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Sample records for hanno jaakson jaak

  1. Science of the Brain as a Gateway to Understanding Play: An Interview with Jaak Panksepp

    ERIC Educational Resources Information Center

    American Journal of Play, 2010

    2010-01-01

    Jaak Panksepp, known best for his work on animal emotions and coining the term "affective neuroscience," investigates the primary processes of brain and mind that enable and drive emotion. As an undergraduate, he briefly considered a career in electrical engineering but turned instead to psychology, which led to a 1969 University of…

  2. Introduzione al Laboratorio di Fisica

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Ciullo, Giuseppe

    La Fisica (dal greco τὰ ϕυσικὰ: le cose naturali) si pone l'obiettivo di descrivere e prevedere il comportamento dei fenomeni naturali, nonché degli apparati e degli strumenti, che hanno reso e rendono la nostra vita più comoda ed efficiente. Tale obiettivo viene perseguito mediante un'attenta osservazione dei fenomeni, con una conseguente schematizzazione dell'osservazione, per fornire una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile.

  3. [The nursing image in Italy: an analysis of the historic archive of national newspaper].

    PubMed

    Dignani, Lucia; Montanari, Paola; Dante, Angelo; Guarinoni, Milena Giovanna; Petrucci, Cristina; Lancia, Loreto

    2014-01-01

    Scopo. Descrivere l'immagine dell'infermiere delineata da uno dei principali quotidiani nazionali. Metodo. Studio retrospettivo condotto attraverso l'analisi degli articoli pubblicati nel periodo compreso tra il 1906 e il 2005 sul quotidiano nazionale “La Stampa”. Risultati.Dall'analisi dei 2017 articoli sono emerse 11 categorie tematiche. Gli articoli a maggior occorrenza sono stati quelli relativi alla tematica “cronaca”, che hanno registrato un importante incremento a partire dalla seconda metà degli anni '80, seguiti da “condizioni di lavoro”, che hanno mostrato massima diffusione a partire dagli anni '90. Gli articoli a minore occorrenza, invece, sono stati quelli riguardanti “estetica” e “concorsi”. Oltre la metà degli articoli inerenti la “carenza infermieristica” riferivano di disservizi da essa provocati. La quasi totalità degli articoli relativi a casi di “malasanità” evidenziava l'inadeguata assistenza erogata dagli infermieri con un trend di pubblicazione omogeneo a partire dagli anni '50. Gli articoli categorizzati nella tematica “carenza infermieristica”, “innovazione”, e “formazione”, hanno avuto la loro massima diffusione a partire dagli anni '90. Conclusioni. L'analisi condotta attraverso gli articoli apparsi sul quotidiano “La Stampa” ha consentito di leggere la storia della professione infermieristica come travagliata, fatta di conquiste professionali ottenute con lotte, rivendicazioni e innumerevoli cambiamenti, sia di tipo organizzativo che in ambito formativo, anche se gli articoli esaminati non sempre hanno contribuito a far apprezzare la professione per i suoi reali contenuti e contributi forniti al miglioramento della salute nella popolazione.

  4. Endoscopic forehead surgery for migraine therapy Personal technique.

    PubMed

    Caruana, Giorgia; Bertozzi, Nicolò; Boschi, Elena; Pio Grieco, Michele; Grignaffini, Eugenio; Raposio, Edoardo

    2014-01-01

    Da recenti studi volti ad investigare la patogenesi dell’emicrania, è emerso come questa possa essere secondaria ad un meccanismo di ipereccitabilità e infiammazione neuronale conseguente alla compressione di alcuni nervi periferici cranio-facciali, i quali, agendo come “trigger point”, possono essere decompressi mediante terapia chirurgica. Scopo di questo studio è stato da un lato quello di valutare i risultati ottenuti, confrontandoli con quelli della letteratura, dall’altro di proporre un approccio personale, endoscopico, mini-invasivo. In base alla localizzazione della cefalea, la tecnica chirurgica è stata differente. In caso di cefalea frontale, la decompressione dei nervi sopraorbitario e sovraclaveare è stata effettuata mediante una personale procedura endoscopica modificata di miotomie selettive frontali del muscolo corrugatore del sopracciglio, depressore del sopracciglio e del muscolo procero. Per quanto riguarda invece l’emicrania occipitale, la decompressione dei nervi piccolo e grande occipitale è ottenuta attraverso miotomie selettive dei muscoli occipitale, trapezio, semispinale della testa e sternocleidomastoideo. Venti pazienti sono stati inclusi nello studio e sottoposti ad almeno una delle precedenti procedure. In seguito al follow-up a 6 mesi si è osservato che: 9 hanno percepito una sensibile riduzione nella frequenza e/o severità degli attacchi (45%), 8 sono guariti completamente (40%) e 3 non hanno tratto alcun beneficio (15%), per un totale di 85% di pazienti che hanno beneficiato dell’intervento. I dati ottenuti evidenziano l’efficacia dell’approccio chirurgico nella terapia dell’emicrania; inoltre si sottolinea come la tecnica endoscopica permetta di acquisire gli stessi risultati, rispetto alle metodiche tradizionali, con una procedura a minor invasività e a minor rischio di effetti collaterali.

  5. [Assessing the effectiveness of Gelclair® in the prevention and therapy of stomatitis in patients undergoing hematopoietic stem-cell transplantation: a randomized trial].

    PubMed

    Rasero, Laura; Marsullo, Mauro; Dal Molin, Alberto

    2014-01-01

    Introduzione: La stomatite da farmaci chemioterapici è un importante effetto collaterale del trattamento. I protocolli per la cura del cavo orale, si basano su due livelli di intervento: senza e con uso di medicamenti . La letteratura descrive numerosi interventi di profilassi e terapia ma ad oggi non esiste ancora un intervento considerato gold standard. Obiettivo: Valutare l’efficacia del Gelclair® nella prevenzione e trattamento di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche. Materiale metodi: 57 pazienti (28 gruppo di controllo e 29 gruppo sperimentale ) hanno utilizzato i colluttori 3 volte al giorno, la valutazione è stata effettuata con i seguenti strumenti: scala di valutazione della stomatite (WHO), scala VAS per dolore e Likert per gradimento. I pazienti sono stati osservati mediamente per 17 giorni. Risultati: 38/57 pazienti osservati (61%) hanno manifestato stomatiti .Non è stata rilevata differenza tra i due gruppi in termine di grado di stomatite p= 0.75 in tutto il periodo di osservazione. Il dolore è stato registrato in 31 soggetti su 57 (54%). Non si sono registrate differenze tra i due gruppi per quanto riguarda il valore medio di dolore riferito prima dell’utilizzo dei colluttori per tutti i giorni di osservazione p=0,06, gli utenti del gruppo sperimentale hanno dimostrato una riduzione del grado di dolore dopo l’utilizzo del collutorio p=0,04. Conclusioni: Gelclair® non influenza i tempi di insorgenza e l’andamento della stomatite. E’ in grado di ridurre il dolore, sono necessari però ulteriori studi multicentrici per confermare la reale utilità di utilizzo nei pazienti sottoposti a Trapianto.

  6. Trasforiiazioni Termoelastiche Finite di Solidi Incomprimibili

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Signorini, A.

    Queste lezlioni hanno come direttiva una sintesi di quanto si trova sistematicamente sviluppato in una mia Memoria sulle trasformazioni termoelastiche finite di solidi incomprimibili, in corso di stampa negli Annali di Matematica pura e applicata t. XXXIX ( 1955) pp. 147-201 , Verranno anche esposti, come necessaria premessa, alcuni d ei risultati di due precedenti Memorie degli stessi Annali. Invece, per motivo di brevità, non potrò dare neppure un cenno delle ulteriori ricerche svilup pate dal prof. T. Manacorda in tre recentissimi suoi lavori:

  7. Perceived quality in Day Surgery Units Proposal of an enquiry postoperative questionnaire.

    PubMed

    Palumbo, Piergaspare; Perotti, Bruno; Amatucci, Chiara; Pangrazi, Maria Pia; Leuzzi, Barbara; Vietri, Francesco; Illuminati, Giulio

    2016-01-01

    La soddisfazione dei pazienti assume particolare importanza nell’attività chirurgica in Day Surgery, al fine di mantenere ed incrementare la domanda di prestazioni da parte dell’utenza ed inoltre di valutare le abilità e le competenze dello staff clinico dedicato. Sono stati valutati i risultati di un questionario somministrato dal 2007 al 2012, divisi in due gruppi, alla dimissione e a 30 giorni dall’intervento. Tali risultati hanno permesso di valutare i principali vantaggi e limiti del questionario in termini di comprensibilità, di corretto timing di somministrazione, e di utilità per lo staff clinico.

  8. Evaluation of surgery risk factor associated to antithrombotic therapy in patients who underwent colorectal surgery.

    PubMed

    Del Rio, Paolo; Sozzi, Francesco; Bertocchi, Elisa; Dell'Abate, Paolo; Perrone, Gennaro; Arcuri, Maria Francesca; Sianesi, Mario

    2016-01-01

    I trattamenti antipiastrinici sono comuni nel mondo occidentale ed il rischio di sanguinamento correlato a procedure chirurgiche o comunque invasive è di conseguenza elevato e pertanto abbiamo volute analizzare la correlazione tra la chirurgia del colon.retto ,la terapia antipiastrinica e le complicanze chirurgiche postoperatorie. Sono stati studiati 176 pazienti operati per tumori del colon-retto considerando i seguenti dati:tipo di intervento xchirurgico,l’indice di massa corporea (BMI), il valore dell’emoglobina (Hb); PT preoperatorio e le trasfusioni di sangue pre epost-operatorie e durante lo stesso intervento chirurgico. L’analisi si è concentrata su due gruppi :pazienti sottoposti a trattamento antipiastrinico (ATterapia antiaggregante) e pazienti non trattati ( NAT: non terapia antiaggregante piastrinica). Nei gruppi di pazienti sottoposti a emicolectomia destra, i valori di emoglobina erano più bassi neri pazienti che hanno ricevuto la terapia antitrombotica rispetto ai pazienti che non hanno ricevuto questa terapia, con una significatività statistica (p <0,05); dati analoghi sono stati osservati nei pazienti sottoposti a emicolectomia sinistra. I pazienti dipeso normale trattati con terapia antiaggregante avevano valori più bassi di emoglobina senza significatività statistica (valore di p non significativo). I pazienti in sovrappeso sottoposti a trattamento antiaggregante hanno presentato valori di Hb inferiori a quelli non trattati (p < 0,05). La percentuale di emotrasfusioneè risultata maggiore nei pazienti sottoposti a trattamento antiaggregante (AT) a prescindere dal tipo di interveno chirurgico rispetto al secondo gruppo con significatività statistica. Tra i pazienti normopeso si è registrata una diversa incidenza di trasfusione di sangue nei pazienti trattati con AT (50%) e quelli non trattati (29%) con un significato statistico (p <0,05), mentre i pazienti in sovrappeso non hanno presenato questa significativa differenza. È stata

  9. [Valutazione delle guardie di sicurezza privata attraverso la Suicide Probability Scale e la Brief Symptom Inventory].

    PubMed

    Dogan, Bulent; Canturk, Gurol; Canturk, Nergis; Guney, Sevgi; Özcan, Ebru

    2016-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. Lo scopo di questo studio è stato quello di investigare l'influenza della probabilità di suicidio, con le sue caratteristiche sociodemografiche, e di procurare i dati per la prevenzione del suicidio tra le guardie di sicurezza privata che lavorano in condizioni di stress, essendo a contatto ininterrottamente con eventi negativi e traumatici di vita durante il loro lavoro. Metodi. Hanno partecipato allo studio 200 guardie di sicurezza privata e 200 persone dell'Università di Ankara. Per raccogliere i dati sono stati utilizzati un questionario riguardante le condizioni sociodemografiche dei partecipanti, la Suicide Probability Scale (SPS) e la Brief Symptom Inventory (BSI). Risultati. Genere, stato civile, stipendio, credenze religiose, vivere una situazione di pericolo di vita, passato di tentativi di suicidio, fumare e non avere una malattia cronica hanno causato statisticamente una differenza significativa sui punteggi di SPS tra il gruppo di guardie di sicurezza privata e quello di controllo. In aggiunta, c'è stata una correlazione positiva statisticamente significativa tra i punteggi totali delle sottoscale di SPS e quelli di BSI. Conclusioni. Allo stesso modo degli agenti di polizia e dei gendarmi, le guardie di sicurezza privata sono ad alto rischio di commettere e tentare il suicidio trovandosi in condizioni stressanti di lavoro e anche soffrendo del trauma secondario. È necessario che essi siano consapevoli della propria tendenza al suicidio e avere controlli psichiatrici regolari.

  10. [Funzioni esecutive metacognitive ed emozionali/motivazionali nel disturbo dello spettro dell'autismo e nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività: risultati preliminari].

    PubMed

    Panerai, Simonetta; Tasca, Domenica; Ferri, Raffaele; Catania, Valentina; Genitori D'Arrigo, Valentina; Di Giorgio, Rosa; Zingale, Marinella; Trubia, Grazia; Torrisi, Anna; Elia, Maurizio

    2016-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. I deficit delle funzioni esecutive (FE) sono frequentemente osservati nei disturbi dello spettro dell'autismo (ASD) e nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD). Lo scopo di questo studio è quello di valutare e confrontare le funzioni esecutive metacognitive ed emozionali/motivazionali di bambini con ASD e ADHD, sia fra di loro che con un gruppo di controllo. Metodi. Il campione è costituito da un totale di 58 soggetti, di cui 17 con ASD senza disabilità intellettiva, 18 con ADHD-manifestazione combinata e 23 con sviluppo tipico, abbinati per genere, età cronologica e livello intellettivo. Le valutazioni hanno riguardato alcune aree del funzionamento esecutivo, nello specifico pianificazione, flessibilità mentale, generatività e inibizione della risposta, che rappresentano sia le funzioni esecutive metacognitive sia quelle emozionali/motivazionali. Risultati. I risultati hanno rilevato un'ampia sovrapposizione delle disfunzioni esecutive nei due gruppi clinici con ASD e ADHD, e non sono stati indicativi della presenza di due profili realmente distinti del funzionamento esecutivo. Tuttavia, nell'ADHD è stato trovato un deficit più severo nell'inibizione della risposta prepotente (funzione emozionale/motivazionale). Conclusioni. I risultati del nostro studio sono parzialmente in accordo con quelli della letteratura. Ulteriori ricerche con gruppi più numerosi potranno chiarire più approfonditamente quali punti di forza e debolezza, nell'ampio spettro delle funzioni esecutive, differenzino fra loro le prestazioni di persone con ASD e ADHD. PMID:27362821

  11. [Valutazione delle guardie di sicurezza privata attraverso la Suicide Probability Scale e la Brief Symptom Inventory].

    PubMed

    Dogan, Bulent; Canturk, Gurol; Canturk, Nergis; Guney, Sevgi; Özcan, Ebru

    2016-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. Lo scopo di questo studio è stato quello di investigare l'influenza della probabilità di suicidio, con le sue caratteristiche sociodemografiche, e di procurare i dati per la prevenzione del suicidio tra le guardie di sicurezza privata che lavorano in condizioni di stress, essendo a contatto ininterrottamente con eventi negativi e traumatici di vita durante il loro lavoro. Metodi. Hanno partecipato allo studio 200 guardie di sicurezza privata e 200 persone dell'Università di Ankara. Per raccogliere i dati sono stati utilizzati un questionario riguardante le condizioni sociodemografiche dei partecipanti, la Suicide Probability Scale (SPS) e la Brief Symptom Inventory (BSI). Risultati. Genere, stato civile, stipendio, credenze religiose, vivere una situazione di pericolo di vita, passato di tentativi di suicidio, fumare e non avere una malattia cronica hanno causato statisticamente una differenza significativa sui punteggi di SPS tra il gruppo di guardie di sicurezza privata e quello di controllo. In aggiunta, c'è stata una correlazione positiva statisticamente significativa tra i punteggi totali delle sottoscale di SPS e quelli di BSI. Conclusioni. Allo stesso modo degli agenti di polizia e dei gendarmi, le guardie di sicurezza privata sono ad alto rischio di commettere e tentare il suicidio trovandosi in condizioni stressanti di lavoro e anche soffrendo del trauma secondario. È necessario che essi siano consapevoli della propria tendenza al suicidio e avere controlli psichiatrici regolari. PMID:27183512

  12. [Funzioni esecutive metacognitive ed emozionali/motivazionali nel disturbo dello spettro dell'autismo e nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività: risultati preliminari].

    PubMed

    Panerai, Simonetta; Tasca, Domenica; Ferri, Raffaele; Catania, Valentina; Genitori D'Arrigo, Valentina; Di Giorgio, Rosa; Zingale, Marinella; Trubia, Grazia; Torrisi, Anna; Elia, Maurizio

    2016-01-01

    RIASSUNTO. Scopo. I deficit delle funzioni esecutive (FE) sono frequentemente osservati nei disturbi dello spettro dell'autismo (ASD) e nel disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD). Lo scopo di questo studio è quello di valutare e confrontare le funzioni esecutive metacognitive ed emozionali/motivazionali di bambini con ASD e ADHD, sia fra di loro che con un gruppo di controllo. Metodi. Il campione è costituito da un totale di 58 soggetti, di cui 17 con ASD senza disabilità intellettiva, 18 con ADHD-manifestazione combinata e 23 con sviluppo tipico, abbinati per genere, età cronologica e livello intellettivo. Le valutazioni hanno riguardato alcune aree del funzionamento esecutivo, nello specifico pianificazione, flessibilità mentale, generatività e inibizione della risposta, che rappresentano sia le funzioni esecutive metacognitive sia quelle emozionali/motivazionali. Risultati. I risultati hanno rilevato un'ampia sovrapposizione delle disfunzioni esecutive nei due gruppi clinici con ASD e ADHD, e non sono stati indicativi della presenza di due profili realmente distinti del funzionamento esecutivo. Tuttavia, nell'ADHD è stato trovato un deficit più severo nell'inibizione della risposta prepotente (funzione emozionale/motivazionale). Conclusioni. I risultati del nostro studio sono parzialmente in accordo con quelli della letteratura. Ulteriori ricerche con gruppi più numerosi potranno chiarire più approfonditamente quali punti di forza e debolezza, nell'ampio spettro delle funzioni esecutive, differenzino fra loro le prestazioni di persone con ASD e ADHD.

  13. Oncoplastic breast-conserving surgery in breast cancer treatment Systematic review of the literature.

    PubMed

    Papanikolaou, Joannis G

    2016-01-01

    Il trattamento chirurgico del carcinoma della mammella ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni. Vari studi hanno dimostrato l’equivalenza in termini di risultati oncologici tra mastectomia e chirurgia conservativa della mammella seguita da radioterapia. La chirurgia conservativa della mammella offre nella maggior parte dei casi risultati favorevoli dal un punto di vista estetico. Ciononostante, in un 10-30% dei casi, i risultati estetici sono deludenti. In questi casi, la chirurgia oncoplastica della mammella che coniuga tecniche di chirurgia oncologica con quelle proprie della chirurgia plastica ha permesso di superare il conflitto tra estensione della resezione tumorale e risultato estetico finale. Varie tecniche di chirurgia oncoplastica sono state proposte e sono sempre più adottate per facilitare la conservazione e preservare l’estetica della mammella. Questa revisione sistematica si propone di valutare i risultati oncologici e cosmetici di chirurgia oncoplastica conservativa conservativa della mammella. Questo lavoro è stata condotto usando dei criteri ben definiti di inclusione ed esclusione, per gli articoli pubblicati fino al 31 luglio 2015. Un totale di 106 articoli sono stati identificati per potenziale inclusione ed esaminati in dettaglio. Dopo una selezione adeguata, 11 articoli hanno formato la base di questo lavoro. Questo studio è stato inizialmente progettato per identificare e poi revisionare dopo un processo di selezione rigoroso, gli articoli pubblicati con il più alto livello di evidenza su chirurgia oncoplastica della mammella. Revisioni sistematiche e metanalisi, non sono stati inclusi per ragioni metodologiche. I risultati di questo lavoro dimostrano che le ricadute locali adoperando la chirurgia oncoplastica non superano il 7%. Margini liberi sono stati recuperati nel 86% dei casi. Buoni risultati cosmetici sono stati ottenuti in 86% dei casi. Ciononostante, si deve riferire che la maggior parte degli studi pubblicati hanno

  14. Comparison of multiple training models of surgical rotation for third-year medical students A prospective study.

    PubMed

    Magistri, Paolo; Nigri, Giuseppe; Petrucciani, Niccolò; Aurello, Paolo; D'Angelo, Francesco; Ramacciato, Giovanni

    2016-01-01

    Considerata la necessità di elaborare un sistema di rotazione nei reparti di Chirurgia che venga incontro alle necessità degli studenti, abbiamo ideato questo studio prospettico presso la Facoltà di Medicina e Psicologia di “Sapienza, Università di Roma”. Nella nostra Istituzione, gli studenti del terzo anno del corso di laurea di Medicina e Psicologia trascorrono un periodo di 2 mesi presso il reparto di Chirurgia Generale per prepararsi all’esame di Semeiotica Medico-Chirurgica. Spesso i feedback di tale esperienza riportano una certa insoddisfazione, soprattutto per la scarsità dell’attività pratica al letto del paziente. Pertanto, abbiamo deciso di confrontare cinque modelli per stabilire il migliore approccio in termini di apprendimento e soddisfazione degli studenti. 28 studenti sono stati coinvolti nello studio e divisi in cinque gruppi (da A ad E). Il Gruppo A ha eseguito una rotazione standard così come prevista dall’ordine degli studi, 5 accessi in reparto seguiti dal proprio tutor. Gli studenti del gruppo B hanno frequentato il reparto una volta la settimana, arrivando dopo la visita della mattina, trascorrendo un’ora con il tutor ed il resto della mattina con gli specializzandi. Il gruppo C è stato diviso in piccoli gruppi, ciascuno assegnato per 2 volte all’ambulatorio chirurgico, 2 volte in reparto (standard) e 2 volte al servizio di preospedalizzazione. Gli studenti del gruppo D hanno frequentato il reparto una volta la settimana arrivando la mattina presto, trascorrendo 2 ore con il tutor ed il resto della mattina con gli specializzandi. Il gruppo E è stato diviso in 2 gruppi, ciascuno assegnato 3 volte al reparto (standard) e 3 volte alla sala operatoria. Ciascuno studente ha completato un questionario con 20 item di semeiotica all’inizio ed alla fine dello studio per valutare la progressione dell’apprendimento, ed un questionario finale di valutazione della soddisfazione. I risultati hanno dimostrato come tutti i gruppi

  15. La relatività debole. La fisica dello spazio e del tempo senza paradossi

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Selleri, Franco

    2011-06-01

    Secondo Einstein e Poincaré la simultaneità di eventi che hanno luogo in punti diversi dello spazio può essere definita solo per convenzione. Dal punto di vista matematico si dimostra, quindi, che due diverse definizioni di simultaneità corrispondono a due diversi valori del coefficiente e1 della variabile spaziale x presente nelle trasformazioni di Lorentz. A partire da premesse normalmente accettate otterremo diverse dimostrazioni della necessità di reintrodurre il concetto di simultaneità assoluta. Le conseguenze cosmologiche della nuova struttura dello spazio e del tempo andranno contro la cosmologia del Big Bang. Inoltre, dopo questi risultati, il relativismo sopravviverà in una forma meno aspra ("relatività debole") perché risulter privo di quel campionario di paradossi portato dalla teoria della Relatività Speciale.

  16. Should we treat white line hernias by laparoscopy? About a prospective study of 42 cases.

    PubMed

    Guirat, Ahmed; Trigui, Ayman; Rejab, Haitham; Yaich, Khalil; Affes, Najmedine; Jdidi, Issam; Boujelben, Salah; Abid, Bassem; Amar, Mohamed Ben; Mzali, Rafik

    2015-01-01

    Viene riportato uno studio prospettico su 42 casi di ernia ombelicale ed epigastrica primitive e non complicate trattate per via laparoscopica e seguite in media da un follow up di un anno. Lo scopo di questo studio è quello di valutare il contributo della laparoscopia nel trattamento in termini di risultato nel breve e nel medio periodo. La morbilità chirurgica precoce è stata del 14,3%. A sei mesi dall’intervento il 28,5% dei pazienti ha lamentato dolori nell’area ombelicale. Ad un anno dall’intervento 2 pazienti hanno lamentato la cronicizzazione del dolore. Non si è avuto nessun caso di recidiva. In conclusione l’approccio laparoscopico risulta doversi riservare ai casi di ernia di maggiori dimensioni, ed in caso di recidiva o di laparocele.

  17. Role of adipose-derived stem cells in chronic cutaneous wound healing.

    PubMed

    Caruana, Giorgia; Bertozzi, Nicolò; Boschi, Elena; Pio Grieco, Michele; Grignaffini, Eugenio; Raposio, Edoardo

    2015-01-01

    Le ulcere cutanee croniche colpiscono circa l’1% della popolazione adulta e il 3.6% della popolazione con più di sessantacinque anni di età. Per quanto riguarda l’impegno finanziario per la terapia delle ulcere cutanee, questo è pari a sette miliardi di euro annui a livello mondiale. Le cellule staminali mesenchimali prelevate da lipoaspirato (ASCs) rappresentano una delle frontiere più promettenti della medicina rigenerativa. Diversi studi hanno, infatti, dimostrato l’efficacia terapeutica di questa popolazione di cellule staminali nel trattamento delle ulcere cutanee croniche. Le ASCs hanno caratteristiche morfologiche e funzionali paragonabili alle cellule staminali del midollo osseo (BMSCs), tuttavia se ne differenziano per la maggiore facilità di prelievo e isolamento, e per il loro più cospicuo numero. È, infatti, sufficiente eseguire una liposuzione tradizionale e in seguito utilizzare metodiche d’isolamento appropriate per ottenere un pellet di ASCs pronte per essere innestate nel fondo e nel margine dell’ulcera cutanea, al fine di promuoverne la guarigione. Diversi sono i protocolli d’isolamento; i più diffusi prevedono complicati e lunghi procedimenti, caratterizzati dal susseguirsi di differenti prodotti sia chimici sia biologici, i quali sono non solo costosi ma anche potenzialmente pericolosi. Il nostro protocollo d’isolamento richiede solo 15’ e prevede che il lipoaspirato sia prima sistemato in uno shaker cellulare e successivamente in una centrifuga così da ottenere le ASCs richieste per la terapia. L’uso delle ASCs si è rivelato una risorsa preziosa per la terapia delle ulcere cutanee croniche, accelerando significativamente il processo di guarigione e la rigenerazione dei tessuti; con protocolli d’isolamento efficaci e semplificati, il loro utilizzo routinario risulta essere facilitato.

  18. Meningococco B: controllo di due focolai epidemici mediante vaccinazione

    PubMed Central

    2014-01-01

    Riassunto La problematica di un efficace approccio vaccinale nei confronti del Meningococco B (MenB) è stata superata identificando con la metodica della "reverse vaccinology" alcuni antigeni capaci di indurre una risposta verso la maggior parte dei ceppi di MenB circolanti nel mondo. Il nuovo vaccino MenB a 4 componenti (4CMenB) è stato autorizzato in Europa, Australia e Canada, ed è entrato nei calendari di immunizzazione pediatrica internazionali: Australia, Canada, UK. In Italia, le prime regioni che hanno raccomandato la vaccinazione contro il MenB sono state Basilicata e Puglia. La gestione di epidemie/focolai epidemici richiede la messa in atto di una risposta rapida da parte delle autorità sanitarie nei confronti di una emergenza sanitaria ad elevato impatto, anche emotivo, sulla popolazione, come recentemente dimostrato in due università americane. Alla dichiarazione di focolaio epidemico in atto, in entrambi i contesti si è attivata una procedura per l'uso del vaccino 4CMenB non ancora autorizzato negli USA. È stato così possibile organizzare gli interventi di profilassi attiva nei due campus universitari, adottando il primo impiego su larga scala del nuovo vaccino 4CMenB e conseguendo, in tempi relativamente brevi, elevati tassi di copertura vaccinale. A fronte di circa 14000 studenti immunizzati con almeno una dose, non è stata segnalata alcuna problematica di eventi avversi conseguenti all'immunizzazione; ad oggi non si sono verificati casi nei soggetti che hanno ricevuto il vaccino. Come conseguenza dei due focolai descritti, è oggi in corso la valutazione da parte dell'FDA per l'estensione dell'uso del vaccino 4CMenB negli Stati Uniti negli adolescenti e giovani adulti. PMID:25916017

  19. Percutaneous ultrasound-guided treatment of shoulder tendon calcifications: Clinical and radiological follow-up at 6 months().

    PubMed

    De Conti, G; Marchioro, U; Dorigo, A; Boscolo, N; Vio, S; Trevisan, M; Meneghini, A; Baldo, V; Angelini, F

    2010-12-01

    Sommario INTRODUZIONE: La tendinopatia calcifica di spalla è una condizione relativamente frequente caratterizzata, quando sintomatica, da dolore cronico e da fasi di dolore acuto molto intenso. MATERIALI E METODI: Da ottobre 2006 a marzo 2008 abbiamo trattato 126 spalle di 125 pazienti consecutivi. Tutti hanno eseguito Rx ed ecografia prima del trattamento ed il test di Constant prima del trattamento e a 6 mesi di distanza. 55 pazienti su 123 (42%) sono stati trattati due o più volte con infiltrazione intrabursale di corticosteroide. Tre pazienti hanno rifiutato altri trattamenti dopo il primo. Sono stati quindi raccolti i dati complessivamente di 123 spalle. È stata eseguita RM di controllo a sei mesi. RISULTATI: Incremento del Constant Score dopo la procedura in tutti i pazienti trattati una sola volta ed in quasi tutti i pazienti trattati due volte; i pazienti sono stati divisi in due classi, rispettivamente trattati una o due (o più) volte. In ciascuna delle due classi c’è stato un significativo incremento (p < 0,0001)delle medie dei Cs pre e post trattamento; nella classe dei pazienti trattati due volte significatività statistica (p < 0,0001) tra le medie dei Cs rispettivamente prima del trattamento iniziale e dopo il primo trattamento, e tra la media Cs di quest’ultimo e quella dopo 6 mesi dal primo trattamento. Il Cs dopo il trattamento è significativamente diverso nei pazienti con impingement (p < 0,001). CONCLUSION: Incremento del Cs, in più del 95% dei pazienti. Non lesioni tendinee ai controlli ecografici/RM. L’impingement è risultato un fattore di rischio per il risultato finale.

  20. What Affective Neuroscience Means for Science Of Consciousness

    PubMed Central

    Almada, Leonardo Ferreira; Pereira, Alfredo; Carrara-Augustenborg, Claudia

    2013-01-01

    The field of affective neuroscience has emerged from the efforts of Jaak Panksepp in the 1990s and reinforced by the work of, among others, Joseph LeDoux in the 2000s. It is based on the ideas that affective processes are supported by brain structures that appeared earlier in the phylogenetic scale (as the periaqueductal gray area), they run in parallel with cognitive processes, and can influence behaviour independently of cognitive judgements. This kind of approach contrasts with the hegemonic concept of conscious processing in cognitive neurosciences, which is based on the identification of brain circuits responsible for the processing of (cognitive) representations. Within cognitive neurosciences, the frontal lobes are assigned the role of coordinators in maintaining affective states and their emotional expressions under cognitive control. An intermediary view is the Damasio-Bechara Somatic Marker model, which puts cognition under partial somatic-affective control. We present here our efforts to make a synthesis of these views, by proposing the existence of two interacting brain circuits; the first one in charge of cognitive processes and the second mediating feelings about cognitive contents. The coupling of the two circuits promotes an endogenous feedback that supports conscious processes. Within this framework, we present the defence that detailed study of both affective and cognitive processes, their interactions, as well of their respective brain networks, is necessary for a science of consciousness. PMID:23678246

  1. Critical notes on the neuro-evolutionary archaeology of affective systems.

    PubMed

    Barratt, Barnaby B

    2015-04-01

    If progress is to be made in resolving the debate over the relevance of neuroscientific findings to psychoanalysis, a clearer distinction must be established between a narrow definition of psychoanalysis as "praxis" (the science of lived experience and its conflicts or contradictions) and a definition that focuses on metapsychology as objectivistic theory-building. The investigations of Jaak Panksepp on the "neuro-archaeology" of affective systems are reviewed as an example of how findings in neuroscience cannot be legitimately extrapolated to offer conclusions about the domain of lived experience. In this context, Freud's shifting standpoint is reviewed and, following the writings of Jean Laplanche, the significance of Freud's distinction between "drives" or libidinality, as acquired through experience, and "instincts," which are purely biological, is emphasized. It is argued that there is an unavoidable component of myth-making in any consideration of the connection between neural circuitry and the domain of psychic representations. Freud's need for a notion of drive or energy, which is required to understand the findings of free-associative method, is admittedly mythematic, but it implies a major challenge to extant philosophical doctrines of the "mind/body" question (emergentism, double-aspect monism, and neutral monism). Thus, whereas psychoanalysis as praxis is, in Freud's words, "free to follow its own requirements," the claims of metapsychology are not so unrestrained. Further debate is required on the irrelevance of a revised objectivistic theory of the "mental apparatus" to the venture of healing the fracturing of our lived experience.

  2. Ultrasound in the evaluation of interstitial pneumonia.

    PubMed

    Lo Giudice, V; Bruni, A; Corcioni, E; Corcioni, B

    2008-03-01

    Sommario PREMESSA: L'ecografia del torace soltanto di recente ha assunto una sua completa dignità di metodica diagnostica: esperti ecografisti, con esperienza pneumologica, hanno, infatti, dimostrato la possibilità di una applicazione degli ultrasuoni in ambito toraco-polmonare, soprattutto in situazioni critiche, quali quelle emergenti in urgenza, in terapia intensiva o in ambito pediatrico o in corso di gravidanze. SCOPO: Da queste premesse si origina il lavoro, che si propone di individuare, se esistenti, gli aspetti ultrasonografici delle polmoniti interstiziali a genesi infettiva, e il ruolo di supporto (alla radiologia) degli ultrasuoni anche in questo ambito. MATERIALI E METODI: Sono stati studiati 55 soggetti afferiti, nel quinqennio 2001–2006, alla UOS di Ecografia toracica (UOC Pneumologia I) dell'Ospedale M. Santo e dell'UOS di Ecografia Internistica (UOC di Medicina Generale) dell'Ospedale di Rogliano dell'AO di Cosenza, perché affetti da sospetta patologia infettiva respiratoria virale o simil-virale. Tali pazienti sono stati valutati con indagini clinico-funzionali e strumentali (anamnesi + es. obiettivo + esami ematochimici + prove di funzionalità respiratoria + broncoscopia + Rx e HRTC del torace) e con esame ecografico, in cieco, del torace. RISULTATI: Dalla valutazione comparativa tra dati clinico-laboratoristico-strumentali e dati ecografici è emerso che i 55 soggetti studiati sono risultati affetti da polmonite interstiziale. In tali soggetti la diagnosi è stata formulata con l'ausilio delle comuni tecniche di studio, ma anche l'esame US ha permesso la individuazione di segni considerati diagnostici (Lichtenstein) di patologia interstiziale. Dei soggetti esaminati, infatti, 31 (56,36%) hanno mostrato all'ecografia la presenza di artefatti a coda di cometa (>5 per lato) nelle regioni anteriore e laterale del polmone (dato patognomico di patologia interstiziale) e 24 (46,64%) di “quadri misti” (aree di addensamento

  3. Affective Infrastructures: Toward a Cultural Neuropsychology of Sport

    PubMed Central

    Heywood, Leslie L.

    2011-01-01

    Recently there has been a turn toward considerations of embodiment, cognition, and context in sport studies. Many researchers have argued that the traditional focus on clinical psychology and performance enhancement within the discipline is incomplete, and now emphasize the importance of athletes’ social and familial contexts in a research paradigm that examines interconnections between movement, cognition, emotion, and the social and cultural context in which movement takes place. While it is important that the sport studies focus is being expanded to consider these interactions, I will argue that this model is still incomplete in that it is missing a fundamental variable – that of our evolutionary neurobiological roots. I will use the work of affective neuroscientists Jaak Panksepp and Stephen Porges to show that because sport so clearly activates neural systems that function at both proximate and ultimate levels of causation, it can be seen to serve fundamental needs for affective balance. A neurobiology of affect shows how the evolution of the mammalian autonomic nervous system has resulted in neurophysiological substrates for affective processes and stress responses, and has wide-ranging implications for sport studies in terms of suggesting what forms of coaching might be the most effective in what context. I propose the term cultural neuropsychology of sport as a descriptor for a model that examines the relationships between neurophysiological substrates and athletes’ social and familial contexts in terms of how these variables facilitate or fail to facilitate athletes’ neuroceptions of safety, which in turn have a direct impact on their performance. A cultural neuropsychological model of sport might thereby be seen to elaborate a relationship between proximate and ultimate mechanisms in concretely applied ways. PMID:22069389

  4. Hyperthermic intraperitoneal chemotherapy as palliative treatment for malignant ascites A single-center experience and a review of the literature.

    PubMed

    Graziosi, Luigina; Marino, Elisabetta; De Angelis, Verena; Rebonato, Alberto; Donini, Annibale

    L’ascite maligna rappresenta il quadro avanzato di anormale accumulo di liquido intraperitoneale in pazienti con carcinosi peritoneale. Questa condizione clinica può rappresentare la condizione terminale di questa patologia a pessima prognosi inficiando inoltre la qualità di vita dei pazienti. Le opzioni terapeutiche includono differenti procedure che hanno tuttavia una limitata efficacia e alcune criticità; diuretici, paracentesi, shunt veno-peritoneali, inibitori delle metallo proteasi, immunomodulatori e agenti biologici rappresentano alcuni esempi di queste procedure. Nessuno di questi approcci terapeutici rappresenta a oggi lo standard of care per questa patologia data la scarsa efficienza e l’alto grado di effetti collaterali. L’introduzione della chirurgia citoriduttiva e della chemio terapia ipertermica intraperitoneale sembra essere un approccio terapeutico valido nel trattamento dell’ascite maligna refrattaria, introdotto nelle ultime due decadi e che tutt’ora necessita di validazione scientifica. In questo lavoro condividiamo la nostra esperienza di tre casi affetti da ascite maligna refrattaria trattati con HIPEC; facciamo inoltre una revisione della letteratura.

  5. Foundations of Space and Time

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Murugan, Jeff; Weltman, Amanda; Ellis, George F. R.

    2012-07-01

    1. The problem with quantum gravity Jeff Murugan, Amanda Weltman and George F. R. Eliis; 2. A dialogue on the nature of gravity Thanu Padmanabhan; 3. Effective theories and modifications of gravity Cliff Burgess; 4. The small scale structure of spacetime Steve Carlip; 5. Ultraviolet divergences in supersymmetric theories Kellog Stelle; 6. Cosmological quantum billiards Axel Kleinschmidt and Hermann Nicolai; 7. Progress in RNS string theory and pure spinors Dimitri Polyakov; 8. Recent trends in superstring phenomenology Massimo Bianchi; 9. Emergent spacetime Robert de Mello Koch and Jeff Murugan; 10. Loop quantum gravity Hanno Sahlmann; 11. Loop quantum gravity and cosmology Martin Bojowald; 12. The microscopic dynamics of quantum space as a group field theory Daniele Oriti; 13. Causal dynamical triangulations and the quest for quantum gravity Jan Ambjørn, J. Jurkiewicz and Renate Loll; 14. Proper time is stochastic time in 2D quantum gravity Jan Ambjorn, Renate Loll, Y. Watabiki, W. Westra and S. Zohren; 15. Logic is to the quantum as geometry is to gravity Rafael Sorkin; 16. Causal sets: discreteness without symmetry breaking Joe Henson; 17. The Big Bang, quantum gravity, and black-hole information loss Roger Penrose; Index.

  6. Multidisciplinary approach to follicular thyroid carcinoma with giant mandibular and multiple sites metastases Case report.

    PubMed

    De Pasquale, Loredana; Rabbiosi, Dimitri; Bardazzi, Alessandro; Autelitano, Luca; Moro, Giacomina Pierina; Ghilardi, Giorgio

    2014-01-01

    I tumori metastatici in genere hanno una cattiva prognosi, con sopravvivenza breve e raramente sono candidabili al trattamento chirurgico. Nel caso dei carcinomi differenziati della tiroide, la prognosi è solitamente migliore, grazie alla possibilità di un approcio multidisciplinare e soprattutto al trattamento radiometabolico dei secodarismi, dopo l’asportazione del tumore primitivo. Il caso presentato riguarda una donna di 65 anni, che è giunta alla nostra osservazione per una tumefazione mandibolare, risultata successivamente una metastasi da carcinoma follicolare della tiroide, a partenza da un voluminoso gozzo cervico-mediastinico normofunzionante, con ulteriori secondarismi a livello polmonare. Dopo un accurato studio pre-operatorio la Paziente è stata sottoposta a resezione della mandibola sinistra con ricostruzione mediante una protesi metallica e a tiroidectomia totale. Successivamente è stata trattata con quattro cicli di terapia radiometabolica con buona risposta. La Paziente è viva, senza ulteriore progressione di malattia a un follow-up di quarantasei mesi. Anche nei casi di tumori differnziati della tiroide in fase metastatica, l’opzione chirurgica va presa in considerazione per consentire alle terapie complementari di migliorare la prognosi in termini di sopravvivenza.

  7. Autologous bone grafting with platelet-rich plasma for alveolar cleft repair in patient with cleft and palate.

    PubMed

    Giudice, Giuseppe; Cutrignelli, Daniela Anna; Leuzzi, Sara; Robusto, Fabio; Sportelli, Pasquale; Nacchiero, Eleonora

    2016-01-01

    L’innesto osseo è essenziale nella terapia chirurgica della labiopalatoschisi (LPS), ma i tempi di osteogenesi ed integrazione ossea nella sede ricevente possono procrastinare i successivi interventi di ortodonzia. Nel nostro studio è stata valutata la capacità della PRP (platelet-rich plasma) associata al trapianto osseo nel diminuire il tempo d’attesa e la durata del trattamento ortodontico in una coorte di 8 bambini, confrontandola con 8 controlli sottoposti a semplice innesto osseo. I risultati hanno mostrato come i soggetti sottoposti a trapianto osseo + PRP abbiano avuto la possibilità di essere sottoposti ad un trattamento ortodontico più precoce (155 giorni vs 298) e più breve (295 giorni vs 356) rispetto al gruppo di controllo. Inoltre nel gruppo di controllo si sono verificate con maggiore frequenza complicanze post-chirurgiche (quali fistole oro-nasali, disturbi periodontali, malattie dentali, perdita di spessore, massa o trabecolatura ossea) rispetto al gruppo sottoposto a PRP. Perciò l’associazione della PRP (platelet-rich plasma) al trapianto osseo è una metodica che sembra associarsi ad una diminuzione statisticamente significativa dei tempi di integrazione ossea nei pazienti affetti da LPS, con conseguente anticipazione della ortodonzia e miglioramento degli outcome chirurgici.

  8. A comparison of two questionnaires on Informed Consent for extended criteria liver donors.

    PubMed

    Bruzzone, Paolo; Giannarelli, Diana

    2015-01-01

    Un questionario riguardante il consenso informato del ricevente per i cosiddetti donatori marginali di fegato (“extended criteria donors”-ECD) è stato inviato, previa approvazione del Comitato Etico, via e-mail ai membri di 2 società scientifiche, ELPAT(Ethical,Legal and Psychologic Aspects of Organ Transplantation) ed ELITA (European Liver and Intestine Transplant Association)-ELTR(European Liver Transplant Registry). I risultati sono stati pubblicati in diversi lavori apparsi su Transplantation Proceedings. Analizzando statisticamente le tabelle negli articoli 2011 ELPAT e 2013 ELITA, nel lavoro più recente meno Centri Trapianto di fegato (LTC) hanno considerato l’età fino a 80 anni (p<.002) e SGOT>90 IU (p<.02), o tutti i criteri insieme (p<.0001), come indicatori di donatore marginale. Ciò potrebbe riflettere il fatto che nel tempo i LTC sono divenuti meno selettivi, a causa della crescente mortalità dei pazienti in lista di attesa. Considerando che in tutti i nostri studi abbiamo riscontrato un notevole ricorso agli ECD, è necessario che i pazienti ricevano tutte le informazioni che vogliano richiedere sia al momento dell’iscrizione in lista di attesa, sia quando il fegato di un donatore venga effettivamente loro proposto. E’ anche possibile creare una lista di attesa separata, per pazienti che non accettano ECD: tale scelta però ritarda in modo inevitabile il trapianto e quindi, potenzialmente, aumenta la mortalità in lista di attesa.

  9. Structural Investigations of Complex Oxides using Synchrotron Radiation

    SciTech Connect

    Hans-Conrad zur Loye

    2007-03-24

    The work is a collaborative effort between Prof. Hanno zur Loye at the University of South Carolina and Dr. Tom Vogt at Brookhaven National Laboratory. The collaborative research focuses on the synthesis and the structural characterization of perovskites and perovskite related oxides and will target new oxide systems where we have demonstrated expertise in synthesis, yet lack the experimental capabilities to answer important structural issues. Synthetically, we will focus on two subgroups of perovskite structures, the double and triple perovskites, and the 2H-perovskite related oxides belonging to the A3n+3mA’nB3m+nO9m+6n family. In the first part of the proposal, our goal of synthesizing and structurally characterizing new ruthenium, iridium, rhodium and ruthenium containing double and triple perovskites, with the emphasis on exercising control over the oxidation state(s) of the metals, is described. These oxides will be of interest for their electronic and magnetic properties that will be investigated as well.

  10. Lo Gnomone Clementino Astronomia Meridiana in Basilica

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Sigismondi, Costantino

    2014-05-01

    Costruito per chiara volontà del papa 70 anni dopo il caso Galileo, lo Gnomone Clementino è un grande telescopio solare che non fa uso di lenti a 92 anni dall’invenzione del cannocchiale. Queste due caratteristiche basterebbero da sole a giustificare l’interesse verso questo strumento. L’astronomia meridiana è alla base dell’astrometria e dell’astrofisica moderna. Lo Gnomone Clementino sta oggi all’astronomia, come il veliero “Amerigo Vespucci” sta alla Marina Italiana. E’ possibile svolgere ogni genere di osservazione e studio su questo strumento, e dal 2002 vi tengo lezioni teorico-pratiche del corso di Storia dell’Astronomia e La Terra nel Sistema Solare della Sapienza, Università di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia. Questo testo aggiunge alcuni tasselli alla ricerca storica sulla meridiana, appoggiandosi, com’è naturale, sulle spalle di giganti che mi hanno preceduto in questi studi. In particolare la misura dell’azimut della meridiana, ed il suo inquadramento tra gli strumenti simili ed alcuni studi di astrometria sui dati del 1701-1703 di Bianchini, che sono apparsi fin’ora soltanto su riviste specializzate ed in Inglese vengono qui proposti in Italiano e semplificati, per valorizzare sempre più questa straordinaria opera d’arte e di scienza.

  11. Prospective evaluation of interobserver diagnostic agreement for focal urinary bladder wall abnormalities detected by ultrasound.

    PubMed

    Francica, G; Scarano, F; Bellini, S A; Miragliuolo, A

    2011-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: È stata valutata prospetticamente la variabilità interosservatore relativamente alla diagnosi di alterazioni focali della parete vescicale tra due operatori con diverso livello di esperienza. MATERIALI E METODI: Due operatori con diverso livello di esperienza in ecografia hanno esaminato indipendentemente nella stessa sessione 87 pazienti consecutivi (età media 68 anni; range 33–80; 75 maschi; 15 donne) sottoposti successivamente a cistoscopia entro 1–2 giorni. Prima dell’inizio dello studio la metodologia di studio è stata standardizzata. Il grado di accordo sulla presenza, sede, dimensioni e numero delle alterazioni parietali della vescica è stato calcolato con il metodo della Kw. RISULTATI: Il grado più elevato di accordo (k = 1) è stato raggiunto relativamente alla presenza delle alterazioni parietali, mentre un accordo sostanziale è stato ottenuto per le dimensioni (k = 0.78), numero (k = 0.72) e sede (k = 0.62). CONCLUSIONI: In questo studio la differenza di esperienza tra due operatori non è emersa nella diagnostica delle alterazioni parietali della vescica anche in ragione di una metodologia standardizzata di studio.

  12. Innovative technique for large septal perforation repair and radiological evaluation.

    PubMed

    Mocella, S; Muia, F; Giacomini, P G; Bertossi, D; Residori, E; Sgroi, S

    2013-06-01

    La perforazione del setto nasale ha cause molteplici: traumatiche, iatrogene, infettive, degenerative, da abuso di vasocostrittori, da uso di cocaina e di recente anche da chemioterapici antineoplastici. Le perforazioni sono altresì classificate in funzione delle dimensioni e della tipologia del deficit cartilagineo o osteocartilagineo e della sede anteriore, mediana e posteriore. Molteplici tecniche di riparazione chirurgica del danno sono state proposte nel tempo e vengono riassunte nel presente lavoro per tipologia di approccio; i risultati conseguiti, sono soddisfacenti per le perforazioni di piccole e medie dimensioni, ma nelle grandi perforazioni non garantiscono sempre la permanente obliterazione del difetto. Spesso si rende necessario l'utilizzo di tessuti prelevati all'interno delle fosse nasali come i turbinati o il prelievo di cartilagine da altre sedi donatrici come l'orecchio o la costa; le varie tecniche vengono illustrate alla luce della più recente letteratura. Gli Autori hanno valutato i pazienti osservati negli ultimi 8 anni e i risultati chirurgici conseguiti in particolare considerando, gli approcci chirurgici effettuati in approccio aperto o chiuso, endoscopico ed i materiali impiegati. Gli autori propongono tra le varie tecniche impiegate in questa serie di pazienti, una tecnica innovativa utilizzabile con successo in molti dei casi considerati di perforazione settale iatrogena che prevede l'utilizzo del gibbo osteocartilagineo quale sede donatrice, nonché la rinosettoplastica riduttiva quale scelta mirata per ottenere agevolmente lembi di scorrimento mucopericondrale e talora produrre anche un miglioramento estetico morfologico.

  13. New "all-in-one" device for mesh plug hernioplasty: the Trabucco repair.

    PubMed

    Gossetti, Francesco; Massa, Salvatore; Abbonante, Francesco; Calabria, Michele; Ceci, Francesca; Viarengo, Maria Antonietta; Manzi, Emy; D'Amore, Linda; Negro, Paolo

    2015-01-01

    Sebbene la tecnica Mesh Plug rappresenti una procedura di indubbia efficacia nel trattamento dell’ernia inguinale, tuttora permangono dubbi in relazione alla storia naturale del plug. In particolare, il plug può andare incontro a coartazione (shrinkage) con formazione di un “meshoma” responsabile di una sintomatologia dolorosa cronica. Più raramente, il plug può migrare e provocare erosione delle strutture anatomiche circostanti. Nel passato sono stati proposti alcuni devices per cercare di risolvere il problema della migrazione; nessuno di questi, tuttavia, ha raggiunto la popolarità dei plug conici o a forma di fiore. Il presente lavoro riporta i risultati di uno studio pilota condotto con l’impiego di un nuovo device tridimensionale, il NeT Plug & Patch. I risultati dopo 12 mesi di follow-up, hanno dimostrato una ridotta incidenza di dolore postoperatorio e cronico, senza rischio di migrazione. Inoltre è stata registrata una compliance soddisfacente sia dei pazienti che degli operatori. La protesi NeT Plug & Patch ha dimostrato di poter realizzare un’ernioplastica semplice ed efficace per la riparazione dell’ernia inguinale.

  14. Introduzione Nuove tecnologie in urologia.

    PubMed

    Bianchi, Giampaolo

    2011-03-30

    Negli ultimi anni sono state introdotte in urologia nuove tecniche chirurgiche alcune già applicabili nella pratica clinica, altre ancora in corso di sperimentazione. Quella che ha trovato attualmente applicazione è la LESS (Laparo Endoscopic Single-site Surgery); essa riguarda tutte le metodiche che utilizzano una sola porta (multiaccesso) per eseguire interventi laparoscopici. I vantaggi apparenti di questa metodica rispetto alla laparoscopia tradizionale sono soltanto un dimostrato miglior risultato estetico. Mancano studi prospettici randomizzati. NOTES (Natural Orifices Transluminal Endoscopic Surgery) È una metodica ancor più nuova che sfrutta gli orifizi naturali (bocca, retto, vagina, vescica per accedere alla cavità addominale. Rispetto alla LESS questa tecnica utilizza prevalentemente i gastroscopi e lo strumentario dei gastoenterologi per eseguire interventi demolitivi. In urologia l'impiego di questa metodica è puramente sperimentale, comunque piccoli passi sono stati fatti nel migliorare lo strumentario. I chirurghi stanno consolidando questa metodica sull'uomo riguardo alla colecistectomia, ma i risultati sono scarsi, discordanti sulla via d'accesso e limitati a case reports. Oggi i risultati più incoraggianti li ha descritti Estevao Lima, un ingegnoso portoghese che utilizzando una tecnica NOTES di terza generazione (accesso combinato trans-vescicale e trans-gastrico) è riuscito ad eseguire una serie di nefrectomie sul maiale. Tanto si sa e si è speculato riguardo al robot da Vinci®, che oggi la prostatectomia senza di lui non è più competitiva. Moltissimi sono i centri che lo hanno, molti quelli che lo usano, tanti quelli che hanno risultati migliori rispetto alla tecnica laparoscopica classica. Ancora ad oggi però non esistono studi prospettici randomizzati che dimostrino la sua superiorità; inoltre una spina nel fianco sono i costi. Un ulteriore sviluppo futuro di da Vinci® forse potrebbe vedersi nell'assistere le nuove tecniche

  15. How changes in nutrition have influenced the development of allergic diseases in childhood

    PubMed Central

    2012-01-01

    possono prevenire lo sviluppo di respiro sibilante (wheezing) attraverso i loro effetti antiossidanti contengono vitamina C e selenio; i livelli ematici di questi elementi sono correlati negativamente con il rischio di wheezing. Inoltre l'assunzione di vitamina E durante la gravidanza sembra essere correlato con un rischio ridotto di respiro sibilante per il nascituro. Allo stesso modo, basso apporto di zinco e di carotenoidi in donne in gravidanza è associata ad un aumentato rischio di wheezing e asma nell'infanzia. Anche le fibre hanno proprietà anti-infiammatorie ed effetti protettivi contro le malattie allergiche come la dermatite atopica e l’asma. Il consumo di grassi influenza lo sviluppo delle vie aeree. Le popolazioni dei paesi occidentali hanno aumentato il loro consumo di n-6 PUFA e, parallelamente, ridotto n-3 PUFA. Ciò ha portato alla diminuzione della produzione di PGE2, che si ritiene abbia un effetto protettivo contro l'infiammazione delle vie aeree. Ipotesi contrastanti riguardano la vitamina D, sia un eccesso che una carenza di vitamina D, infatti, sono stati associati ad un aumentato rischio di asma. Ulteriori studi sul ruolo di queste sostanze sono necessari prima di trarre conclusioni sul piano clinico. PMID:22651129

  16. Il ruolo svolto dall’attività lavorativa sull’ipertensione arteriosa

    PubMed Central

    Barbini, N.; Gorini, G.; Ferrucci, L.; Biggeri, A.

    2009-01-01

    RIASSUNTO Introduzione I parametri di pressione arteriosa, sistolica (PAS) o diastolica (PAD) hanno costituito I’oggetto di numerosi studi, alcuni dei quali stabiliscono un’associazione tra I’aumnto di tali parametri e la mortalità, in particolare alle età medie. I fattori di rischio di ipertensione più frequentemente studiati sono il consumo di alcol, il fumo e I’origine etnica in riferimento sia alle differenze genetiche che nella condotta alimentare, mentre i fattori di origine professionale sono stati presi in considerazione più raramente e in maniera poco approfondita, inoltre sono state riferite notevoli differenze nelle pressioni arteriose medie di individui che svolgono professioni diverse. Sembra infatti che i “colletti blu” siano più a rischio dei “colletti bianchi”. Obiettivi Il nostro scopo è valutare se determinati rischi o vincoli connessi con l’attività professionale o determinati stili di vita rappresentano un fattore di rischio per l’ipertensione arteriosa in considerazioni dell’aumentare dell’età. Elementi specifici che rendano conto di questa relazione non sono stati ancora completamente chiariti e soprattutto i dati sulla popolazione italiana sono molto limitati. Metodi La metodologia di ricerca utilizzata è stata quella dell’indagine francese ESTEV (Derriennic, Touranchet, Volkoff) - VISAT (Marquie, Janson), studio epidemiologico longitudinale su oltre 23000 lavoratori attivata in Francia nel 1990 al fine di indagare gli effetti a lungo termine delle condizioni di lavoro, riferite all’intera vita professionale, sia sull’invecchiamento sia sulla salute dei lavoratori. Analoga indagine è stata avviata in Italia, nel 2000, in 6 Regioni, prendendo in esame i lavoratori dipendenti di diversi settori produttivi appartenenti a 5 coorti di età: da 32 a 52 anni con intervallo di 5 anni. Le rilevazioni sono state effettuate dai medici del lavoro di azienda attraverso 3 questionari: 1. sulle condizioni

  17. Diffuse malignant biphasic peritoneal mesothelioma with cystic areas.

    PubMed

    Cabibi, Daniela; Tutino, Roberta; Salamone, Giuseppe; Cocorullo, Gianfranco; Agrusa, Antonino; Gulotta, Gaspare

    2016-06-20

    Il mesotelioma peritoneale maligno è una patologia rara la cui diagnosi è resa particolarmente difficile dalla molteplicità delle possibili presentazioni cliniche e morfologiche. A differenza della patologia pleurica, questa sembra avere una minore correlazione con l’esposizione all’asbesto. La prognosi è sfavorevole con una sopravvivenza media di 5.4 mesi. Riportiamo un caso di mesotelioma peritoneale in un paziente di 73 anni con esposizione professionale all’asbesto. La diagnosi è verosimilmente avvenuta dopo diversi inquadramenti clinici, che hanno compreso addominalgie attribuite ad IBD, poi non accertate istologicamente, e ad un’appendicite acuta. Per ultimo il paziente è giunto alla nostra osservazione con un quadro subocclusivo che l’indagine TC attribuiva ad una verosimile carcinosi peritoneale a primitivo sconosciuto. La laparoscopia esplorativa, poi convertita in approccio laparotomico, ha mostrato un quadro di peritonite incapsulante che coinvolgeva estesamente l’intestino tenue. È stata eseguita una resezione intestinale del tenue coinvolto ed una asportazione di un’area nodulare peri-splenica. L’esame istologico con l’integrazione di indagini immunoistochimiche ha permesso la diagnosi di mesotelioma peritoneale cistico maligno con istotipo bifasico che risulta essere il primo descritto in letteratura. Le aree cistiche avevano inizialmente fatto propendere per una diagnosi di mesotelioma multicistico benigno o di mesotelioma cistico con secondaria proliferazione miofibroblastica pseudosarcomatosa. Negli ultimi anni la prognosi di questa patologia ha trovato nell’utilizzo della chirurgia citoriduttiva e della chemioterapia intraperitoneale un miglioramento prognostico, queste nuove tecniche sono disponibili in centri di riferimento e trovano ad oggi indicazione solo in casi selezionati e in istotipi poco aggressivi. Il nostro paziente a causa dell’estensione della malattia, dell’istotipo non favorevole e dell

  18. [Nursing students' satisfaction and perception of their first clinical placement: observational study].

    PubMed

    Comparcini, Dania; Simonetti, Valentina; Tomietto, Marco; Galli, Francesco; Fiorani, Catia; Di Labio, Luisa; Cicolini, Giancarlo

    2014-01-01

    Background. Gli ambienti di apprendimento clinico sono definiti come una rete di fattori interagenti nel contesto, in grado di influenzare gli esiti dell’apprendimento degli studenti. La soddisfazione degli studenti è considerata un indicatore del raggiungimento degli esiti dell’apprendimento ed è determinante a partire dalla prima esperienza di tirocinio. Scopo. Analizzare l’esperienza di apprendimento clinico degli studenti infermieri del primo anno di corso dopo il primo tirocinio clinico ed identificare i principali determinanti della soddisfazione degli studenti. Metodo. Lo studio osservazionale è stato realizzato in cinque sedi universitarie italiane del Corso di Laurea in Infermieristica. 420 studenti hanno compilato la versione italiana della “Clinical Learning Environment, Supervision and plus Nurse Teacher (CLES+T) scale” al termine del primo tirocinio clinico. Risultati. I punteggi medi assegnati alle dimensioni della scala variano da 4.02 (clima di apprendimento) a 3.30 (relazione di tutorato). La maggior parte degli studenti è soddisfatto della propria esperienza di tirocinio (75.6%), ma sono emerse differenze in relazione alle diverse sedi di tirocinio clinico. Discussione. I principali determinanti della soddisfazione sono lo stile di leadership del coordinatore infermieristico e l’integrazione teoria-pratica nella relazione fra tutor clinico, universitario e studente. Conclusioni. I risultati dello studio contribuiscono alla comprensione della prima esperienza di tirocinio degli studenti. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le variabili organizzative specifiche e i modelli tutoriali in grado di aumentare la soddisfazione degli studenti, per sviluppare strategie formative basate sull’integrazione tra tutor universitari e guide di tirocinio.

  19. Laparoscopic surgery in pregnant patients with acute abdomen.

    PubMed

    Kocael, Pinar Cigdem; Simsek, Osman; Saribeyoglu, Kaya; Pekmezci, Salih; Goksoy, Ertugrul

    2015-01-01

    Nonostante i significativi vantaggi della chirurgia laparoscopica rispetto a quella laparotomica, essa era considerata controindicata per le donne gestanti. Attualmente si confrontano opinioni contrastanti riguardo alla sicurezza durante la gestazione della chirurgia laparoscopica, specie se nell’ultimo trimestre. Lo scopo di questo studio è quello di valutare la fattibilità della chirurgia laparoscopica in donne gestanti in caso di addome acuto analizzando retrospettivamente la casistica della pazienti ricoverate tra il gennaio 1995 ed il gennaio 2013 presso l’Emergency Department della Cerrahpasa Medical Faculty. Sono stati pertanto analizzati tutti i dati clinici riguardanti le gestanti sottoposte a chirurgia laparoscopica, comprese le cartelle cliniche, gli interventi eseguiti, i reperti anatomopatologici, e le informazioni riguardanti il parto. Nella casistica sono rientrate 14 donne gravide (in media alla 19,2° settimana di gestazione, distribuite tra 9 e 33 settimane), di cui 11 sottoposte ad appendicectomia laparoscopica, 2 a colecistectomia laparoscopica ed 1 per scopi diagnostici. In media il parto si è espletato alla 37,4° settimana di gestazione (tra la 35° e la 40° settimana). Due pazienti hanno avuto un parto prematuro, ma in nessune dei casi si sono verificate complicazioni durante le manovre laparoscopiche, e cioè danni all’utero, morti fetali o mortalità materna. Si conclude che la chirurgia laparoscopica può essere effettuata nel corso di tutti i trimestri della gravidanza, con il possibile vantaggio di una utile diagnosi differenziale in caso di dolori addominali acuti durante la gravidanza, e diminuzioni delle morti fetali dovute a ritardi diagnostici, e che tempi chirurgici più brevi riducono gli effetti negativi sulla madre e sul feto.

  20. Three-dimensional sonohysterography for examination of the uterine cavity in women with abnormal uterine bleeding: Preliminary findings.

    PubMed

    Sconfienza, L M; Lacelli, F; Caldiera, V; Perrone, N; Piscopo, F; Gandolfo, N; Serafini, G

    2010-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: Valutare l'impatto diagnostico della Isterosonografia Tridimensionale (ISG 3D) nello studio della cavità uterina in donne con sanguinamento anomalo (SUA) rispetto all'ecografia transvaginale (ETV) e all'isterosonografia bidimensionale (ISG 2D), particolarmente per l'identificazione di neoformazioni a sviluppo endocavitario della superficie endometriale e della parete uterina. MATERIALI E METODI: Ventiquattro pazienti affette da SUA sono state incluse nello studio. Ciascuna di esse é stata sottoposta ad ETV, ISG e ISG 3D durante la medesima seduta. Le acquisizioni 3D sono state ottenute con tecnica free-hand in fase di massima replezione idrica della cavità. Tutte le pazienti sono state valutate con isteroscopia entro 10 giorni dall'ecografia. Considerando l'esame isteroscopico come reference standard, sono stati calcolati i valori di sensibilità, specificità, valore predittivo positivo (VPP), valore predittivo negativo (VPN) ed accuratezza delle tre metodiche. RISULTATI: L'isteroscopia ha dimostrato la presenza di lesioni endocavitarie in 21/24 pazienti (87,5%). Nelle restanti pazienti l'esame isteroscopico è risultato negativo. ETV, ISG 2D ed ISG 3D hanno mostrato rispettivamente sensibilità del 76% (16/21), 90% (19/21), 100% (21/21); specificità del 100% (3/3), 100% (19/19), 100% (21/21); VPP del 100%, 100%, 100%; VPN del 37%, 60%, 100%; accuratezza 76%, 90%, 100%. L'ISG 3D ha consentito una completa identificazione dei rapporti delle lesioni con la cavità uterina e con la parete endometriale. CONCLUSIONI: L'ISG 3D è una metodica con maggiore sensibilità nella definizione delle lesioni della cavità uterina rispetto all'ISG 2D ed all'ETV. Se questi dati preliminari saranno confermati da studi piú ampi, ISG 3D potrebbe essere proposta come alternativa all'isteroscopia eseguita a soli fini diagnostici.

  1. [Nursing between ethic and aesthetic. Profession described by media].

    PubMed

    Gradellini, Cinzia; Idamou, Sara; Lusetti, Simona

    2013-01-01

    Da una presa visione del messaggio mediatico, riguardo alla figura infermieristica, il ruolo e l’evoluzione che la professione ha avuto negli anni, restano sconosciuti ai non addetti ai lavori. L’obiettivo della ricerca è definire come l’immagine dell’infermiere è descritta dai media. Metodo: analisi di articoli di due quotidiani (a tiratura locale e nazionale) in merito a numero di articoli riguardante la professione, posizione dell’articolo, argomento (malasanità, truffe/reati, lavoro/tagli, riconoscimenti/elogi). A questo è seguita un’integrazione con analisi di quotidiani on line, utilizzando parole chiave. Analisi dei medical drama televisivi, relativamente a presenza, competenze, relazione con medico e paziente, aspetti sociali, contesto di cura in cui opera, impatto sul benessere della persona ed eventuali aspetti etico-deontologici. Risultati: su circa trecento articoli relativi all’ambito della salute, trentanove parlano di infermieri; cinque di questi hanno rilevanza da prima pagina. Il 39% degli articoli parla di truffe/reati, il 19% lavoro/tagli, il 15% malasanità. Dai quotidiani on line emerge un 66% di articoli relativi a truffe/reati. Nei format televisivi alla figura si porge poca attenzione, con competenze generiche a qualsiasi figura diversa da quella medica; quasi esclusivamente di sesso femminile, rispecchia stereotipi considerati di genere. Discussione: da entrambi i media presi in esame emerge una figura poco professionale; nello specifico della televisione, la figura dell’infermiere non ha una precisa identità ed è relegata a un ruolo di debolezza, riscontrabile nel contesto lavorativo e privato.

  2. The undergraduate nursing student evaluation of clinical learning environment: an Italian survey.

    PubMed

    Magnani, Daniela; Di Lorenzo, Rosaria; Bari, Alessia; Pozzi, Samantha; Del Giovane, Cinzia; Ferri, Paola

    2014-01-01

    Introduzione: Per divenire dei professionisti qualificati, gli studenti infermieri sperimentano diverse esperienze di tirocinio clinico. L’opinione dello studente può essere considerata un indicatore della qualità dell’insegnamento e una percezione positiva dell’esperienza di tirocinio si correla strettamente ad un apprendimento efficace. La scala CLES+T (Clinical Learning Environment and Supervision plus Nurse Teacher) è lo strumento psicometrico “gold standard” per valutare la qualità dell’ambiente di apprendimento clinico. Scopo: Valutare la qualità dell’ambiente di apprendimento clinico mediante la scala (CLES+T) ed evidenziare significative correlazioni inerenti le caratteristiche degli studenti, del modello tutoriale e dell’ambiente clinico. Metodo: Il 4 marzo 2013, durante una convocazione plenaria, è stata somministrata la scala CLES+T ai 242 studenti del 2° e 3° anno del Corso di Laurea in Infermieristica di Modena (Università di Modena e Reggio Emilia). Tutti i risultati sono stati statisticamente analizzati (Test della mediana). Risultati: Tutti i valori mediani si sono attestati ad un livello “4” (scala di Likert). La valutazione ottenuta dallo studente al termine del tirocinio clinico è l’unica variabile statisticamente correlata ai punteggi della scala, più il voto è basso peggiore risulta la valutazione dell’esperienza di tirocinio. In base all’opinione degli studenti le aree cliniche pediatriche e critiche hanno valutazioni più elevate. Conclusioni: Le valutazioni degli studenti erano uniformemente positive ed erano correlate al voto finale di tirocinio. Un clima di apprendimento positivo è stato considerato molto importante in questo studio. Questi risultati suggeriscono che un ambiente di apprendimento clinico favorevole e non ostile può influenzare gli esiti dell’apprendimento degli studenti. Concludiamo affermando che la scala CLES+T può essere uno strumento utile per esplorare il clima in tutte le

  3. Sonographic examination of epiaortic vessels in patients with peripheral vertigo.

    PubMed

    Salvaggio, G; Gargano, R; Campisi, A; Cantisani, V; Ricci, P; Gallina, S; Midiri, M; Caruso, G

    2010-09-01

    Sommario INTRODUZIONE: Valutare l’utilità dell’eco-color Doppler (CDU) dei vasi epiaortici nei pazienti con vertigine periferica da causa sconosciuta. MATERAILI E METODI: Centocinquantasei pazienti (gruppo studio; 42 uomini e 114 donne; età media 61,86 ± 14,14) e 161 pazienti (gruppo controllo; 80 uomini e 81 donne; età media 62,31 ± 13,69) sono stati sottoposti a CDU dei vasi epiaortici. Sono stati valutati i seguenti parametri: presenza di placche ateromasiche a livello dell’arteria carotide (CA) comune e/o interna; spessore medio intimale (IMT) della CA comune; picco di velocità sistolica (PSV) e indice di resistenza (RI) a livello delle arterie vertebrali (VA).Sono stati utilizzati test parametrici (T-test) e non parametrici (Mann–Whitney U-test e Kolmogorov–Smirnov test). È stata eseguita un’analisi di regressione logistica per fornire un odds ratio indice di grandezza del rischio di vertigine. Sono state considerate variabili indipendenti (età, sesso), fattori di rischio vascolare (ipercolesterolemia, diabete, ipertensione) e variabili CDU (IMT, placche, PSV e RI). RISULTATI: Placche ed IMT > 1 mm sono stati trovati in 31 (19,8%) e 98 (62,8%) pazienti del gruppo di studio e in 43 (26,7%) e 125 (77,6%) pazienti del gruppo controllo. I test statistici, applicati a PSV e RI, non hanno dimostrato differenze significative (p-valore > 0,05). Alla regressione logistica le vertigini sono risultate associate ad età, sesso, ipercolesterolemia, diabete, ipertensione e IMT (p < 0,01), mentre placche, PSV ed RI non erano fattori significativi (p > 0,05). DISCUSSIONE: IMT è la sola variabile CDU significativamente associata alla vertigine, specialmente nelle classi di età inferiore (35-45 e 45-55) del gruppo studio.

  4. Sonographic evaluation of the temporomandibular joints in juvenile idiopathic arthritis().

    PubMed

    Melchiorre, D; Falcini, F; Kaloudi, O; Bandinelli, F; Nacci, F; Matucci Cerinic, M

    2010-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: L'artrite Idiopatica giovanile (AIG) determina alterazioni a carico della testa condilare dell'articolazione temporomandibolare (ATM). Nell'esordio oligo-articolare (OA) l'interessamento dell'ATM viene spesso trascurato perchè può essere asintomatico. Lo scopo di questo studio è quello di valutare la presenza di versamento intrarticolare (V) dell'ATM, mediante esame ecografico (US), nelle fasi precoci di malattia. MATERIALE E METODI: Sono stati studiati 68 bambini (57 bambine e 11 bambini, di età compresa tra 9,1 e 16, anni, età media: 11,02 ± 4,2 mesi) con AIG ad esordio OA. I pazienti (pz) erano sintomatici quando uno dei quattro sintomi seguenti era presente: 1) dolore ricorrente (a riposo o durante il movimento di apertura della bocca); 2) presenza di scrosci articolari; 3) presenza di limitazione nell'apertura della bocca; 4) locking intermittente. US è stato eseguito su entrambe le ATM sia in fase statica che dinamica, mediante ecografo General Electric (LOGIQ7) con sonda lineare (8,5 MHz) posizionata lungo l'asse maggiore del ramo condilare. Il V era presente quando lo spessore della capsula articolare era ≥1,5 mm. RISULTATI: 46/68 (68%) hanno presentato V a carico delle ATM; in 16 (35%) il V era bilaterale. 2/46 con V erano sintomatici, mentre in 44 non erano presenti sintomi. CONCLUSIONI: Questi dati suggeriscono che un'alta percentuale di bambini e giovani adulti con AIG ad esordio OA, nella fase iniziale della malattia, presenta un interessamento flogistico delle ATM anche in assenza di sintomi. L'US, non invasivo e facilmente ripetibile, ci offre importanti informazioni sul coinvolgimento articolare delle ATM ed è risultato utile nella diagnosi all'esordio.

  5. The pedagogic evolution in Surgery: the University at the centre of a training which becomes territorialized The model of the region Marche.

    PubMed

    Patrizi, Andrea; Tranà, Cristian; Baldoni, Andrea; Coletta, Pietro; Marmorale, Cristina

    2014-01-01

    La formazione in Chirurgia è un tema di grande interesse in un’epoca di crisi, ma anche di grandi cambiamenti mossi dalla spinta della Comunità Europea di uniformare i Percorsi Formativi di tutti i suoi Stati Membri. I punti principali delle riforme attuate per uniformarci al contesto Comunitario, vertevano sulla riduzione dei tempi e sulla implementazione della multidisciplinarietà della formazione specialistica, con il rischio di adombrare quelli che sono i punti di forza del nostro Sistema Sanitario, tra cui l’alto livello assistenziale dei nostri ospedali territoriali. La Scuola di Specializzazione di Chirurgia Generale dell’UNIVPM da alcuni anni punta su un progetto che vede la Clinica Universitaria al Centro di una Formazione Specialistica che si sviluppa sempre più sul territorio, avvicinando il mondo Ospedaliero a quello Universitario. Questo nuovo modello organizzativo prevede una prima fase all’interno della Clinica Universitaria ed una seconda nella Rete Formativa, nella quale rientrano Centri a differente impatto specialistico, all’interno di Strutture Ospedaliere Italiane ed Estere, e la possibilità di poter collaborare con l’Organizzazione di Emergency. Per testare questa nuova organizzazione del Corso Specialistico, abbiamo preso in analisi l’attività chirurgica svolta dagli specializzandi del nostro Ateneo, che hanno terminato il loro percorso formativo in Chirurgia Generale a Marzo 2014, essendo loro i primi ad aver beneficiato di questo modello. L’attività operatoria è stata, per ciascuno, mediamente di 400 interventi da primo operatore (237-476) distribuiti in chirurgia maggiore 44 (13-80), media 172 (129-268) e minore 209 (70-378), rapportando i loro risultati con gli standard complessivi di addestramento professionalizzante previsti dallo Statuto Nazionale si osserva il buon rendimento di questo sistema, che vede i suoi punti di forza nell’EQUITA dell’offerta, in quanto standardizzabile; nel concetto di RETE

  6. The prognostic value of sentinel lymph node micrometastases in patients with invasive breast carcinoma.

    PubMed

    Cipolla, Calogero; Graceffa, Giuseppa; La Mendola, Roberta; Fricano, Salvatore; Fricano, Martina; Vieni, Salvatore

    2015-01-01

    Il significato prognostico delle micrometastasi nel linfonodo sentinella nelle pazienti affette da carcinoma della mammella è ancora ampiamente dibattuto. Anche se, in assenza di univoche linee guida, nella pratica clinica la linfadenectomia ascellare in queste pazienti non viene più eseguita di routine. Abbiamo condotto uno studio retrospettivo su 746 patienti affette da carcinoma invasivo della mammella con linfonodi ascellari negativi, sottoposte a chirurgia conservativa o a mastectomia totale con biopsia del linfonodo sentinella. Le pazienti in cui è stata diagnostica la presenza di micrometastasi del linfonodo sentinella sono state considerate in due diversi gruppi. In un primo gruppo, trattato con linfadenectomia ascellare totale è stata valutata l’incidenza di metastasi a carico dei rimanenti linfonodi ascellari. Un secondo gruppo non ha ricevuto alcun trattamento aggiuntivo dell’ascella e le pazienti sono state seguite con controlli periodici clinico strumentali. In entrambi i gruppi è stata valutata l’incidenza di eventuali recidive ascellari. All’esame istologico estemporaneo ed al successivo esame istologico definitivo del linfonodo sentinella, in 51 pazienti (6,83%) sono state evidenziate micrometastasi, in 8 pazienti (1,07%) erano presenti cellule tumorali isolate. Quindici di queste pazienti sono state sottoposte a linfadenectomia ascellare totale. Solo in 2 casi (13,33%) sono state ritrovate metastasi a carico dei rimanenti linfonodi ascellari. Quarantaquattro pazienti non hanno ricevuto alcun trattamento aggiuntivo dell’ascella. In queste pazienti nessuna recidiva ascellare è stata registrata durante un follow-up medio di 65,3±9,65 mesi (range 42-78 mesi). Sulla base dei risultati ottenuti in questo studio ed in linea con alcuni recenti trials randomizzati si ci sentiamo di concludere che la linfadenectomia ascellare può essere evitata nei casi con micrometastasi nel linfonodo sentinella. Una sua eventuale indicazione può essere

  7. Scienza dei servizi

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Cavenago, Dario; Mezzanzanica, Mario

    I servizi sono oramai centrali nella vita sociale di ogni Paese. L'aspettativa di ogni attore sociale, sia esso cittadino/utente e/o istituzione, è quella di ricevere da uno scambio che ha alla base un servizio un contributo che si caratterizza per una qualità intrinseca. Il mantenimento di tale promessa richiede all'azienda erogatrice un forte coinvolgimento, nel disegno del servizio, degli utenti ed una capacità di gestione della conoscenza; ciò è particolarmente significativo per quei servizi che si caratterizzano per una forte personalizzazione o complessità progettuale. Disegnare un servizio, metterlo in produzione e gestirne l'erogazione ha una complessità variabile in base al grado di coinvolgimento dei destinati ed alle dimensioni critiche che esprimono le condizioni di fattibilità di un servizio di qualità appropriato alle attese degli utilizzatori. Ugualmente la globalizzazione dell'economia e la scarsità delle risorse ha portato l'attenzione, ai fini della sostenibilità delle condizioni sopra richiamate, di una ricerca di modelli e strumenti che permettano una valutazione e una standardizzazione dei processi di produzione ed erogazione secondo condizioni di economicità. Tali primi e sintetici elementi hanno condotto diversi attori istituzionali, grandi imprese ed università attraverso i loro centri di ricerca, ad una azione di riflessione sul grado di "ingegnerizzazione" dei processi sottesi alla erogazione dei servizi ed in particolare ai servizi che attuano le politiche dei grandi settori di base dell'economia di una Nazione: educazione, sanità, sociale, sviluppo infrastrutture ecc.

  8. Influence of fear of movement on total knee arthroplasty outcome.

    PubMed

    Kocic, Mirjana; Stankovic, Anita; Lazovic, Milica; Dimitrijevic, Lidija; Stankovic, Ivona; Spalevic, Marija; Stojiljkovic, Predrag; Milenkovic, Marina; Stojanovic, Zorica; Nikolic, Dejan

    2015-01-01

    RiassuntoLo scopo dello studio è quello di verificare l’incidenza del timore postoperatorio ai movimenti nei pazienti sottoposti ad artroplastica totale del ginocchio (TKA) e di determinare l’associazione di questo timore con i provvedimenti da adottare. Lo studio prospettico riguarda 78 pazienti sottoposti ad TKA primaria per osteoartrite. L’incidenza di timore al movimento è stata detenninata con l’uso della Tampa Scale of Kinesiophobia (TSK). I pazienti sono stati valutati in tre fasi temporali: 2 settimane. 4 settimane e 6 mesi dopo l’intervento chirurgico. In tutte e tre le fasi sono stati valutati il dolore e l’entità della flessione, mentre l’aspetto funzionale è stato preso in considerazione soltanto sei mesi dopo l’intervento, secondo la Oxford knee score 1. Il timore al movimento è stato registrato in 17 pazienti (21,8%). Quelli con maggiore entità di timore hanno dimostrato di conseguire risultati significativamente meno buoni in termini di dolore, grado di flessione e funzionalità rispetto a quelli con limitata paura. Miglioramento del dolore e della flessione sono stati progressivamente conseguiti nel tempo in entrambi i gruppi, ma i risultati migliori vengono raggiunti nel gruppo con minore paura al movimento. Lo studio ha dimostrato che la paura postoperatoria alla motilità si associa significativamente con il dolore, l’entità della flessione e la funzionalità del ginocchio. Altri Autori haImo rilevato che il timore preoperatorio alla motilità del ginocchio fa prevedere limitazioni funzionali postoperatorie. In conclusione il timore della motilità si rileva in una significativa proporzione dei pazienti dopo TKA e si associa con gonalgia, e minore flessione e funzionalità, e dunaue questa paura rappresenta un richio di scarsi risultati dopo artroplastica totale del ginocchio.

  9. Seven-year survival after pancreaticoduodenectomy for early recurrent renal cell carcinoma involving the duodenum A case report.

    PubMed

    Cannistra', Marco; Ruggiero, Michele; Bonaiuto, Elisabetta; Vaccarisi, Sebastiano; Naso, Agostino; Grande, Raffaele; Nardo, Bruno

    2015-12-29

    Il cancro del rene rappresenta la 13a forma di tumore a livello mondiale e risulta incrementata, dal punto di vista epidemiologico, di circa il 2% annuo nelle ultime due decadi. Studi recenti hanno mostrato un numero complessivo di 65,150 nuovi casi di cancro renale diagnosticato nei paesi occidentali e circa 13.680 morti. Il carcinoma a cellule renali rappresenta approssimativamente il 90% di tutte le forme di cancro renale e presenta un tasso di mortalità di circa 4 soggetti ogni 100000 abitanti per anno. Il carcinoma a cellule renali ha, spesso, un particolare corteo sintomatologico caratterizzato da dolore addominale, masse addominali ed ematuria. Caratteristico è il fatto che circa il 25-30% dei pazienti, all’atto della diagnosi, presentano già metastasti a distanza; un ulteriore 30-50%, inoltre, svilupperanno metastasi nel corso della malattia, anche dopo molti anni dall’operazione chirurgica di nefrectomia radicale. Il Cancro del Rene a Cellule Chiare metastatizza in genere per via linfatica, ematogena, transperitoneale o per invasione diretta, ed i siti di metastasi più comuni sono il polmone ed i linfonodi, seguiti dalle ossa e dal fegato. Tra tutte le possibili localizzazioni ai segmenti addominali, il duodeno rappresenta la sede meno colpita: quando coinvolta, viene, in genere, invasa la regione periampollare ed il bulbo del duodeno. Tali localizzazioni danno segno di sè, spesso tardivamente, con sanguinamenti (ematemesi) o ostruzioni del tratto gastrointestinale superiore (vomito). Il nostro caso clinico descrive un carcinoma a cellule renali che si presentava, dopo soli 5 mesi dalla nefrectomia radicale destra, con sanguinamento del tratto gastrointestinale superiore e metastasi a carico del duodeno, e che è stato trattato chirurgicamente con duodenocefalopancreasectomia. L’intervento chirurgico, noto per essere altamente demolitivo ed associato ad elevata morbilità, applicato a recidiva precoce di cancro, ha garantito un ottimo risultato

  10. Malignant rectal melanoma. Case report.

    PubMed

    Morlino, Andrea; La Torre, Giuseppe; Vitagliano, Giulia; Cammarota, Aldo

    2015-03-26

    Il Melanoma Anorettale è una malattia rara e aggressiva ed è il terzo tipo più comune di melanoma maligno dopo quello della cute e della retina. Il sintomo più comune è il sanguinamento rettale, che è spesso scambiato per sanguinamento associato a emorroidi. La diagnosi è molto difficile, e quella iniziale può essere corretta solo in circa 80% dei casi. Il caso clinico che proponiamo riguarda un uomo di 71 anni giunto alla nostra osservazione per dolore anale, tenesmo rettale, sanguinamento. L’eplorazione rettale ci ha mostrato una neofromazione dolorosa, di colorito brunastro nel canale anale. La colonscopia e la endoscopia hanno evidenziato la presenza di una grande massa stenotica interessante il canale anale ed il retto con un diametro di circa 90 mm. La biopsia è positiva per melanoma a cellule maligne pigmentate. La TAC ha mostrato un ispessimento della parete rettale e linfonodi nel tessuto adiposo, nel distretto otturatore bilaterale e metastasi polmonari bilaterali. Il dato di laboratorio del Ca 19-9 è nei livelli normali. Il paziente è stato sottoposto a resezione addomino-perineale con dissezione linfonodale. Non ci sono studi dimostranti che la resezione radicale del melanoma primario ano-rettale è associata ad un miglioramento del controllo locale e della sopravvivenza. I pazienti con malattia localizzata dovrebbero essere sottoposti a escissione locale ogniqualvolta ciò sia tecnicamente fattibile. Il ruolo predominante del trattamento chemio radioterapico preoperatorio è quello di ridurre le recidive locoregionale e della cavità pelvica, e per ottenere un più alto tasso di conservazione dell’apparato sfinteriale. Inoltre facilita la rimozione delle potenziali micrometastasi e riduce le metastasi a distanza.

  11. Cellular and humoral inflammatory response after laparoscopic and conventional colorectal surgery. Preliminary report.

    PubMed

    Laforgia, Rita; D'Elia, Giovanna; Lattarulo, Serafina; Mestice, Anna; Volpi, Annalisa

    La laparoscopia rappresenta un approccio ormai noto per trattare chirurgicamente le patologie benigne e maligne colorettali e numerosi autori hanno riportato una risposta immunologica migliore nei pazienti sottoposti a chirurgia laparoscopica eseguendo un confronto con la chirurgia colorettale tradizionale. Il trauma chirurgico determina una risposta immunitaria locale che può diventare una risposta sistemica in seguito agli stimoli infiammatori e ciò porta ad attivazione del sistema immunitario in difesa dal trauma chirurgico e contemporaneamente una modulazione negativa con immunosoppressione circa l’eventuale difesa dalle infezioni e la diffusione di cellule neoplastiche. Lo scopo del nostro studio è valutare la differente risposta bioumorale al trauma chirurgico in pazienti sottoposti a resezione colica per via videolaparoscopica ed in pazienti sottoposti ad analogo intervento per via laparotomica convenzionale. Sono stati arruolati quattordici pazienti, con patologia maligna colorettale, di cui 7 sottoposti a chirurgia laparoscopica e 7 a chirurgia tradizionale, selezionati in base all’anamnesi negativa per pregressa patologia neoplastica e/o per patologie particolarmente invalidanti ed in base alla stadiazione del tumore, per cui non vi era evidenza di metastasi a distanza. Tutti i campioni sono stati collezionati prima dell’intervento e dopo di esso, alle 24 ore e a 7 giorni e sottoposti ad analisi di laboratorio: analisi ELISA, determinazione PCR tramite dosaggio immunoturbidimetrico quantitativo, fenotipizzazione delle cellule immunitarie. Abbiamo osservato un incremento significativo dei livelli circolanti di Proteina CReattiva (PCR) alle 24h dall’intervento nel gruppo convenzionale. Il valore dell’Interleuchina-6 (IL-6) ha subito un aumento nell’immediato postoperatorio dopo approccio laparoscopico. I livelli delle sottopopolazioni linfocitarie subiscono minor elevazione nel gruppo laparoscopico. In conclusione, la produzione di mediatori

  12. Rare extra-adrenal paraganglioma mimicking a painful Schwannoma: case report.

    PubMed

    Picchetto, Andrea; M Paganini, Alessandro; Balla, Andrea; Quaresima, Silvia; Cantisani, Vito; D'Ambrosio, Giancarlo; Lezoche, Emanuele

    2014-09-26

    I paragangliomi hanno un’incidenza annuale di circa 1/100000; essi originano dai tessuti cromaffini dei corpi di Zurckerkandl. In questo case report riportiamo il caso di un uomo di 53 anni, già trattato e seguito per un precedente limfoma di Hodkin che è stato sottoposta a RMN dell’addome per una lombalgia cronica che durava da due anni e che non riusciva ad alleviare con i FANS. La RMN ha rivelato un’incidentaloma: una massa in regione para-aortica, a livello della loggia surrenalica sinistra con le caratteristiche di una massa nodulare solida (29*25mm), che non sembrava originare direttamente dal surrene. Il pz ha inoltre eseguito un TC dell’addome che ha mostrato una massa localizzata di fronte al surrene di sinistra; il collega radiologo ha definito questa massa come un tumore maligno delle guaine nervose periferiche (Schwannoma) o come un linfonodo colliquato (essendo nota la patologia linfomatosa già descritta in anamnesi). Il paziente non riferiva cefalea, palpitazioni, picchi ipertensivi ne’ altri sintomi sistemici. Durante il suo ricovero, sono stati dosati i marker tumorali cromogranina e l’enolasi neurono-specifica che sono risultati essere rispettivamente 187.00 ng/mL and 7.7 ng/mL. La lombalgia è stata trattata inizialmente con Ketorolac, senza beneficio alcuno, quindi con Ketorolac più Tramadolo in pompa elastomerica, nuovamente senza beneficio per il paziente, infine con infusione continua di Morfina. Dato che l’esatta natura della neoformazione non era nota e che l’esecuzione di una biopsia TC guidata non era tecnicamente possibile, è stata eseguita un’escissione per via laparoscopica della massa, con approccio anteriore submesocolico trans peritoneale, così come gli Autori sono soliti eseguire per la surrenalectomia sinistra. Sin dai primi giorni postoperatori il paziente non ha più necessitato della morfina. Il decorso postoperatorio è stato del tutto regolare. L’esame istologico è risultato essere paraganglioma. I

  13. [Modello di Management (Mo.Ma) del paziente affetto da schizofrenia: controllo della crisi, mantenimento, prevenzione delle ricadute e recovery con gli antipsicotici LAI].

    PubMed

    Brugnoli, Roberto; Rapinesi, Chiara; Kotzalidis, Georgios D; Marcellusi, Andrea; Mennini, Francesco S; De Filippis, Sergio; Carrus, Dario; Ballerini, Andrea; Francomano, Antonio; Ducci, Giuseppe; Del Casale, Antonio; Girardi, Paolo

    2016-01-01

    RIASSUNTO. La schizofrenia colpisce circa l'1% della popolazione e rappresenta un grave disturbo mentale con un notevole impatto anche sul funzionamento sociale, lavorativo e sulle attività della vita quotidiana. Le persone con schizofrenia hanno un tasso di mortalità superiore di 2-2,5 rispetto a quello della popolazione generale. La non aderenza ai farmaci antipsicotici è uno dei più importanti fattori di rischio per le ricadute e le ospedalizzazioni, sia nei pazienti con disturbo cronico sia al primo episodio, e conseguentemente contribuisce all'aumento dei costi sanitari. Gli antipsicotici atipici LAI possono migliorare l'aderenza al trattamento contribuendo a diminuire i tassi di ricaduta nei pazienti affetti da schizofrenia fin dall'esordio. Gli obiettivi primari nella gestione dei pazienti schizofrenici sono diretti, non solo alla riduzione dei sintomi nel breve termine, ma anche al mantenimento fisico e della funzionalità mentale, migliorando la qualità della vita e promuovendo il recupero del paziente. Scopo. Proporre un modello integrato, basato sulle evidenze, che fornisca un algoritmo efficace per il recupero del paziente schizofrenico e indagare l'efficacia e la sicurezza degli antipsicotici LAI nel trattamento, nel mantenimento, nella prevenzione delle ricadute e nella recovery dei pazienti affetti da schizofrenia. Metodi. Dopo un'accurata analisi di letteratura abbiamo identificato, raccolto e analizzato gli elementi qualificanti per un'ottimale gestione del paziente schizofrenico, definendo un modello di gestione e selezione delle alternative terapeutiche. Conclusioni. Il modello di gestione della schizofrenia proposto potrebbe consentire un migliore recupero funzionale del paziente grazie alla scelta di iniziare il percorso terapeutico, fin dalle prime fasi del disturbo soprattutto se in giovane età e al primo episodio, con un farmaco atipico LAI. All'interno dei farmaci antipsicotici atipici la formulazione LAI rappresenta una scelta

  14. Hypoparathyroidism after total thyroidectomy: prospective evaluation and relation with early hypocalcemia.

    PubMed

    D'Alessandro, Nicola; Tramutola, Giuseppe; Fasano, Giovanni Michele; Gilio, Francesco; Iside, Giovanni; Izzo, Maria Lucia; Loffredo, Andrea; Pici, Mariano; Pinto, Margherita; Tramontano, Salvatore; Citro, Giuseppe

    2016-01-01

    L’ipoparatiroidismo definitivo (ipo-PTH) rappresenta una delle complicanze più pericoloso dopo tiroidectomia totale. La lsione parziale o totale o l’eliminazione accidentale delle ghiandole paratiroidi è un evento avverso imprevedibile, anche se la sua reale incidenza non è ben definita, come pure il trattamento di questa problematica. Abbiamo dunque programmato una valutazione prospettica dei nostri pazienti trattati con tiroidectomia totale nel nostro centro, per identificare l’incidenza di ipoparatiroidismo, sintomatico o asintomatico, in relazione all’incidenza dell’ipocalcemia postoperatoria precoce nella nostra esperienza. Lo studio è stato di tipo prospettico su 177 pazienti operati alla tiroide per patologia benigna e maligna, dosando il calcio ematico subito prima dell’intervento chirurgico e del calcio e del PTH almeno tre mesi dopo l’intervento. L’ipocalcemia postoperatoria è stata osservata nel 37,3% dei casi. Otto pazienti (4,5% di coorte) hanno presentato bassi livelli di PTH in un follow-up medio di 9,1 mesi. Valore predittivo positivo dell’ipocalcemia postoperatoria è stata del 12,1%, mentre predittivo negativo era del 95,4, confermando alta sensibilità (100%) e bassa specificità (65,4%) per rilevare un ipo-PTH. Tutti i pazienti con ipo-PTH tardivo presentavano ipocalcemia all’analisi precoce, mentre nessun caso con normale calcemia postoperatori ha sviluppato un ipo-PTH: questo dato potrebbe suggerire la calcemia postoperatoria come valido fattore prognostico del funzionamento delle paratiroidi quando si presenta nell’intervallo normale. Peraltro il suo dosaggio isolato è troppo limitato per costituire una reale prevedibilità. In conclusione la standardizzazione della tecnica chirurgica rappresenta il metodo migliore per la prevenzione dell’ipo-PTH. La ipocalcemia precoce postoperatoria rappresenta un fattore prognostico, anche se con bassa specificità, di un deficit di produzione del PTH. Questa osservazione deve

  15. Calorimetria nucleare in collisioni tra ioni pesanti ad energie intermedie

    NASA Astrophysics Data System (ADS)

    Spezzi, L.

    2002-07-01

    Nel presente lavoro di tesi ci si e' occupati di uno studio sistematico di misure di temperatura ed energia di eccitazione in sistemi nucleari formati in reazioni tra ioni pesanti ad energie intermedie. La temperatura a stata misurata tramite due diversi metodi: rapporto tra le rese di isotopi che differiscono di uno stesso numero di nucleoni ( d/t-3He/4He , 3He/4He -6Li/7Li) - temperatura isotopica -, e rapporto tra le popolazioni degli stati eccitati in frammenti instabili (5Li e 6Li) che decadono in particelle leggere in coincidenza - temperatura di emissione. Le misure in esame sono state effettuate presso i Laboratori Nazionali del Sud per i sistemi 93Nb+93Nb, 93Nb+116,124Sn, 116,120Sn+116,124Sn e 116Sn+93Nb ad energie comprese tra 17 e 40 A MeV. L'apparato di rivelazione era costituito da un odoscopio ad alta granularite (96 telescopi Si (50micron)-Si(300micron)-CsI(Tl) ) e basse soglie di rivelazione, utilizzato sia per identificare risonanze in frammenti eccitati che per misure di rese di isotopi di frammenti con 2<=Z<=6, e dal multirivelatore FIASCO che, grazie alla misura contemporanea di posizione e tempo di volo dei frammenti provenienti dal proiettile (PLF - Projectile Like Fragments) e dal bersaglio (TLF - Target Like Fragment), e' stato utilizzato per misurare direttamente l'energia di eccitazione del sistema in studio. Analisi precedenti, condotte nell'ambito di varie collaborazioni, hanno messo in evidenza la possible esistenza di una transizione di fase liquido-gas del primo ordine nella materia nucleare. In tale contesto, ci siamo occupati di una verifica della curva calorica nucleare, ovvero della correlazione esistente fra temperatura ed energia di eccitazione del sistema, indagando, nel contempo, sulla sua dipendenza dalla massa del sistema che si frammenta. Si e' effettuato, inoltre, un confronto fra i due diversi metodi di misura della temperatura (temperatura isotopica e di emissione): l'andamento plateau-like della curva calorica e' stato

  16. Minilaparoscopic cholecystectomy a one year record.

    PubMed

    Di Bartolomeo, Nicola; Mascioli, Federico; Ciampaglia, Franco

    2015-01-01

    Negli ultimi anni, alcuni chirurghi hanno cercato di rendere sempre meno invasiva la procedura della colecistectomia videolaparoscopica, riducendo il calibro degli strumenti. Nel nostro studio si vogliono dimostrare i vantaggi nell’utilizzo di strumenti miniaturizzati (con diametro di 3mm), comparandoli con la colecistectomia laparoscopica realizzata con strumenti da 5mm. I parametri analizzati nello studio sono: la durata dell’intervento, la durata della degenza, il dolore postoperatorio, le complicanze ed il risultato estetico. Lo studio si basa su una casistica personale di 114 pazienti trattati in un periodo di 12 mesi. Tutti i pazienti sono stati trattati per calcolosi sintomatica della colecisti o per poliposi della colecisti. In 102 pazienti si è trattato di colecistectomia minilaparoscopica e in 12 colecistectomia laparoscopica con strumenti da 5mm o perchè presentavano un eccessivo spessore delle pareti della colecisti che rendeva difficoltosa la presa sull’organo con strumenti di 3mm, o perchè presentavano calcoli lungo la via biliare principale e si rendeva quindi necessario eseguire una colangiografia intraoperatoria. L’esecuzione della tecnica minilaparoscopica richiede particolari accorgimenti per superare piccole difficoltà tecniche in rapporto alla maggiore flessibilità degli stumenti di ridotto calibro e all’impossibilità di applicare clips metalliche con i trocars da 3mm. E’ necessario legare con filo di sutura il dotto cistico mediante nodi intracorporei e coagulare l’arteria cistica con corrente monopolare. La durata dell’intervento risulta in media di 47 minuti per la colecistectomia con strumenti da 5mm e di 50 minuti per la colecistectomia minilaparoscopica. La degenza media è stata di 49 ore per la colecistectomia con strumenti da 5mm e di 18 ore per la colecistectomia minilaparoscopica; 73 pazienti sono stati dimessi lo stesso giorno dell’intervento. Il dolore post operatorio è risultato inferiore nei pazienti

  17. Predictive value of time-intensity curves obtained with contrast-enhanced ultrasonography (CEUS) in the follow-up of 30 patients with Crohn's disease.

    PubMed

    Giangregorio, F; Bertone, A; Fanigliulo, L; Comparato, G; Aragona, G; Marinone, M G; Sbolli, G; Tansini, P; Fornari, F

    2009-12-01

    Sommario OBIETTIVI: La CEUS è in grado di quantificare accuratamente la microvascolarizzazione della parete intestinale nel Crohn. IPOTESI: L'infiammazione della parete intestinale non è correlata con la quantità di parete vascolarizzata (studi di pattern di vascolarizzazione - SPV), ma con il grado di flusso di parete durante un periodo di tempo (studi di intensità-tempo - SIT). Obiettivo è stato capire se gli studi SPV o quelli SIT con CEUS fossero espressione dell'infiammazione vascolare della parete intestinale e fossero correlabili con l'attività clinica di malattia (T0) o nel follow-up (tre e sei mesi: T3, T6). MATERIALI E METODI: 30 Crohn (M: 12; F: 18; età media: 41,96; terapia: 8 Pts 5-ASA; 13 steroide; 7 ANTI-TNF; 2 azatioprina) sono stati seguiti per almeno sei mesi e studiati con CEUS SPV e con CEUS SIT. È stato utilizzato come mezzo di contrasto il SonoVue (BR1, Bracco) e un ecografo dedicato (TECHNOS MPX, Esaote) con software per curve di time intensity. Quattro pattern vascolari (1: tutta la parete vascolarizzata; 2: più del 50% di parete con vascolarizzazione; 3: flusso solo all'interno della sottomucosa; 4: nessun segnale). Un'analisi semiquantitativa è stata ottenuta misurando l'area sotto la curva - AUC (cut-off tra attività ed inattività = 15), l'intensità media - MI (cut off = 10). Tutti gli esami sono stati eseguiti per 150 secondi, registrati e analizzati in modo digitale. RISULTATI: T0: cDAI <150 in 22 pts; cDAI > 150 in 8; T3: 22 pts con cDAI <150, 8 con cDAI >150. A T0 sia la CEUS SPV che la SIT hanno ottenuto bassa specificità, accuratezza diagnostica e valore predittivo negativo (p = ns); la CEUS SPV ha dato a T0: 8 VP, 15 VN, 8 FP, 0 FN (sens: 100%; spec: 68,2%; acc diagn: 69,5%; VPP: 100%; VPN: 53,3%); la CEUS SIT ha conseguito a T0: 6 VP, 18 VN, 4 FP, 2 FN (sens: 75%; spec: 81,8%; acc diagn: 75%; VPP: 60%; VPN: 90%). La CEUS SPV ha raggiunto a T3: 8 VP, 12 VN, 7 FP, 3 FN (sens: 72,7%; spec: 63,2%; acc diagn: 50%; VPP

  18. Imaging detection of new HCCs in cirrhotic patients treated with different techniques: Comparison of conventional US, spiral CT, and 3-dimensional contrast-enhanced US with the Navigator technique (Nav 3D CEUS)().

    PubMed

    Giangregorio, F; Comparato, G; Marinone, M G; Di Stasi, M; Sbolli, G; Aragona, G; Tansini, P; Fornari, F

    2009-03-01

    Sommario INTRODUZIONE: Il sistema “Navigator” di Esaote consente di ottenere ricostruzioni 3-D di tutto il fegato (corrette volumetricamente da un sistema di guida) mediante singola acquisizione con CEUS (mediante scansione perpendicolare all'asse lungo del fegato, per una completa acquisizione 2-D del suo asse corto) e sovrappone tali ricostruzioni 3-D con quelle ottenute con la TC. SCOPO: valutare la capacità di tale sistema di diagnosticare nuovi HCC rispetto all'US e alla TC in una popolazione di HCC su cirrosi precedentemente trattati con varie metodiche. MATERIALI E METODI: Settantadue cirrotici con pregressi HCC (M/F: 38/34; tutti HCV +vi, Child A/B: 58/14, con detection di 49 nuovi noduli (N) in 34 pazienti; 10 nuovi HCC multinodulari (NMulti); 6 riprese locali di malattia (Ri) in 4 pazienti (3 riprese singole, in un paziente tre noduli con ripresa di malattia); 47 HCC trattati efficacemente (neg) in 22 pazienti + 2 pazienti con HCC multinodulare senza segni di ripresa (neg-Multi) sono stati sottoposti a 100 esami (1 esame: 48 pazienti; 2 esami: 20 pazienti; 3 esami: 4 pazienti) dal 1 novembre 2006 al novembre 2007. La Nav 3D CEUS è stata eseguita con SonoVue (BR1; Bracco) e con l'ecografo Esaote MPX collegato a un sistema “Navigator” con software di ricostruzione 3-D dedicato. La TC spirale di controllo è stata eseguita entro 30 giorni dall'esecuzione di Nav 3D CEUS. Sono stati valutati sensibilità, specificità, accuratezza diagnostica (ODA), valore predittivo positivo (PPV) e negativo (NPV). RISULTATI: La diagnosi finale fu: 34 pazienti con 49 nuove lesioni (N), 10 con HCC multiN e 6 recidive loco-regionali in 4 pazienti; 47 noduli in 24 pazienti senza nuove lesioni durante il follow-up. Gli US hanno ottenuto: 29 N (+5 multinodularN e 3 LR), 20 falsi negativi (+5 Nmulti e 3 LR) (sensibilità: 59,2, specificità: 100%; accuratezza diagnostica: 73;6; VPP: 100; VPN: 70, 1); la TC spirale ha ottenuto: 42 N (+9 multinodularN e 7 LR), 7 falsi

  19. Adrenal incidentalomas and subclinical Cushing syndrome: indications to surgery and results in a series of 26 laparoscopic adrenalectomies.

    PubMed

    Pisano, Giuseppe; Calò, Pietro Giorgio; Erdas, Enrico; Pigliaru, Francesca; Piras, Stefano; Sanna, Sandro; Manca, Alessandro; Dazzi, Claudio; Nicolosi, Angelo

    2015-01-01

    mielolipoma, 1 metastasi di carcinoma. Sei casi degli 11 incidentalomi presentavano una SCS diagnosticata attraverso la determinazione del test di soppressione con Desametazone a basse dosi; il test è stato considerato positivo per valori ≥ 1.8 mcg/dL. Negli stessi pazienti erano presenti alterazioni della secrezione ACTH/cortisolo e forme diverse di una sindrome metabolica: 5 casi presentavano ipertensione arteriosa, 4 DM, 4 BMI > 30; 3 pazienti avevano associate le tre forme cliniche. I dosaggi del cortisolo e dell’ACTH serico, l’Ipertensione arteriosa, il DM e l’indice di massa corporea sono stati controllati a distanza e confrontati con i valori pre-operatori. Il follow up è risultato in media di 33 mesi. Nel controllo a distanza tutti i pazienti erano in buone condizioni cliniche; i valori del cortisolo ematico e del cortisolo libero urinario si sono normalizzati in tutti i pazienti, mentre due di essi presentavano valori dell’ACTH più alti della norma. In 3 casi su 5 di ipertensione arteriosa si è osservato una riduzione di valori pressori e un miglior controllo farmacologico. Un caso su 4 di DM ha avuto un miglioramento del controllo glicemico. In 3 casi su 6 il BMI si è ridotto anche se con valori non significativi. Nell’esperienza personale i pazienti affetti da SCS associata all’incidentaloma hanno avuto una normalizzazione del quadro ormonale e mediamente un miglioramento della sindrome metabolica. Quest’ultima rappresenta quindi un’ ulteriore indicazione alla chirurgia anche nella prospettiva della riduzione del rischio cardiovascolare. La SL è la procedura di scelta in rapporto alla minore entità del trauma e ai precoci tempi di recupero.

  20. Management of blunt splenic injuries Retrospective cohort study of early experiences in an Acute Care Surgery Service recently established.

    PubMed

    Occhionorelli, Savino; Morganti, Lucia; Andreotti, Dario; Cappellari, Lorenzo; Stano, Rocco; Portinari, Mattia; Vasquez, Giorgio

    2015-01-01

    Soccorso e durante la degenza, dati sulla mortalità, sul fallimento del trattamento conservativo e sulla durata della degenza. E’ stata eseguita un’analisi statistica che ha evidenziato risultati statisticamente significativi (p≤0.05) sui dati clinici all’ingresso (pressione arteriosa, livelli di emoglobina, grado di lesione splenica, presenza di lesioni ad altri organi addominali) che hanno indirizzato verso una gestione conservativa o chirurgica. Inoltre, è stato dimostrato che nonostante il follow-up intraospedaliero nei traumi conservativi richieda uno stretto monitoraggio clinico, laboratoristico e strumentale, questo non determina una maggiore durata delle degenza. I dati raccolti concordano con la letteratura internazionale che afferma come i traumi splenici di basso gradi (I-II) possano essere trattati con sicurezza in modo conservativo, mentre per quanto riguarda i traumi severi (IV-V grado) l’applicazione del trattamento conservativo può essere seguita da un tasso di fallimento fino al 75% nel V grado con un tasso di mortalità del 12%, a fronte di un tasso di mortalità < dell’1%, correlato all’intervento chirurgico di splenectomia. In conclusione, i pazienti con lesioni spleniche di grado I, II, III, senza traumi di altri organi intraddominali che necessitano di un intervento chirurgico in regime d'urgenza, dovrebbero essere trattati in modo conservativo, non precludendo tuttavia tale possibilità anche a lesione di grado IV, in pazienti selezionati. Il monitoraggio intraospedaliero dei pazienti trattati conservativamente può essere effettuato in maniera semplice con ecografie addominali seriate o ecografie addominali con mezzo di contrasto; l’osservazione e lo stretto monitoraggio clinico non influenza la durata dell’ospedalizzazione. Studi prospettici su pazienti con lesioni spleniche di III grado sarebbero necessari per identificare i fattori correlati al successo del trattamento conservativo.