina e con la parete endometriale. CONCLUSIONI: L'ISG 3D è una metodica con maggiore sensibilità nella definizione delle lesioni della cavità uterina rispetto all'ISG 2D ed all'ETV. Se questi dati preliminari saranno confermati da studi piú ampi, ISG 3D potrebbe essere proposta come alternativa all'isteroscopia eseguita a soli fini diagnostici.

  8. Laparoscopic surgery in pregnant patients with acute abdomen.

    PubMed

    Kocael, Pinar Cigdem; Simsek, Osman; Saribeyoglu, Kaya; Pekmezci, Salih; Goksoy, Ertugrul

    2015-01-01

    Nonostante i significativi vantaggi della chirurgia laparoscopica rispetto a quella laparotomica, essa era considerata controindicata per le donne gestanti. Attualmente si confrontano opinioni contrastanti riguardo alla sicurezza durante la gestazione della chirurgia laparoscopica, specie se nell’ultimo trimestre. Lo scopo di questo studio è quello di valutare la fattibilità della chirurgia laparoscopica in donne gestanti in caso di addome acuto analizzando retrospettivamente la casistica della pazienti ricoverate tra il gennaio 1995 ed il gennaio 2013 presso l’Emergency Department della Cerrahpasa Medical Faculty. Sono stati pertanto analizzati tutti i dati clinici riguardanti le gestanti sottoposte a chirurgia laparoscopica, comprese le cartelle cliniche, gli interventi eseguiti, i reperti anatomopatologici, e le informazioni riguardanti il parto. Nella casistica sono rientrate 14 donne gravide (in media alla 19,2° settimana di gestazione, distribuite tra 9 e 33 settimane), di cui 11 sottoposte ad appendicectomia laparoscopica, 2 a colecistectomia laparoscopica ed 1 per scopi diagnostici. In media il parto si è espletato alla 37,4° settimana di gestazione (tra la 35° e la 40° settimana). Due pazienti hanno avuto un parto prematuro, ma in nessune dei casi si sono verificate complicazioni durante le manovre laparoscopiche, e cioè danni all’utero, morti fetali o mortalità materna. Si conclude che la chirurgia laparoscopica può essere effettuata nel corso di tutti i trimestri della gravidanza, con il possibile vantaggio di una utile diagnosi differenziale in caso di dolori addominali acuti durante la gravidanza, e diminuzioni delle morti fetali dovute a ritardi diagnostici, e che tempi chirurgici più brevi riducono gli effetti negativi sulla madre e sul feto.

  9. Ordinary and anomalous Hall effects of ferromagnetic Mn5Ge3

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Zeng, Changgan

    2007-03-01

    It is well know that in ferromagnetic materials, the Hall effect includes two contributions: the ordinary Hall effect (OHE), which is proportional to the applied magnetic field, and the anomalous Hall effect (AHE), which originates from the magnetization of the material. Although both phenomena have been throughly studied, there are still questions about the origins of both OHE and AHE in ferromagnetic materials with complicated band structures. Using ferromagnetic Mn5Ge3 thin films as an example, we investigate the Hall effect experimentally and theoretically. We have separated the intrinsic and extrinsic contributions to the experimental AHE and calculated the intrinsic anomalous Hall conductivity from the Berry curvature of the Bloch states using first-principles methods. The intrinsic anomalous Hall conductivity depends linearly on the magnetization, which can be understood from the long-wavelength fluctuations of the spin orientation at finite temperatures. The quantitative agreement between theory and experiment is remarkably good, not only near 0 K but also at finite temperatures, up to about 240 K (0.8Tc) [1]. The measured ordinary Hall coefficient is found to change its sign as a function of temperature. From a detailed analysis, which includes magneto-resistance measurements, magnetic characterization, and first-principles calculations, we establish that the sign change of the OHE is mainly caused by the mixing of the AHE with the magneto-resistance and differential susceptibility. This work was done in collaboration with Y. Yao, Di Xiao, Q. Niu, and H.H. Weitering. [1] Changgan Zeng, Yugui Yao, Qian Niu, and Hanno, H. Weitering, Phys. Rev. Lett. 96, 037204 (2006).

  10. Diffuse malignant biphasic peritoneal mesothelioma with cystic areas.

    PubMed

    Cabibi, Daniela; Tutino, Roberta; Salamone, Giuseppe; Cocorullo, Gianfranco; Agrusa, Antonino; Gulotta, Gaspare

    2016-06-20

    Il mesotelioma peritoneale maligno è una patologia rara la cui diagnosi è resa particolarmente difficile dalla molteplicità delle possibili presentazioni cliniche e morfologiche. A differenza della patologia pleurica, questa sembra avere una minore correlazione con l’esposizione all’asbesto. La prognosi è sfavorevole con una sopravvivenza media di 5.4 mesi. Riportiamo un caso di mesotelioma peritoneale in un paziente di 73 anni con esposizione professionale all’asbesto. La diagnosi è verosimilmente avvenuta dopo diversi inquadramenti clinici, che hanno compreso addominalgie attribuite ad IBD, poi non accertate istologicamente, e ad un’appendicite acuta. Per ultimo il paziente è giunto alla nostra osservazione con un quadro subocclusivo che l’indagine TC attribuiva ad una verosimile carcinosi peritoneale a primitivo sconosciuto. La laparoscopia esplorativa, poi convertita in approccio laparotomico, ha mostrato un quadro di peritonite incapsulante che coinvolgeva estesamente l’intestino tenue. È stata eseguita una resezione intestinale del tenue coinvolto ed una asportazione di un’area nodulare peri-splenica. L’esame istologico con l’integrazione di indagini immunoistochimiche ha permesso la diagnosi di mesotelioma peritoneale cistico maligno con istotipo bifasico che risulta essere il primo descritto in letteratura. Le aree cistiche avevano inizialmente fatto propendere per una diagnosi di mesotelioma multicistico benigno o di mesotelioma cistico con secondaria proliferazione miofibroblastica pseudosarcomatosa. Negli ultimi anni la prognosi di questa patologia ha trovato nell’utilizzo della chirurgia citoriduttiva e della chemioterapia intraperitoneale un miglioramento prognostico, queste nuove tecniche sono disponibili in centri di riferimento e trovano ad oggi indicazione solo in casi selezionati e in istotipi poco aggressivi. Il nostro paziente a causa dell’estensione della malattia, dell’istotipo non favorevole e dell

  11. Course of acute pancreatitis in diabetic patients.

    PubMed

    Koziel, Dorota; Gluszek, Stanislaw; Osuch, Martyna Gluszek

    2016-01-01

    Negli anni recenti in molti paesi europei si è dimostrata una crescente incidenza della pancreatite acuta (AP), ed alcuni studi indicano un aumento di rischio di AP nei pazienti diabetici. Questo studio è pertanto finalizzato a valutare il decorso clinico della AP nei pazienti diabetici. Sono stati studiati tutti i pazienti curati in reparto chirurgico per una diagnosi di AP identificando come pazienti diabetici quelli che all’anamnesi hanno confermato essere affetti da diabete di tipo 1 o di tipo 2 prima di essere ricoverati per AP. I pazienti ricoverati per AP, ed arruolati nello studio sono stati 963, e tra essi vi erano 87 (9%) diabetici. Tra questi ultimi erano più numerosi quelli portatori di calcolosi biliare quale causa della pancreatite (46% vs 32%). Nella maggioranza dei casi il decorso della AP è stato di gravità moderata, ma comunque nel 10,3% dei pazienti con diabete il decorso della malattia è stato moderatamente grave, e nel 12,7% decisamente grave. Non sono state osservate differenze nella mortalità da AP in entrambi i gruppi. Insufficienza sistemica è stata osservata più frequentemente nel gruppo dei diabetici di tipo 2 (5,4%) e 23,1% in quelli di tipo 2, a fronte del 5,1% dei pazienti non diabetici, con differenze statisticamente non significative. In conclusione l’incidenza della AP nei pazienti diabetici aumenta con l’età, ed è più spesso correlata con la calcolosi biliare. In questo gruppo di pazienti in decorso clinico è èiù frequentemente grave, con insufficienza sistemica nei diabetici di tipo 1.

  12. The prognostic value of sentinel lymph node micrometastases in patients with invasive breast carcinoma.

    PubMed

    Cipolla, Calogero; Graceffa, Giuseppa; La Mendola, Roberta; Fricano, Salvatore; Fricano, Martina; Vieni, Salvatore

    2015-01-01

    Il significato prognostico delle micrometastasi nel linfonodo sentinella nelle pazienti affette da carcinoma della mammella è ancora ampiamente dibattuto. Anche se, in assenza di univoche linee guida, nella pratica clinica la linfadenectomia ascellare in queste pazienti non viene più eseguita di routine. Abbiamo condotto uno studio retrospettivo su 746 patienti affette da carcinoma invasivo della mammella con linfonodi ascellari negativi, sottoposte a chirurgia conservativa o a mastectomia totale con biopsia del linfonodo sentinella. Le pazienti in cui è stata diagnostica la presenza di micrometastasi del linfonodo sentinella sono state considerate in due diversi gruppi. In un primo gruppo, trattato con linfadenectomia ascellare totale è stata valutata l’incidenza di metastasi a carico dei rimanenti linfonodi ascellari. Un secondo gruppo non ha ricevuto alcun trattamento aggiuntivo dell’ascella e le pazienti sono state seguite con controlli periodici clinico strumentali. In entrambi i gruppi è stata valutata l’incidenza di eventuali recidive ascellari. All’esame istologico estemporaneo ed al successivo esame istologico definitivo del linfonodo sentinella, in 51 pazienti (6,83%) sono state evidenziate micrometastasi, in 8 pazienti (1,07%) erano presenti cellule tumorali isolate. Quindici di queste pazienti sono state sottoposte a linfadenectomia ascellare totale. Solo in 2 casi (13,33%) sono state ritrovate metastasi a carico dei rimanenti linfonodi ascellari. Quarantaquattro pazienti non hanno ricevuto alcun trattamento aggiuntivo dell’ascella. In queste pazienti nessuna recidiva ascellare è stata registrata durante un follow-up medio di 65,3±9,65 mesi (range 42-78 mesi). Sulla base dei risultati ottenuti in questo studio ed in linea con alcuni recenti trials randomizzati si ci sentiamo di concludere che la linfadenectomia ascellare può essere evitata nei casi con micrometastasi nel linfonodo sentinella. Una sua eventuale indicazione può essere

  13. Sonographic evaluation of the temporomandibular joints in juvenile idiopathic arthritis().

    PubMed

    Melchiorre, D; Falcini, F; Kaloudi, O; Bandinelli, F; Nacci, F; Matucci Cerinic, M

    2010-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: L'artrite Idiopatica giovanile (AIG) determina alterazioni a carico della testa condilare dell'articolazione temporomandibolare (ATM). Nell'esordio oligo-articolare (OA) l'interessamento dell'ATM viene spesso trascurato perchè può essere asintomatico. Lo scopo di questo studio è quello di valutare la presenza di versamento intrarticolare (V) dell'ATM, mediante esame ecografico (US), nelle fasi precoci di malattia. MATERIALE E METODI: Sono stati studiati 68 bambini (57 bambine e 11 bambini, di età compresa tra 9,1 e 16, anni, età media: 11,02 ± 4,2 mesi) con AIG ad esordio OA. I pazienti (pz) erano sintomatici quando uno dei quattro sintomi seguenti era presente: 1) dolore ricorrente (a riposo o durante il movimento di apertura della bocca); 2) presenza di scrosci articolari; 3) presenza di limitazione nell'apertura della bocca; 4) locking intermittente. US è stato eseguito su entrambe le ATM sia in fase statica che dinamica, mediante ecografo General Electric (LOGIQ7) con sonda lineare (8,5 MHz) posizionata lungo l'asse maggiore del ramo condilare. Il V era presente quando lo spessore della capsula articolare era ≥1,5 mm. RISULTATI: 46/68 (68%) hanno presentato V a carico delle ATM; in 16 (35%) il V era bilaterale. 2/46 con V erano sintomatici, mentre in 44 non erano presenti sintomi. CONCLUSIONI: Questi dati suggeriscono che un'alta percentuale di bambini e giovani adulti con AIG ad esordio OA, nella fase iniziale della malattia, presenta un interessamento flogistico delle ATM anche in assenza di sintomi. L'US, non invasivo e facilmente ripetibile, ci offre importanti informazioni sul coinvolgimento articolare delle ATM ed è risultato utile nella diagnosi all'esordio.

  14. Rare extra-adrenal paraganglioma mimicking a painful Schwannoma: case report.

    PubMed

    Picchetto, Andrea; M Paganini, Alessandro; Balla, Andrea; Quaresima, Silvia; Cantisani, Vito; D'Ambrosio, Giancarlo; Lezoche, Emanuele

    2014-09-26

    I paragangliomi hanno un’incidenza annuale di circa 1/100000; essi originano dai tessuti cromaffini dei corpi di Zurckerkandl. In questo case report riportiamo il caso di un uomo di 53 anni, già trattato e seguito per un precedente limfoma di Hodkin che è stato sottoposta a RMN dell’addome per una lombalgia cronica che durava da due anni e che non riusciva ad alleviare con i FANS. La RMN ha rivelato un’incidentaloma: una massa in regione para-aortica, a livello della loggia surrenalica sinistra con le caratteristiche di una massa nodulare solida (29*25mm), che non sembrava originare direttamente dal surrene. Il pz ha inoltre eseguito un TC dell’addome che ha mostrato una massa localizzata di fronte al surrene di sinistra; il collega radiologo ha definito questa massa come un tumore maligno delle guaine nervose periferiche (Schwannoma) o come un linfonodo colliquato (essendo nota la patologia linfomatosa già descritta in anamnesi). Il paziente non riferiva cefalea, palpitazioni, picchi ipertensivi ne’ altri sintomi sistemici. Durante il suo ricovero, sono stati dosati i marker tumorali cromogranina e l’enolasi neurono-specifica che sono risultati essere rispettivamente 187.00 ng/mL and 7.7 ng/mL. La lombalgia è stata trattata inizialmente con Ketorolac, senza beneficio alcuno, quindi con Ketorolac più Tramadolo in pompa elastomerica, nuovamente senza beneficio per il paziente, infine con infusione continua di Morfina. Dato che l’esatta natura della neoformazione non era nota e che l’esecuzione di una biopsia TC guidata non era tecnicamente possibile, è stata eseguita un’escissione per via laparoscopica della massa, con approccio anteriore submesocolico trans peritoneale, così come gli Autori sono soliti eseguire per la surrenalectomia sinistra. Sin dai primi giorni postoperatori il paziente non ha più necessitato della morfina. Il decorso postoperatorio è stato del tutto regolare. L’esame istologico è risultato essere paraganglioma. I

  15. Mechanisms underlying the amelioration of O3-induced damage by elevated atmospheric concentrations of CO2.

    PubMed

    Cardoso-Vilhena, João; Balaguer, Luis; Eamus, Derek; Ollerenshaw, John; Barnes, Jeremy

    2004-03-01

    There is growing evidence that rising atmospheric CO2 concentrations will reduce or prevent reductions in the growth and productivity of C3 crops attributable to ozone (O3) pollution. In this study, the role of pollutant exclusion in mediating this response was investigated through growth chamber-based investigations on leaves 4 and 7 of spring wheat (Triticum aestivum cv. Hanno). In the core experiments, plants were raised at two atmospheric CO2 concentrations (ambient [350 micro l l(-1)] or elevated CO2 [700 micro l l(-1)] under two O3 regimes (charcoal/Purafil-filtered air [<5 nl l(-1) O3] or ozone-enriched air [75 nl l(-1) 7 h d(-1)]). A subsequent experiment used an additional O3 treatment where the goal was to achieve equivalent daily O3 uptake over the life-span of leaves 4 and 7 under ambient and CO2-enriched conditions, through daily adjustment of exposures based on measured shifts in stomatal conductance. Plant growth and net CO2 assimilation were stimulated by CO2-enrichment and reduced by exposure to O3. However, the impacts of O3 decreased with plant age (i.e. leaf 7 was more resistant to O3 injury than leaf 4); a finding consistent with ontogenic shifts in the tolerance of plant tissue and/or acclimation to O3-induced oxidative stress. In the combined treatment, elevated CO2 protected against the adverse effects of O3 and reduced cumulative O3 uptake (calculated from measurements of stomatal conductance) by c. 10% and 35% over the life-span of leaves 4 and 7, respectively. Analysis of the relationship between O3 uptake and the decline in the maximum in vivo rate of Rubisco carboxylation (Vcmax) revealed the protection afforded by CO2-enrichment to be due, to a large extent, to the exclusion of the pollutant from the leaf interior (as a consequence of the decline in stomatal conductance triggered by CO2-enrichment), but there was evidence (especially from flux-response relationships constructed for leaf 4) that CO2-enrichment resulted in additional

  16. [Efficacy of educational intervention for patients wearing peripherall inserted central catheter. A pilot study].

    PubMed

    Fusco, Federica; Armando, Tiziana; Storto, Silvana; Mussa, Maria Valentina

    2016-01-01

    Introduzione: Il Peripherally Inserted Central Catheter (PICC) è un catetere venoso centrale adatto per pazienti in regime di Day Hospital. Il suo utilizzo è considerato vantaggioso ma comporta degli oneri di gestione a carico della persona. E' bene formare il paziente ad una corretta gestione domiciliare del presidio attraverso un'educazione strutturata. Obiettivo: In un gruppo di pazienti portatori di PICC, valutare l'efficacia di un intervento educativo mirato attraverso la comparazione di: colloquio informativo, opuscolo cartaceo, video informativo. Metodo: Studio clinico randomizzato e controllato monocentrico, schema comparativo semplice a tre bracci. Popolazione: tutti i pazienti sottoposti all'impianto di PICC nel periodo di osservazione tra Ottobre 2013 e Febbraio 2014 presso l'Unità Operativa Day Hospital Oncologico e Breast Unit, presidio Molinette di Torino. L'intervento educativo standard è erogato attraverso un colloquio con l'infermiere che esegue l'impianto. Il team di impiantatori è costituito da due infermieri con comprovata esperienza in ambito oncologico ed in possesso di Master di I Livello "Gestione degli accessi venosi". I pazienti eleggibili, dopo randomizzazione, sono stati divisi in tre gruppi: gruppo A colloquio informativo; gruppo B opuscolo; gruppo C video. I pazienti dei gruppi B e C hanno ricevuto informazioni standard inte- grate con informazioni audiovisive oppure cartacee, in base al braccio al quale erano stati destinati; il grado di conoscenza raggiunto è stato indagato attraverso la somministrazione di questionari costruiti ad hoc, non vali- dati in quanto non presenti in letteratura. Risultati: Adesione allo studio di 40 pazienti, campione di convenienza costituito da persone di età compresa tra 18 e 75 anni, consenzienti e risiedenti al proprio domicilio. L'analisi delle conoscenze apprese in seguito all'intervento educativo mostra una differenza statisticamente significativa in diversi ambiti necessari per la

  17. Three-port colectomy: reduced port laparoscopy for general surgeons. A single center experience.

    PubMed

    Cocorullo, Gianfranco; Tutino, Roberta; Falco, Nicolò; Salamone, Giuseppe; Gulotta, Gaspare

    Le resezioni coliche laparoscopiche sia per patologie benigne che maligne sono state investigate da importanti RCT che ne hanno dimostrato la sovrapponibilità alla tecnica open convenzionale. La laparoscopia con un numero ridotto di trocar ha da quel momento trovato ampio sviluppo nell’ottica di massimizzare i benefici della mini-invasività. Proponiamo un’analisi dei nostri risultati nell’utilizzo della tecnica three-port nella emicolectomia sinistra attraverso un confronto con la classica resezione laparoscopica con quattro/ cinque accessi. Come è noto i laparoceli si sviluppano maggiormente su incisioni mediane mentre non vi è differenza tra lo sviluppo di questi dopo tecnica open o laparoscopica. Nell’ottica della chirurgia a numero ridotto di accessi, la tecnica single-port sembra dare vantaggi di minor traumatismo ma ciò a costo di aumentate difficoltà di esecuzione, aumento dei tempi operatori e dell’utilizzo di strumenti per lo più dedicati, con incisioni ombelicali che possono superare i 5 cm. Le resezioni coliche three port consentono di ridurre il numero di accessi e dunque delle complicanze a questi correlate con l’utilizzo di strumentazione standard e la possibilità di esecuzione su larga scala da parte di ogni chirurgo. L’analisi che abbiamo eseguito ha dimostrato nella nostra serie una riduzione dei tempi operatori nella tecnica three port e ciò può essere dovuto all’inserimento dei trocar addizionali ed al loro controllo ma soprattutto alla possibilità/ necessità del chirurgo esperto di essere meno influenzato da fattori quali una equipe non dedicata. Non sono stati evidenziati vantaggi nella riduzione della degenza operatoria. Il tasso di conversione è stato maggiore nella tecnica a ridotto numero di accessi, questo è possibile sia un bias legato alle conversioni precoci prima del posizionamento di restanti trocar in casi particolarmente complessi. In conclusione, la tecnica three port appare comparabile alla

  18. Minilaparoscopic cholecystectomy a one year record.

    PubMed

    Di Bartolomeo, Nicola; Mascioli, Federico; Ciampaglia, Franco

    2015-01-01

    Negli ultimi anni, alcuni chirurghi hanno cercato di rendere sempre meno invasiva la procedura della colecistectomia videolaparoscopica, riducendo il calibro degli strumenti. Nel nostro studio si vogliono dimostrare i vantaggi nell’utilizzo di strumenti miniaturizzati (con diametro di 3mm), comparandoli con la colecistectomia laparoscopica realizzata con strumenti da 5mm. I parametri analizzati nello studio sono: la durata dell’intervento, la durata della degenza, il dolore postoperatorio, le complicanze ed il risultato estetico. Lo studio si basa su una casistica personale di 114 pazienti trattati in un periodo di 12 mesi. Tutti i pazienti sono stati trattati per calcolosi sintomatica della colecisti o per poliposi della colecisti. In 102 pazienti si è trattato di colecistectomia minilaparoscopica e in 12 colecistectomia laparoscopica con strumenti da 5mm o perchè presentavano un eccessivo spessore delle pareti della colecisti che rendeva difficoltosa la presa sull’organo con strumenti di 3mm, o perchè presentavano calcoli lungo la via biliare principale e si rendeva quindi necessario eseguire una colangiografia intraoperatoria. L’esecuzione della tecnica minilaparoscopica richiede particolari accorgimenti per superare piccole difficoltà tecniche in rapporto alla maggiore flessibilità degli stumenti di ridotto calibro e all’impossibilità di applicare clips metalliche con i trocars da 3mm. E’ necessario legare con filo di sutura il dotto cistico mediante nodi intracorporei e coagulare l’arteria cistica con corrente monopolare. La durata dell’intervento risulta in media di 47 minuti per la colecistectomia con strumenti da 5mm e di 50 minuti per la colecistectomia minilaparoscopica. La degenza media è stata di 49 ore per la colecistectomia con strumenti da 5mm e di 18 ore per la colecistectomia minilaparoscopica; 73 pazienti sono stati dimessi lo stesso giorno dell’intervento. Il dolore post operatorio è risultato inferiore nei pazienti

  19. Cochlea size variability and implications in clinical practice.

    PubMed

    Pelliccia, P; Venail, F; Bonafé, A; Makeieff, M; Iannetti, G; Bartolomeo, M; Mondain, M

    2014-02-01

    Gli obbiettivi di questo studio sono stati: 1) lo studio della variabilità delle dimensioni cocleari in relazione all'età e al grado di ipoacusia; 2) calcolare la lunghezza dell'elettrodo dell'impianto cocleare richiesta per ottenere l'angolo ideale d'inserzione profonda di 270°. Per raccogliere i dati riguardanti le ossa temporali sono stati inclusi nello studio 241 pazienti (482 ossa temporali) che hanno ricevuto una Tomografia Computerizzata a alta risoluzione (HRCT) dell'orecchio nel nostro Policlinico Universitario tra il 2003 e il 2008; i pazienti sono stati divisi in 3 Gruppi: 97 (194 orecchie) aventi una ipoacusia neurosensoriale severa o profonda bilaterale (Gruppo A), 70 (140 orecchie) aventi una ipoacusia neurosensoriale moderata bilaterale (Gruppo B), 74 pazienti (148 orecchie) senza ipoacusia neurosensoriale o mista (gruppo C). In ciascuno dei 3 gruppi, sono stati identificati 5 sottogruppi in base all'età: 1) sottogruppo 1: soggetti ≤ 5 anni, 2) sottogruppo 2: soggetti da 6 a 10 anni; 3) sottogruppo 3: pazienti da 11 a 15 anni, 4) sottogruppo 4: pazienti da 16 a 20 anni, 5) sottogruppo 5: soggetti >; 20 anni. Sono stati misurati la lunghezza della coclea (L), l'altezza della coclea (H), il diametro del lume del giro basale (BTLD) e il Volume della coclea (V). Il Test di Mann-Whitney è stato utilizzato per verificare l'ipotesi alternativa che a livello di queste dimensioni esiste una differenza statisticamente significativa tra i differenti gruppi e sottogruppi. La seguente equazione è stata adottata per calcolare la Lunghezza di un elettrodo rettilineo che segue la parete esterna della scala timpani necessaria per ottenere l'angolo ideale di inserzione profonda di 270° (LIC): [Formula: see text]. Secondo i nostri risultati alla nascita la coclea è completamente sviluppata e ha già raggiunto le dimensioni dell'adulto. Il Grado di ipoacusia non influenza la Lunghezza (L) e il Volume (V) della coclea, mentre può influenzare la sua altezza (H

  20. Early concepts of the anthropomorpha.

    PubMed

    O'Malley, C D; Magoun, H W

    1962-01-01

    From man's earliest observations of apes the tendency has been to stress the degree of resemblance between human and anthropoid. Hanno (c. 500 BC) referred to the Gorillas as "savage people." Duarte Lopez (1578) and Tulp (1640) noted the extent to which apes "counterfeit the countenance, the fashions, and the actions of men." Battell (1625) declared that they walked erect, built shelters and buried their dead. Natives of the natural habitat of the apes, Java and Africa, named them respectively "Orang-outang" and "Chimpanzee," each meaning "man of the woods." Bontius (1658) noted that the Javanese thought the Orang-outang capable of speech but silent lest it be compelled to work. Tyson (1699) intimated that his Chimpanzee considered its own relationship closer to man than to other simians. With the importation into Europe and domestication of apes in the seventeenth century, further analogies to man's behavior were noted. Their feeding, and particularly their habits of drinking, received special attention. Attention was also called to their sexual proclivities. The male was declared to be aggressively lascivious, carrying off and ravishing women whenever possible. In contrast the female was timid, shy, and when domesticated and clothed, modestly concealed her body. The legend of the male ape's lustful ways was clearly denied by Savage in his first description of the Gorilla (1847).Differentiation between ape and man was finally drawn on the basis of speech. Although both Battell and Bontius had denied speech to the ape, nevertheless they, as well as Tyson, called attention to its emotional vocalization such as copious weeping, groaning and the like. The eighteenth century primitivists declared that the ape's failure to speak did not imply that it was incapable of speech. Rousseau asserted that lack of speech might be explained by lack of opportunity for development of that faculty. Lord Monboddo suggested that man had developed speech of a necessity not yet

  1. Our experience in the management of obstructing colorectal cancer.

    PubMed

    Formisano, Vincenzo; Di Muria, Antonio; Connola, Giorgio; Cione, Gianpiero; Falco, Luigina; De Angelis, Carlo Paolo; Angrisani, Luigi

    2014-01-01

    Riportiamo la nostra esperienza retrospettiva sulle occlusioni intestinali da cancro colorettale. Negli ultimi 6 anni, abbiamo operato 238 pazienti affetti da cancro colorettale. I tumori complicati sono stati 136 (56%), 115 dei quali stenosanti (86%) e 19 perforati (14%). In 23 pazienti (20%) il tumore stenosante del colon era a destra ed in 92 (80%) a sinistra. Questi ultimi sono stati suddivisi retrospettivamente in 4 gruppi, in relazione all’intervento chirurgico eseguito: 18 (19%) colostomie decompressive; 32 (35%) procedure in due stadi: 25 operazioni di Hartmann e 7 colectomie totali con ileostomia terminale; 7 (8%) procedure in uno stadio, con ileostomia di protezione: 4 colectomie totali e 3 resezioni del colon con wash-out; 35 (38%) procedure in uno stadio con anastomosi primaria + wash-out o milking. I decessi sono stati 8/115, con un tasso di mortalità operatoria globale del 7%. Il tasso di fistola anastomotica è stato del 10%, riguardando 6/58 pazienti con anastomosi, 5 dei quali hanno richiesto un reintervento chirurgico. Complessivamente, circa 2/3 dei decessi perioperatori sono avvenuti per complicanze generali ed un terzo per deiscenza dell’anastomosi. L’occlusione intestinale da cancro colorettale è associata ad un’elevata mortalità operatoria ed una prognosi peggiore, in termini di recidiva e di sopravvivenza. La colostomia decompressiva può essere considerata come un’opzione valida solo nella malattia avanzata o nel paziente in condizioni generali scadute. La resezione anastomosi primaria rappresenta il gold-standard in pazienti selezionati con un basso rischio anestesiologico, sia sotto forma di resezione tipica con washout, sia come colectomia subtotale. Una colostomia o ileostomia temporanea di protezione può essere proposta per i pazienti con un rischio anestesiologico intermedio. Nei casi ad alto rischio o in avanzato stato occlusivo, oppure in presenza di simultanea perforazione del colon o di malattia metastatica o

  2. Risk stratification systems for surgically treated localized primary Gastrointestinal Stromal Tumors (GIST). Review of literature and comparison of the three prognostic criteria: MSKCC Nomogramm, NIH-Fletcher and AFIP-Miettinen.

    PubMed

    Belfiori, Giulio; Sartelli, Massimo; Cardinali, Luca; Tranà, Cristian; Bracci, Raffaella; Gesuita, Rosaria; Marmorale, Cristina

    2015-01-01

    fattore mitosi in maniera non lineare. Comunque tutti i criteri prognostici considerati (NIH, AFIP, Nomogramma MSKCC ) hanno dimostrato una grande capacità nel predire le recidive nelle classi ad alto rischio mentre presentano dei limiti per quelle a basso rischio.

  3. Knowledge of seismic hazard for the preservation of cultural heritage: the case study of Naples (Southern Italy)

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Porfido, Sabina; Alessio, Giuliana; Gaudiosi, Germana; Nappi, Rosa; Spiga, Efisio

    2017-04-01

    seismic events of the same magnitude that could still cause damages to the city of Naples. This brief review of the strong Apennines earthquakes highlights that the city of Naples has a high seismic risk level. Therefore is crucial to implement all appropriate measures to reduce seismic risk, but also for planning measures of prevention, useful for the preservation of the rich local architectural heritage declared a World Heritage Site by UNESCO in 1995. References Porfido, et al., 2007-Seismically induced ground effects of the 1805, 1930 and 1980 earthquakes in the southern Apennines, in «Boll. Soc. Geol. It.»,126, p. 333-346 Porfido S., Alessio G., Gaudiosi G., Nappi R., Spiga E., 2017-Analisi dei risentimenti dei forti terremoti appenninici che hanno colpito Napoli. Proc. Int, Conf.:La Baia di Napoli. Strategie integrate per la conservazione e la fruizione del paesaggio culturale". (in press) Pucci S., P. M. De Martini, R. Civico, F. Villani, R. Nappi et al. 2017 - Coseismic ruptures of the 24 August 2016, Mw 6.0 Amatrice earthquake (central Italy) DOI: 10.1002/2016GL071859

  4. The clinician’s role in the diagnosis of breast disease

    PubMed Central

    Poma, S.; Longo, A.

    2011-01-01

    patologia mammaria la diagnosi e la terapia di tale patologia sono state a totale appannaggio del chirurgo, situazione che è proseguita fino a qualche decennio fa. Il recente progresso tecnologico ha modificato, in parte, questa situazione e il clinico può entrare nel percorso diagnostico o terapeutico in qualsiasi momento. Se è il primo coinvolto, dopo l’esame e dopo un’ipotesi diagnostica, dovrà, quasi sempre, orientarsi verso indagini strumentali in relazione al sospetto, all’età della paziente ecc., se è l’ultimo anello deve arrivare a una conclusione mettendo insieme tutte le informazioni. L’esame clinico è composto di varie fasi: anamnesi, ispezione, palpazione, ognuna essenziale. Ogni singola fase va affrontata con metodo e tecnica appropriata. La capacità diagnostica dell’esame clinico è influenzata dalla costituzione della mammella, ma ancor di più è condizionata da uno stretto rapporto tra paziente e medico che deve conoscere molto la paziente che gli sta davanti e che non solo deve “visitare”, ma capire, spiegare, accertarsi che si abbia capito, convincere. È inoltre indispensabile che il clinico sia in grado di esaminare le indagini strumentali e non limitarsi a leggere i referti, quindi interagire con gli altri specialisti. L’epoca del clinico o del radiologo o dell’ecografista che lavora da solo credendo che il proprio esame sia sufficiente o sganciato da altri contesti è finita da tempo, tutti hanno bisogno di tutti. È però vero che ciascuno deve essere estremamente competente nel suo settore e deve conoscere i limiti e le aspettative di chi collabora in altre specialità, come rimane valida la regola che la clinica resta comunque il momento centrale, non fosse altro perché poi deve affrontare la terapia. PMID:23396620

  5. The clinician's role in the diagnosis of breast disease.

    PubMed

    Poma, S; Longo, A

    2011-06-01

    mammaria la diagnosi e la terapia di tale patologia sono state a totale appannaggio del chirurgo, situazione che è proseguita fino a qualche decennio fa. Il recente progresso tecnologico ha modificato, in parte, questa situazione e il clinico può entrare nel percorso diagnostico o terapeutico in qualsiasi momento. Se è il primo coinvolto, dopo l'esame e dopo un'ipotesi diagnostica, dovrà, quasi sempre, orientarsi verso indagini strumentali in relazione al sospetto, all'età della paziente ecc., se è l'ultimo anello deve arrivare a una conclusione mettendo insieme tutte le informazioni. L'esame clinico è composto di varie fasi: anamnesi, ispezione, palpazione, ognuna essenziale. Ogni singola fase va affrontata con metodo e tecnica appropriata. La capacità diagnostica dell'esame clinico è influenzata dalla costituzione della mammella, ma ancor di più è condizionata da uno stretto rapporto tra paziente e medico che deve conoscere molto la paziente che gli sta davanti e che non solo deve "visitare", ma capire, spiegare, accertarsi che si abbia capito, convincere. È inoltre indispensabile che il clinico sia in grado di esaminare le indagini strumentali e non limitarsi a leggere i referti, quindi interagire con gli altri specialisti. L'epoca del clinico o del radiologo o dell'ecografista che lavora da solo credendo che il proprio esame sia sufficiente o sganciato da altri contesti è finita da tempo, tutti hanno bisogno di tutti. È però vero che ciascuno deve essere estremamente competente nel suo settore e deve conoscere i limiti e le aspettative di chi collabora in altre specialità, come rimane valida la regola che la clinica resta comunque il momento centrale, non fosse altro perché poi deve affrontare la terapia.

  6. Imaging detection of new HCCs in cirrhotic patients treated with different techniques: Comparison of conventional US, spiral CT, and 3-dimensional contrast-enhanced US with the Navigator technique (Nav 3D CEUS)().

    PubMed

    Giangregorio, F; Comparato, G; Marinone, M G; Di Stasi, M; Sbolli, G; Aragona, G; Tansini, P; Fornari, F

    2009-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: Il sistema “Navigator” di Esaote consente di ottenere ricostruzioni 3-D di tutto il fegato (corrette volumetricamente da un sistema di guida) mediante singola acquisizione con CEUS (mediante scansione perpendicolare all'asse lungo del fegato, per una completa acquisizione 2-D del suo asse corto) e sovrappone tali ricostruzioni 3-D con quelle ottenute con la TC. SCOPO: valutare la capacità di tale sistema di diagnosticare nuovi HCC rispetto all'US e alla TC in una popolazione di HCC su cirrosi precedentemente trattati con varie metodiche. MATERIALI E METODI: Settantadue cirrotici con pregressi HCC (M/F: 38/34; tutti HCV +vi, Child A/B: 58/14, con detection di 49 nuovi noduli (N) in 34 pazienti; 10 nuovi HCC multinodulari (NMulti); 6 riprese locali di malattia (Ri) in 4 pazienti (3 riprese singole, in un paziente tre noduli con ripresa di malattia); 47 HCC trattati efficacemente (neg) in 22 pazienti + 2 pazienti con HCC multinodulare senza segni di ripresa (neg-Multi) sono stati sottoposti a 100 esami (1 esame: 48 pazienti; 2 esami: 20 pazienti; 3 esami: 4 pazienti) dal 1 novembre 2006 al novembre 2007. La Nav 3D CEUS è stata eseguita con SonoVue (BR1; Bracco) e con l'ecografo Esaote MPX collegato a un sistema “Navigator” con software di ricostruzione 3-D dedicato. La TC spirale di controllo è stata eseguita entro 30 giorni dall'esecuzione di Nav 3D CEUS. Sono stati valutati sensibilità, specificità, accuratezza diagnostica (ODA), valore predittivo positivo (PPV) e negativo (NPV). RISULTATI: La diagnosi finale fu: 34 pazienti con 49 nuove lesioni (N), 10 con HCC multiN e 6 recidive loco-regionali in 4 pazienti; 47 noduli in 24 pazienti senza nuove lesioni durante il follow-up. Gli US hanno ottenuto: 29 N (+5 multinodularN e 3 LR), 20 falsi negativi (+5 Nmulti e 3 LR) (sensibilità: 59,2, specificità: 100%; accuratezza diagnostica: 73;6; VPP: 100; VPN: 70, 1); la TC spirale ha ottenuto: 42 N (+9 multinodularN e 7 LR), 7 falsi